Nelle stagioni della Natura dell’Amore

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16/02/2010 

6_Veron2aNaturaAmoreVerona – Quando la musica sfiora le passioni, l’animo umano scopre il terreno, ovvero “La Natura e l’Amore”, intenso e suggestivo spettacolo andato in scena il 13 febbraio scorso presso il Teatro Nuovo di Verona, con I Virtuosi Italiani ela RBR Dance Company. Sulle note di Antonio Vivaldi e Astor Piazzolla, leggiadri danzatori sfibrano il ritmo con grande espressività, imperiosa presenza scenica e sconfinato carisma.

“Le quattro stagioni” di Vivaldi sono letteralmente esplose nel respiro simmetrico che attraversa, con precisione, gli affiatati danzatori in un lavoro che spicca per senso d’insieme, spettacolarità e brillantezza fisica. Energia del movimento, cura per il dettaglio ed eleganza si ricompongono in una tensione capace di sciogliersi in languida dolcezza per ricomporsi, subito dopo, nel gesto vibrante del violino concertatore Alberto Martini.

 

L’esecuzione dei Virtuosi Italiani è un afflato di esperienza, maturità e saggezza, dal quale si libra abilità tecnica ed interpretativa per un’esecuzione  limpida e raffinata. Sul palcoscenico le forme della musica scorrono nell’immagine danzata e nella visione raccontata, tramite le letture di Tiziano Scarpa e Jorge Luis Borges, dalla voce recitante, magnetica, suadente, asciutta nel lirismo cadenzato di Paolo Valerio. Una lettura aggraziata, velata, sicura, sagace che cala come  materia del tempo sulla musica di Vivaldi e Piazzolla.

 

Nella prima parte tutta vivaldiana ogni sfumatura timbrica, ogni colorismo, ogni accordo melodico è il ricomporsi di uno stato d’animo, è la voce melodiosa della natura, è il canto degli uccelli è il caldo afoso dell’estate, è un rincorrersi d’emozioni che si risolvono in “cadute” e “relevè”, in forme fantasiose evocanti il sogno aperto a ventaglio nei deliziosi costumi, quasi pennellate fluttuanti indossate da corpi sinuosi, ma anche astrazioni geometriche nelle superbe sfumature del bianco, variazioni coreografiche per un quadro dalla purezza armonica.

 

Si cambia scena e si cambia mare dalla Venezia di Vivaldi alle spumeggianti spiagge argentine con le “Cuatro estaciones portene”di Piazzolla. Sono storie in movimento, in slanci impetuosi, in veloci ritmi sincopati. La danza è complessa, forte e focosa, i corpi esprimono nella loro costante elasticità, la dialettica di una concezione di vita, di essere radici, terra e danza. Corpi che emanano la passione e la storia, fasciati in abiti rossi e neri, perché il nero esprime anche l’atmosfera buia e accattivante mentre il rosso si strugge nella sua incandescenza intrecciando desiderio e sentimento in nastri palpitanti nell’aria come petali, affascinante e sorprendete coreografia che suggella l’originalità dello spettacolo e quindi della compagnia.

 

E non poteva che essere Borges l’autore scelto per marchiare a fuoco la colonna sonora di un’esistenza che scorre tra fango e tango  “Benché la daga ostile o un’altra  lama, il tempo, li abbia spenti, nel fango. Oggi di là del tempo e dell’infausta morte , quei morti vivono nel tango” Jorge Luis Borges.

di Antonella Iozzo © Produzione riservata

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