Lemper, Angels over Berlin

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Suono lento ma palpitante

Il suo modo di spostarsi sul palcoscenico, i ritmi dei movimenti, la gestualità 

 

 

Ute_LemperBolzano – Ute Lemper: l’eleganza magnetica dell’antidiva, il fascino raffinato del talento cerebrale. “Angels Over Berlin” è lo spettacolo che ha portato in scena all’Auditorium di Bolzano e – lo spirito del cabaret di Berlino dal 1920 a oggi – , come recita il sottotitolo, diviene, e non poteva essere diversamente, una visione nella notte, intensa e consapevole di sé. Da Brecht/Weill, a Telesin – Alberstein, fino alle composizioni della stessa Lemper, la musica ci scivola addosso obbligandoci a riflettere, un’induzione che contiene la tensione crescente di una “situazione musicale” dentro il teatro.

 Dotata di ottima presenza scenica, espressività e sensibilitàla Lempersembra usare la corporeità per descrivere un sentimento. Una sinfonia di sensazioni, emozioni, malinconia, dolore, elaborata in materica sonorità, quasi come se il suono fosse il prolungamento di un vissuto o di un attimo intuito e ritrovato poi, nella reminiscenza di un ricordo rivolto al domani, è la stessa artista tedesca, infatti, a confermare: «Ogni canzone è una pièce di teatro che racconta di un paradiso perduto, e ci parla di oggi, e di noi». Supportata da un quartetto di ottimi musicisti: Vana Gierig pianoforte, Todd Turkisher batteria e percussioni, Mark Lambert chitarra, Don Falzone basso elettrico e contrabbasso,la Lemperesplora ogni frammento, ogni piega del tessuto musicale; la sua voce, capace di tonalità differenti, passa dal jazz alla canzone d’ autore, dai ricordi dei cabaret di Berlino a quelli di Chicago, sono increspature e strascinamenti vocali, rugosità, velature, soffi, sospiri, virtuosismi, gemiti, un misto di timbro e linguaggio che fende l’aria, un rimando di bellezza struggente.

Il suo modo di spostarsi sul palcoscenico, i ritmi dei movimenti, la gestualità, la sobria ironia, seducono non solo il pubblico ma anche il suono. Un suono lento ma palpitante, un magma incandescente che diventa sostanza musicale, interpretazione. Con grande padronanza poi, tiene sempre uniti la musica e il teatro, come se fossero elementi complementari, mai separati. Un effetto di saturazione che penetra il significato e riemerge negli effetti visivi di un “angelo” etereo, sospeso tra Brecht e Piaf, tra tradizione e modernità, tra le contaminazioni dall’ ambiente newyorkese, dove attualmente vive, e la canzone europea, tra impressioni sussurrate ed espressioni sottovoce.

 Una lunga emozione, nuova e retrospettiva, danza nella voce della Lemper, che sul finale, con uno slancio jazz, si carica di vitalità ed energia, un movimento impetuoso che ricrea incessantemente note, pause, accordi, la musica coincide esattamente con chi la suona, con chi le da voce, è un glissando di sonorità, è un ritmo che si agita dentro gli artisti ed intorno a noi.

Un applauso scrosciante, un rumore carico di brio esplode in auditorium, quasi un controcanto al carisma della Lemper. Tutto è sentimento, fino all’ultimo atto – attimo, quando un tenero, piccolo “angelo” dai riccioli d’oro, appare sul palcoscenico insieme ai musicisti e raccoglie con un sorriso il meritato successo della mamma, la signora Ute Lemper.

di Antonella Iozzo © Produzione riservata
              21/04/2009

 

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