I casi sono due

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29/12/2009

3_carlo_giuffreRoma – Fino al 10 gennaio 2010 al Teatro Quirino di Roma “I casi sono due” con Carlo Giuffrè e Angela Pagano.La tradizione comica napoletana non smentisce il suo fascino  e seduce un pubblico divertito e piacevolmente soddisfatto. La messinscena del testo di Armando Curcio scivola nella dinamicità teatrale e nell’espressione del sentimento con una sapienza introspettiva che perfora l’apparenza per giungere fin dentro le crepe del cuore, “realtà altra” mai totalmente svelata.

La vicenda è ambientata a Napoli, nella casa del barone Ottavio e di sua moglie Aspasia. I due anziani coniugi, sentono la mancanza di un figlio e il  barone, spinto da questo sentimento, incarica un investigatore di ritrovare un figlio illegittimo, nato da una passione prematrimoniale per una cantante. La sorpresa, o meglio le sorprese di Ottavio sono grandi quando gli viene comunicato, in un primo momento che il figlio tanto cercato e per anni ignorato è in realtà Gaetano Esposito, scontroso e birbante cuoco al servizio dei baroni, ed in un secondo momento che il suo erede è un “devoto figliolo” impiegato responsabile e giudizioso, a dire il vero poco intraprendente e sveglio. Il caso vuole che il vero figlio sia Gaetano che, acquisito il nuovo status di nobile, non perderà occasione di sfoggiare i suoi modi discutibili, anche con la servitù.

Ritmo coinvolgente, ottima presenza scenica, mimica, gestualità, tutto interagisce in un’azione che si trasforma man mano che avanza in emozione, in tensione, in pensiero, in forma di conoscenza di se e dell’altro.

Un’originalità che tesse, trama, avanza e retrocede fino a giungere all’origine della propria dimensione del proprio essere. L’equivoco sembra essere il protagonista assoluto di una farsa dalle sfumature sottili che evidenziano l’abilità tecnico – interpretativa di Giuffrè. L’ottima tenuta del ritmo nelle battute, l’articolazione dello spazio, del tempo, del respiro colgono e trasmettono in pieno il senso della tradizione comica napoletana che dal testo fuoriesce, grazie alla sentita elaborazione degli attori. Ogni personaggio è dipinto nella sua personalità con estrema naturalità per la padronanza dei registri, del fraseggio e dell’azione accattivante, vera, autentica. Ernesto Lama/Gaetano, praticamente incorniciato dentro il suo ruolo, limpidamente leggeri tutti gli altri personaggi. La luce dell’esperienza della Pagano dialoga con la sostanza teatrale di Giuffrè e ciò che appare è un quadro dall’intensa carica energetica dal quale si eleva con eleganza un velo di ironia che non lascia mai precipitare i soggetti nel dramma.

E se Gaetano preferisce la libertà di essere se stesso tra il respiro del mare e il sussurro della strada, nel barone Ottavio la consapevolezza di non poter raccogliere l’abbraccio di un’esistenza lasciata alla deriva del tempo, riproduce le infinite sfumature del presente.

 

 

di Antonella Iozzo © Produzione riservata

 

 

 

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