La IUC, festeggia con una grande stagione

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La IUC festeggia i suoi 70 anni di attività
inaugurando alla grande la stagione 2014-2015:
Haydn e Mozart con Lonquich e l’Orchestra dell’Accademia di Santa Cecilia.
 
Lonquich-al-pianoRoma – La IUC – Istituzione Universitaria dei Concerti festeggia i suoi settanta anni di attività inaugurando la propria stagione 2014-2015 martedì 14 ottobre alle 20.30 con un concerto dell’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, con Alexander Lonquich nella duplice veste di pianista e direttore d’orchestra.
Torna dunque nell’Aula Magna della Sapienza (piazzale Aldo Moro 5) la più importante orchestra italiana, che è già stata ospite della IUC venti anni fa, quando inaugurò la sua cinquantesima stagione e poi di nuovo alcuni anni fa (quella volta col suo direttore musicale Antonio Pappano). Da parte sua Alexander Lonquich ha suonato tante volte all’Aula Magna in veste di pianista, ma in quest’occasione vi debutta anche come direttore d’orchestra, un’attività a cui si sta dedicando sempre più intensamente, dimostrando di essere un grande interprete non solo quando siede alla tastiera ma anche quando sale sul podio.
Ormai lo si può considerare un habitué del podio dell’Orchestra di Santa Cecilia così come della Camerata Salzburg e di altre prestigiose compagini, quali Royal Philharmonic di Londra, Filarmonica della Scala, Mahler Chamber Orchestra. Da quest’anno ha anche una “sua” orchestra, quella del Teatro Olimpico di Vicenza, che è stata rifondata proprio per lui.
Come tantissimi artisti tedeschi prima di lui, Alexander Lonquich è stato conquistato dall’Italia, cui è molto legato fin da quando, giovanissimo, vinse il Concorso “Casagrande” di Terni. Da anni, nonostante le sue tournée lo chiamino ovunque nel mondo, ha deciso di stabilirsi in Italia, prima in Toscana e ora a Roma. Ma rimane un grande interprete soprattutto della musica austro-tedesca e infatti si presenta con tre capolavori del periodo classico viennese, firmati da Haydn e Mozart. Dirigerà e contemporaneamente suonerà il pianoforte – come si usava all’epoca – nel Concerto in re maggiore di Haydn e nel Concerto in do maggiore K 503 di Mozart, mentre nella Sinfonia n. 83 in sol minore “La Poule” di Haydn si esibirà solo come direttore d’orchestra.
Inizierà con il Concerto in re maggiore per pianoforte, certamente il più famoso tra quelli di Haydn. Particolarmente suggestivi sono il secondo movimento, Un poco adagio, basato su un’ampia melodia contemplativa, e il finale, che per contrasto è un vivacissimo Rondò all’ungherese, con allusioni a certi tratti caratteristici della musica tzigana, che all’epoca – era il 1782 – cominciava a conquistare il pubblico europeo.
Con la Sinfonia n. 83 in sol minore “La Poule” entriamo nel regno di Haydn, quello delle sue 104 sinfonie, che gli hanno procurato la definizione di “padre” di questo genere di musica orchestrale. Il titolo “La Poule” (“La gallina”) di questa sinfonia deriva da un passaggio dell’oboe nell’Allegro spiritoso, che può ricordare il verso della gallina: non fu però scelto da Haydn e ha il difetto di sottolineare un dettaglio divertente ma secondario, a scapito dell’equilibrio, della potenza e dell’olimpica bellezza di questo capolavoro del 1785.
L’anno dopo, nel 1786, Mozart scriveva il Concerto in do maggiore K 503, che concludeva la serie impareggiabile di concerti per pianoforte e orchestra con cui egli si conquistò il pubblico viennese, prima che il suo successo cominciasse incomprensibilmente a declinare. Risplendono anche qui i modi brillanti e quasi teatrali e l’intensa eloquenza che sono peculiari dei concerti mozartiani, con in più la poderosa scrittura orchestrale propria della sua fase più matura. Al fastoso Allegro seguono un Andante molto raccolto ed espressivo e un Allegretto popolaresco e ritmicamente vivace.

 Redazione
(09.10.2014)
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