Manfred Schweigkofler

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 Manfred Schweigkofler

Direttore del Teatro Comunale e Auditorium di Bolzano

 

t10Manfred Schweigkofler etica e passione. Direttore dal 2001 della Fondazione Teatro Comunale e Auditorium di Bolzano e dal 2002 direttore artistico del Festival di Danza Contemporaneo “Bolzano Danza”, guarda alla tradizione pensando al futuro e crea  un presente teatrale dinamico, aperto, dal respiro internazionale. Si accendono i riflettori, si alza il sipario,  la storia nel segno dell’evoluzione è in scena.

Manfred Schweigkofler, come spiegherebbe, ai nostri lettori la filosofia della sua direzione?
Tradizione, territorio, innovazione, sono queste le tre parole chiave della mia conduzione. Rivisitare aspetti della tradizione e portarli nel quotidiano, potenzia il significato di teatro custode di tradizione. Territorio e teatro: un legame inscindibile che consente di guardarsi intorno, di poter scoprire nuovi talenti, d’interagire con le realtà locali attraverso tematiche loro vicine. Non a caso, questo anno, ho scelto come linea della stagione il tema “Ombre dal passato” nel cartellone figuravano  “Alexander  Langer”, il cui pensiero è ancora molto attuale, “Il Trovatore”, l’ “Elektra” dominate dalla vendetta, un modo per riallacciarmi alla  mia terra, che ritengo, abbia ancora qualche ombra del passato da affrontare. Infine innovazione, perché la creatività non appartiene al tempo ma ne determina le caratteristiche con varie forme d’espressione.

Nella sua direzione quindi contemporaneo, tradizione, innovazione evoluzione, come li coniuga?
Pensando ad un cartellone perché è difficile fare tutto questo all’interno di una singola produzione. Con un cartellone si ha la possibilità di creare un percorso e di  spiegare al pubblico il perché di determinate scelte.

La strategia di Manfred Schweigkofler, che valorizza, che svecchia, che parla al futuro quali ostacoli può incontrare?
Soprattutto ostacoli politici. Per il politico il “tutto esaurito” è sinonimo di successo, di notorietà, di un buon investimento, ma una sala piena la  garantisce un programma “incollato” alla tradizione. Un direttore innovativo ama le variazioni sul tema e questo crea spesso perplessità e il pubblico non è sempre quello dei grandi eventi, ma l’importante è credere con coraggio e osare con gusto e buon senso. Devo ammettere, però, che  sono stato aiutato moltissimo e che non ho avvertito poi molta pressione dai “piani alti”.

Come ha trovato il Comunale e dove lo sta traghettando?
Era messo abbastanza male.  Proprio in questi giorni ho ripensato alla copertina del novembre 2000, del nostro settimanale: la casa fantasma, una foto riprendeva file di poltrone vuote. Bene, nell’ultimo numero di Amadeus Giacomo Fornari ci ha definiti fenomeno italiano, un risultato ottenuto con dieci anni di lavoro, un percorso che ha incontrato critica e pubblico.

Manfred Schweigkofler regista sul palcoscenico e nella gestione manageriale. Un cambio di scena mirato verso quale prospettiva?
Penso prima di tutto che dobbiamo cercare di  capire la direzione verso la quale si  muovono le aspettative dei “nuovi pubblici”, e parlo sempre di pubblici perché non esiste più il pubblico ma abbiamo “tanti pubblici diversi. Ormai le nostre città sono coinvolte in un cambiamento radicale che riguarda anche la tradizionale Bolzano con  il suo 12% di immigrati.   Anche il teatro dovrebbe fare un lavoro d’integrazione offrendo spettacoli che possano affascinare, attrarre, coinvolgere il più possibile  questi “pubblici”, magari con forme musicali che ancora oggi non rientrano nella normale programmazione teatrale  come il rock o il blues. Inoltre non dobbiamo dimenticare che  il teatro è sempre stato luogo di grandi pensieri, quando nelle dittature la gente cominciava a parlare di liberà, il teatro è stato amplificatore di queste sensibilità, penso quindi che si dovrebbero riaprire le porte dei teatri al senso etico e morale.

 Il rapporto con gli altri teatri?
Con alcuni ci sono rapporti meravigliosi come ha dimostrato  la cordata creata per  l’Elektra, con Ferrara, Modena e Piacenza. Con altri e come se ci trovassimo su binari paralleli ma opposti

Il paese europeo più avanzato e attento nel settore teatrale?
L’Inghilterra che sta osando parecchio ed ha anche i fondi giusti, cito per esempio il Covent Garden di Londra. Spostandoci in Austria direi il teatro di Linz che è molto all’avanguardia .

Lo stato attuale dei teatri italiani?
Siamo in una situazione pessima.  Il sistema italiano sembra non sia più in grado di gestire la qualità artistico – professionale, nonostante circolano cifre economiche non indifferenti.  Il mondo dovrebbe essere pieno di produzione italiane e questo non succede, La Scala di Milano per esempio andrà ad aprire il Teatro Colon  di Buenos Aires,  ma questo, come tanti altre situazioni simili, è solo il risultato di meriti politici e non artistici.

 Bisognerebbe aprire di più ai privati?
I privati spesso non sono la soluzione a tutto, perché in un momento di crisi economica crollano, penso invece che dobbiamo liberarci di sistemi ormai logori.

Cultura politica e cultura artistica, melodramma o tragedia?
Attualmente più tragedia, perché non stiamo dando un buon esempio. Vorrei essere orgoglioso di sentirmi un lavoratore dello spettacolo, vorrei essere il nesso tra l’opera e la gente e non costruire un rifugio dei privilegi come in realtà poi il teatro lo è, purtroppo.

Coscienza artistica, coscienza intellettuale, verità economica, quale è il loro punto d’incontro nella sua direzione?Vanno insieme. Il programma deve rispettare il budget, è il principio etico dal quel nasce e si sviluppa il senso della correttezza e del rispetto verso chi ci finanzia e verso il pubblico.

In pochi anni ha raggiunto un notevole riconoscimento internazionale e traguardi importanti nel 2007 il Ministero attribuisce al comunale il titolo di teatro di tradizione. Se lo aspettava ?
No. Pensavo, sognavo, immaginavo un riconoscimento per una terra che non ha mai visto il teatro come un qualcosa di  fondamentale ed importante. Adesso è una realtà concreta e simbolica che però non può rimanere ancorata al suo significato, tanto che ho fatto aggiungere sulla targa teatro di tradizione e innovazione, perché il futuro è dinanzi a noi con le sue luci e le sue ombre.

Un direttore deve poter contare su uno staff efficiente, professionale al quale delegare azioni, il suo è considerato uno dei migliori. Il segreto di questo successo?
Sono  pochi.  Ho un addetto stampa e un segretario artistico che si avvale di tre amministrativi.  La marea di persone che vi è negli altri teatri, dove non si riesce a capire chi fa cosa, qui non esiste.  Poi, ho una squadra tecnica eccezionale, un direttore tecnico che conosce ogni chiodo di questo teatro. Si,  sono stato molto fortunato e sono orgoglioso del mio team, dopotutto il direttore è la cosa più inutile in un teatro.

Le sue regie, nascono dal cuore o dalla mente?
Da tutte e due. La mente serve per la razionalità del lavoro.

Manfred Schweigkofler a tu per  tu con lo spartito, con il testo teatrale, il suo primo approccio, la sua prima emozione?
Il primo approccio è con la musica, devo sentire un feeling che accende l’idea. Il secondo è con il testo, cerco di entrare nel profondo per rimanere fedele all’impianto filologico, non pratico mai tagli, se qualcosa non la sento sulla pelle dell’anima e della ragione è perché ancora non sono arrivato a sfiorare l’essenza della partitura. Allora studio, leggo, avanzo scendo pian piano nelle sue tessiture.

Come direttore artistico il sogno per il Comunale di Bolzano?
Divenire Ente lirico.

Il Comunale di Bolzano in 3 aggettivi
Curioso, coraggioso, giovane.

Manfred Schweigkofler in tre aggettivi.
Come una persona di  48 che pensa di averne ancora 17.

Qualche anticipazione per la prossima stagione?
E’ ancora in cantiere. Sul tavolo di lavoro danzano un Fidelio con  Kuhn, la prima italiana di due compositori americani John Adams e Jake Heggey, il Macbeth con Modena, un opera contemporanea di Paul Dresher con testo di Calvino musicato in America, una produzione russa  “Il naso di Shostakovich” e tanto altro ancora, basta seguirci per vedere il sogno divenuto fenomeno italiano.

di Antonella Iozzo © Produzione riservata  

 

 

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