Orchestra Haydn Rusticoni e Krylov

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Orchestra Haydn

La prima della Kerer , Prokofev e Stravinskij

Orchestra Haydn Rustioni Krylov 2012Trento – All’Auditorium Santa Chiara di Trento la profondità del suono eleva afflati novecenteschi e pulsioni contemporanee in un concerto che conferma le ottime qualità tecnico – interpretative dell’Orchestra Haydn. Kerer,Prokofev, Stravinskij, compositori con l’anima tesa nella lucida e fulgida tensione dell’universo articolano il programma di sala, un dipinto dove l’espressività musicale edifica le diverse architetture compositive con nitida serenità razionale.

Sul podio Daniele Rusticoni è la direzione è slancio, determinazione, precisione. S’inizia con una prima esecuzione assoluta,”Kyklos tis Krisis” un’opera commissionata dall’Orchestra Haydn a Manuela Kerer. Le molteplici sfaccettature della crisi, le varie declinazioni, le azioni e le reazioni in una partitura che vibra e con-vibra di materia astratta. Un impaginato suggestivamente imperniato sulle realtà borderline che partoriscono, oggi come ieri, crisi economiche, politiche, sociali.
Una logica musicale che si sposa con grafici finanziari. Da queste note costruite nel respiro del suono e nella placenta della forma s’irraggia il vivere al limite, quasi un’istallazione sincopata sulle variazioni dell’esistenza. L’orchestra salda, forgia, si apre a sviluppi inaspettati e dirompe spingendo in avanti, rilasciando pianissimi e glissando, è un corpo solo, è un movimento in divenire che segue quell’impeto di tensione vitale, quell’incisivo gesto di Rusticoni che disegna il ritmo nell’aria. 

Emozioni in crescendo con le tante anime del violino di Sergej Krylov nel Concerto per violino e orchestra n. 2 in sol minore, op. 63” di Prokofev. Predisposizione innata per la musica, suono violinistico avvolgente, lucidità ed inesorabile precisione virtuosistica. Qualità che hanno reso l’interpretazione pregna di magnetismo e comunicazione.
Flessuose volute sonore, accompagnate da un movimento orchestrale quasi desiderante, evaporano da un’elevata cantabilità violinistica Il lirismo ne dipinge l’immagine ed il pizzicato degli archi sottolinea la sinuosità lussureggiante di un’impressione morbida e fuggevole. Nel terzo tempo il ritmo esplode, il carisma di Krylov catalizza l’attenzione ed il suo archetto fende lo spazio in sciabolate di inafferrabile, vigorosa bellezza sonora.
Una danza che sembra inseguire la pulsazione del respiro sciogliendosi per un attimo in un abbraccio culminante, irruento fuori programma: un omaggio a Johann Sebastian Bach per solo violino.

L’orchestra luminosa, morbida , flessibile chiude il concerto con la Sinfoniain do di Stravinskij. L’audacia prorompente del compositore russo organizza la sinfonia con una forte abilità costruttiva. All’asprezza armonica si affianca una certa continuità del passato, un certo incastro, un gioco continuamente intrecciato fra innovazione e tradizione. Levigatezza che si eleva dagli archi e percorre i sentieri timbrici degli ottoni, dei legni, dei fiati, per evaporare poi in poesia nel secondo movimento il larghetto concertante, con gli oboi e poi i violini in funzione solistica. Un’interpretazione che esprime nitore, intensità e sentimento interiormente vissuto dall’intero nucleo orchestrale.

Classico settecentesco stile Stravinskij che sembra attraversare il tempo e lo spazio, come filtrato da una memoria sensibile ma indefinita. Rusticoni energico e cordiale rilascia il suo gesto a volte abbandonato come una danza a volte guizzante e liberatorio, una direzione che arde di luce e colore.

di Antonella Iozzo
© Produzione riservata
    (01.02.2012)

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