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Ottone di Handel al Festwochen der Alten Musik. Intrighi, inganni e potere


Ottone Re di Germania di Georg Friedrich Handel alla Haus der Musik di Innsbruck. Sul palcoscenico intrecci politico – sentimentali in raffinato gioco di variazioni sulla poetica degli effetti La scenografia e i costumi di Bettina Munzer ne rinsaldano il carattere in un sapiente gioco introspettivo dato dall’essenzialità della scena.

di Antonella Iozzo

Innsbruck – L’ Innsbrucker Festwochen der Alten Musik anche quest’anno ha sedotto pubblico e critica con un programma di grande levatura che ci ha condotto nelle sfumature più intime e profonde della musica antica.  Opere liriche che hanno visto alternarsi sul palcoscenico del Haus der Musik Innsbruck e del Tiroler Landestheater artisti musicisti internazionali dediti a regalarci sublimi emozioni.

Nella Großer Saal della Haus der Musik Innsbruck, è andato in scena il dramma per musica in tre atti: Ottone, Re di Germania, di Georg Friedrich Handel, Libretto di Nicola Francesco Haym. Una coproduzione con il Göttingen International Handel Festival​ e l’Handel Festival in Halle.

Presentato al King’s Theatre, Haymarket, nel gennaio 1723, Ottone fu la prima opera di Handel a richiamare l’attenzione prima del suo debutto per le accese divergenze fra il compositore e il cast, in particolare con la soprano Francesca Cuzzoni nel ruolo di Teofane, ancora sconosciuta a Londra, ma diva acclamata e capricciosa su tutti i palcoscenici europei. La Cuzzoni riteneva che l’aria di apertura, semplice e commovente di Teofane “Falsa immaginare”, era poco idonea al suo ruolo di prima donna. Handel non cedette e ironia della sorte, l’aria ha reso la reputazione londinese di Cuzzoni come soprano senza eguali nello stile “patetico”.

Tutto si basa sui tentativi della intrigante matriarca Gismonda e del figlio Adelberto per impedire al Re Ottone, di sposare la principessa bizantina Teofane e assumere il suo legittimo trono. Sulla scacchiera dell’intrigo politico e sentimentale, un sofisticato intreccio d’inganni e tensioni psicologiche vede al centro tre figure femminili: Gismonda, decisa a porre sul trono il figlio Adelberto, Matilda, indomita guerriera cugina di Ottone ma capace anche di tradirlo, alleandosi temporaneamente con la madre dell’amato nonostante costui l’abbia tradita, Teofane, principessa bizantina promessa a Ottone.

Handel mette in scena un raffinato gioco di variazioni sulla poetica degli effetti confidando in un forte impegno vocale dei cantanti nelle loro capacità espressive e interpretative. La scenografia e i costumi di Bettina Munzer rinsaldano tale poetica in un sapiente gioco introspettivo dato dall’essenzialità della scena e dalla linearità di un look scenico volutamente in bianco; quasi a sottolineare un mondo- altro, un assoluto, un grande silenzio che ci separa dall’umano sentire, creando una condizione di grande fascino.

Le linee informali dell’“Albergo fatale” divengono primo piano e sfondo di una tessitura complessa e profonda nella quale Ottone, interpretato dal mezzosoprano Marie Seidler, s’incastra perfettamente. La Seidler sa creare una fusione totale con il personaggio con ricchezza di colori, accenti e sfumature che ne evidenziano l’aspetto. Al suo fianco Gismonda nell’interpretazione del mezzosoprano Valentina Stadler. Voce ampia e timbrata, buona tecnica e senso dello stile.  In lei convivono fierezza, ambizione, cinismo politico, tenerezza materna che emergono con studiata espressività in modo sorprendente dalla violenza della scena di “Trema, tiranno” al profondo senso materno di “Vieni, o figlio, e mi consola”.

Quasi in controcanto emerge con estremo garbo e grazia la luce del soprano Mariamielle Lamagat nel ruolo di Teofane. La sua dolcezza si eleva nella disarmante sincerità di un canto schietto che evidenzia lo smarrimento e i dubbi della principessa in tutta la sua umanità.

 

Il controtenore Alberto Miguélez Rouco nel ruolo di Adelberto, sembra adagiarsi nella musicalità lirica più intima, in un andamento mellifluo e lento, quasi incollandosi al flusso musicale levitando nel bagliore della luce che ne esalta la relazione ai sentimenti. Il baritono Yannick Debus nei panni del gioviale pirata Emireno, che alla fine si rivela essere il fratello di Teofane sotto mentite spoglie, con espressiva linearità tecnica rilascia sempre nuove sfumature nelle quali prevalgono le pulsioni umane che ne innervano il tessuto connettivo.

il mezzosoprano Angelica Monje Torrez in Matilda, interpreta con grande convinzione, temperamento e sensibilità. Una profondità espressiva venata da una certa coscienza estetica che culmina nella finezza del respiro lirico.

La direzione di Fabrizio Ventura alla guida dell’Accademia La Chimera, acquista sempre più sostanza espressiva evidenziando sia le sfumature degli affetti, sia il carattere dei personaggi. Grande precisione, coerenza stilista e gesto limpido che gli orchestrali seguono con padronanza tecnica e leggerezza, capaci di regalare alla musica di Handel quella verità di sentimenti e quel respiro di teatralità che rendono affascinate l’Ottone, uno dei successi più luminosi e duraturi di Handel in Inghilterra.

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di Antonella Iozzo ©Riproduzione riservata
                  (26/08/2019)

 

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