Il Barbiere di Siviglia. Energia in crescendo all’Arena

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Il Barbiere di Siviglia per la notte dell’Arena di Verona Opera Festival 2015. Il palcoscenico si trasforma in una tavolozza cromatica fortemente espressiva dove coro e corpo di ballo amplificano le prospettive di scene, dal centro ai lati un continuum di vitalità dirompente. 

di Antonella Iozzo

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Verona  – La magica pulsazione dell’Arena di Verona Opera Festival 2015 ci conduce alla prima de Il Barbiere di Siviglia di Rossini, settimo debutto areniano.

Sotto un cielo cupo la famosa ouverture rossiniana sembra scandire le previsione metereologiche e scongiurare la pioggia. L’orchestra dell’Arena di Verona diretta da Giacomo Sagripanti, al suo esordio areniano, avanza con un ritmo serrato e accento sulle dinamiche fino al noto crescendo che conquista la platea.

Sul palcoscenico l’allestimento ideato da Hugo de Ana, che ne ha curato regia, scene, costumi e luci.  Un immenso giardino caratterizzato da un trionfo di rose di grande proporzioni che ci rimandano alle presenze floreali in rosso di AMO Arena Museo Opera a Palazzo Forti. Spettacolare teatralità nella quale coro e corpo di ballo in vivaci e cromatici costumi animano una frizzante festa per gli occhi. La direzione di Giacomo Sagripanti è ricca di colori, espressiva, intensa e dona tono al melodramma buffo in due atti di uno maggiori compositori conosciuto in tutto il mondo, Gioacchino Rossini, un musicista capace di inondare il pubblico di sensazioni felici e che all’Arena di Verona scivolano nel fiabesco, nella suggestione. La scena si apre con l’entrata a piglio deciso di Fiorello, interpretato dall’accattivante baritono Nicolò Ceriani, sicura prestazione attoriale e calda voce, timbro ben modulato e carico di cromatismi Una sola interruzione, per una leggera pioggia dopo l’aria d’entrata del Conte d’Almaviva, e lo spettacolo nello spettacolo riprende più coinvolgente che mai.

Il Conte d’Almaviva corteggia la bella Rosina e si propone quale suo pretendente; il dottor Bartolo, tutore della ragazza, vuole a tutti i costi impedire il fidanzamento.

A questo punto entra in scena il famoso barbiere di Siviglia, Figaro, il quale aiuterà il Conte d’Almaviva, suggerendogli di spacciarsi per un soldato ubriacone sotto il falso nome di Lindoro e lo aiuta ad introdursi nella dimora di Bartolo.

Rosina pur non conoscendo la vera identità di Lindoro, se ne innamora e comincia a coltivare la speranza che questi possa liberarla dal giogo di Bartolo, le scrive una lettera e affida a Figaro il compito di consegnarla. Il primo atto termina dunque con la lite tra Lindoro e Bartolo, mentre Rosina riceve un messaggio dal suo giovane pretendente.

Nel secondo atto il Conte d’Almaviva non rinuncia a Rosina e decide di usare un nuovo travestimento, presentandosi da Bartolo sotto il nome di Don Alonso, un finto insegnante di musica.
L’inganno non dura molto, poiché Bartolo riesce a smascherare il finto insegnante di musica e cacciarlo di casa, screditando anche Lindoro agli occhi della giovane Rosina, la quale, turbata, si convince a sposare il suo anziano tutore quasi per dispetto. Durante un temporale, il Conte d’Almaviva, insieme a Figaro, arriva in casa di Bartolo e chiede finalmente a Rosina di sposarla, il notaio pronto a ratificare l’atto di matrimonio tra Bartolo e Rosina viene convinto da Figaro che il matrimonio da celebrarsi sia quello che ha per sposo il Conte d’Almaviva, dando scacco matto al vecchio Bartolo.

barbiere-siviglia-arena-veronaUn turbinio di danze e una scenografia quasi statica sostengono Antonino Siragusa, il Conte d’Almaviva, ottimo canto e una padronanza scenica nelle diverse situazioni. Torniture del fraseggio, brillantezza e finezza del respiro lirico emergono naturalmente. Il compito di interpretare Bartolo spetta a Bruno de Simone. Il suo è un ruolo difficile da un punto di vista sia vocale che interpretativo, ma riesce a sfoggiare un buon timbro e una perfetta fluidità vocale. Il suo è un Bartolo efficace, ossessivo e geloso al punto giusto.  Sulla scena le sfumature di un libretto divertente, nella buca il clavicembalo quasi ad accompagnare la storia con impercettibili registri stilistici quasi a voler visualizzare tutte le sfumature delle emozioni che attraversano l’animo dei personaggi. Ad iniziare da Jessica Pratt, Rosina, buona agilità e omogeneità di proiezione. Anche la sua recitazione è convincente e ben riesce a sottolineare le caratteristiche di Rosina, dolce e ferina allo stesso tempo. Molto avvolgenti i piani, affascinante il fraseggio, acuti precisi e morbidezza dei passaggi accendono la passione del pubblico.

La sontuosità della scenografia e la regia s’incastrano nell’immensità del poliscenico a volte un po’ penalizzata da una proiezione sfalsata delle voci.

Figaro, non è un Figaro storico, uno di quelli che catalizza l’attenzione e irrompono con veemenza sul palcoscenico, gli manca  rilievo protagonistico più marcato, un gioco scenico più sciolto, una verve sicura e decisa necessari per rendere la vivacità non solo del personaggio ma dell’intera azione, ma in fondo s’integra bene con tutto il resto del cast.

Le coreografie di Leda Lojodice sono d’impatto, una simbiosi di alchimie visive tra passi di danza e costumi in linea con il periodo storico, i primi decenni dell’800 e leggere variazioni su tema che riaccendono il rosso e squarciano la notte in argentea fluttuante sotto colorati ombrelli nella scena del temporale.

Molto simpatica e ilare Silvia Beltrami in Berta, che dà prova di una certa facilità nei duetti acuti del concertato finale del primo atto. Avventure del cuore che planano inganni e giochi d’astuzia ai quali si presta Don Basilio, Roberto Tagliavini, vocalità imponente ed elegante. Nella celebre aria della calunnia, poi, mostra un fraseggio intriso di piani e d’accenti molto interessanti.

Per il finale il palcoscenico si trasforma in una tavolozza cromatica fortemente espressiva, dove coro e corpo di ballo amplificano le prospettive di scene, dal centro ai lati un continuum di vitalità dirompente, un corollario nel quale i protagonisti giungono all’epilogo in un vortice di ritmi e timbri che si amplificano nei fuochi sul fondale dell’azione. Vibrazioni dal carattere pirotecnico per l’apoteosi del crescendo rossiniano 

Una concertazione ottimale nell’equilibrio tra buca e palcoscenico e un coro la cui esperienza vive sul palcoscenico areniano comunicando passione, anima e professionalità. Una certezza vibrante che rende ogni recita un capolavoro assoluto in perfetta simbiosi con i protagonisti, il copro di ballo, l’orchestra e di direttori che si avvicendano sul podio.

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di Antonella Iozzo ©Riproduzione riservata
                  (02/08/2015)

 

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