Il sussidiario degli Oblivion

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Una felice combinazione di sincronismo, armonia, e teatralità accendono il palcoscenico: è puro divertimento tra parodia e ironia.

di Antonella Iozzo
oblivionMilano – Fino al 24 aprile prossimo è in scena al teatro Manzoni di Milano lo spettacolo “Oblivion Show 2.0 – Il Sussidiario”, regia di Gioele Dix, scorrevole, omogenea, straordinariamente leggera e fascinosa nel dialogo fra le varie sfumature artistiche. La straordinaria capacità interpretativa e le eccezionali doti tecniche del gruppo si susseguono in divertenti e coinvolgenti sketch musicali, con variazioni comico – teatrale – cabarettistico.

Dalle platee virtuali del web ai palcoscenici teatrali passando per la tv, Zelig è forse stato il modo migliore per farsi conoscere dal grande pubblico, ci trasportano in una dimensione vivace, divertente e intrecciata con la realtà quotidiana. Graziana Borciani, Davide Calabrese, Francesca Folloni, Lorenzo Scuda e Fabio Vagnarelli cinque straordinari artisti la cui professionalità è il collante che tiene unita l’energia innovativa e la miglior tradizione cabarettistica nel loro modo di fare spettacolo. Un mosaico di stili e declinazioni teatrali si susseguono a ritmi serrati ed il pubblico li segue con trasporto lasciandosi andare a sorrisi e risate contagiose.

L’inizio dello spettacolo, a sipario chiuso con l’audio dei trailer cinematografici de “L’infinito” di Leopardi e de “La cavallina storna” di Pascoli, sono il preludio di un’esibizione dal piglio ironico che si apre alla suggestione empatica con sano umorismo. Si alza il sipario e …. “Tutti quanti voglion fare Yoga” musica animata da facile ascolto, è lo show dal sano divertimento degli Oblivion.

Gli sketch tecnicamente molto complessi,si susseguono l’uno all’altro, con ritmo serrato e avvincente e per quasi due ore l’azione è movimento, è talento, è inventiva, è ispirazione tratta da solide presenze artistiche appartenenti al nostro passato nonché al nostro presente culturale come il Quartetto Cetra, il Rodolfo De Angelis, Giorgio Gaber, i Monthy Python. Con una felice combinazione di sincronismo e armonia accendono il palcoscenico con parodie di canzoni celebri e di famose opere letterarie, con sorprendenti scenette mimate, con virtuosismi canori e musicali. È puro spettacolo, è pura invenzione creativa nella forma della recitazione , della satira del cabaret, dal café chantant, dalle fiabe, della letteratura, come non ricordare  “I promessi Sposi in 10 minuti”, una rivisitazione comico-musicale del celeberrimo romanzo di Alessandro Manzoni, apprezzatissimo su You-Tube e qui riproposto, una vera messa in scena che conferma le doti del gruppo e rivela la loro particolare sinergia tecnico – interpretativa.

Una magia visiva che non manca di colpire la fantasia contrassegnando scelte inconsuete e originali dagli esiti musicali sorprendenti, come quando frammenti di brani di cantanti o gruppi famosi vengono ricomposti in nuove tracce sonore e il caso di Queen con Gianni Morandi, Ramazzotti con i canti popolari della Sardegna, Bach o Mozart con la più consumistica musica leggera italiana.  Un dispiegamento dal potere incantatorio che continua ad affiorare sempre più avvincente da alcune canzoni molto conosciute quali “Azzurro”, “C’era un ragazzo che come me”, “La Canzone del sole”, “Questo piccolo grande amore”, rese duttili, vivaci, fino a diventare il più fluido veicolo di una metamorfosi comico teatrale ricca di umanità, al quale si affiancano pezzi di pura satira, come il risultato dello strano mix tra Zucchero e papa Ratzinger, pardon, papa Francesco.

Gioca un ruolo importante in tutta la serata l’ironia, che scopre le qualità da mimo di Davide Calabrese, il quale firma anche i testi insieme a Lorenzo Scuda le cui doti musicali sono messe in luce dal suo strumento, la chitarra, con la quale sfodera una buona paletta timbrica. Gli Oblivion creano immagini teatrali, musicali e cabarettistiche che mutano la loro forma grazie ad una performance recitativa e canora che si concretizza nelle suggestive messe in scena di Fabio Vignarelli e nella grande padronanza recitativa e canora di Graziana Borciani e Francesca Folloni. Con esuberante brio artistico, solida formazione ed un inventiva estremamente ricca interagiscono con il suono e danno vita ad una strepitosa esplosione di musicalità che equilibra lo spettacolo.

di Antonella Iozzo © Riproduzione riservata
                   (06/04/2013)

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