Papaleo cantautore

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Io cantautore prestato alla recitazione
Una piccola impresa meridionale”, nuovo spettacolo di teatro-canzone 

Rocco PapaleoROMA – “La verità è che io mi sento un cantautore. Solo che con la musica non ci ho mai mangiato”. Chitarra in mano, battuta sempre pronta e quell’aria un po’ malinconicamente surreale, Rocco Papaleo in un’intervista all’ANSA, lo confessa: “Sono un musicista prestato alla recitazione”. E proprio dalla musica riparte il suo viaggio nei teatri d’Italia con ‘Una piccola impresa meridionale’, nuovo spettacolo di teatro-canzone, al debutto in prima nazionale il 24 novembre all’Ambra Jovinelli di Roma, dove rimarrà fino al 4 dicembre.

“Per me questo spettacolo – spiega Papaleo – è la chiusura di un cerchio, di un percorso iniziato 20 anni fa”. Ovvero quando sul palco del ‘Locale’, “una sorta di post Folkstudio” nella Roma anni Novanta, si esibiva insieme ad amici come Max Gazzé e Daniele Silvestri. E anche se poi negli anni sono spesso tornati a lavorare insieme (Gazzé è stato protagonista del debutto alla regia di Papaleo con ‘Basilicata coast to coast’), rimane il fatto che “loro poi sono diventati delle rockstar e io ho fatto l’attore. Invidia? Si – risponde spiazzandoti – e non è una battuta”. Così oggi ‘Una piccola impresa meridionale’ è un po’ quel concerto che in questi anni, pur tra tanti successi in tv, teatro e cinema, lui “strimpellatore di chitarra e scrittore di versi”, ha sempre sognato. Scritto insieme a Valter Lupo, che ne firma anche la regia, lo spettacolo cuce insieme aneddoti personali e canzoni, gag surreali e racconti poetici, qualche rap “non troppo incalzante” e storie buffe, con Papaleo accompagnato in scena da una piccola band di 4 elementi. 

“E’ uno spettacolo che mi rappresenta – prosegue – Canto le canzoni che ho maturato negli anni e qualche brano dal mio unico disco che intitolai ‘Che non si sappia in giro’. E infatti nessuno ne ha saputo nulla. Ma a 53 anni, con quel po’ di attenzione di pubblico e critica che ho addosso, mi posso permettere un ultimo canto del cigno”. Poi, en passant, la butta lì, a brucia pelo: “Lo sa che sono nato lo stesso giorno e lo stesso anno di Madonna? I risultati dimostrano che l’oroscopo è una gran cazzata”. Scherzi a parte, dopo Roma, ‘Una piccola impresa meridionale’ girerà l’Italia toccando, tra le altre città, anche Catanzaro, Pescara, Torino, Catania, Palermo, Perugia per arrivare al Teatro dell’arte di Milano dal 2 al 4 marzo. Intanto Papaleo sarà anche al cinema, dal 16 dicembre, per la sesta volta tra i protagonisti del nuovo film di Leonardo Pieraccioni, ‘Finalmente la felicita”. E a marzo, marito di Luciana Littizzetto con un figlio pornostar nel film che Lucio Pellegrini ha tratto dal racconto di Nick Hornby ‘E’ nata una star?’.

Ma dopo il successo di ‘Basilicata coast to coast’, Papaleo quando tornerà a dirigere un film tutto suo? “Per il primo ci sono voluti 50 anni – risponde – Per il secondo non credo di averne altrettanti, ma mi sono preso il mio tempo. Non sono uno dei quei casi eclatanti come ‘Benvenuti al sud’ o Checco Zalone che ne sfornano uno l’anno. Penso che saremo sul set a settembre 2012. Il film, scritto sempre con Valter Lupo, si intitolerà ‘Una piccola impresa meridionale’, come lo spettacolo, anche se la storia è diversa. La musica sarà ancora presente, ma non quanto in ‘Basilicata coast to coast'”. Scrittore, cantante, attore, regista, alla carriera di Papaleo manca forse un varietà in tv, ma lui nicchia. “Come Fiorello? Mi piacerebbe, ma non so se ne ho le capacità. Un conto è interpretare un personaggio, un conto è essere te stesso. E non so se uno ‘neutro’ come me può interessare al pubblico”.

Protagonista di tante battaglie in favore della cultura e dello spettacolo, all’indomani dell’insediamento del nuovo governo, quale pratica urgente metterebbe oggi sulla scrivania del neo-ministro dei beni culturali Lorenzo Ornaghi? “Ho un’istintiva simpatia per uno stile che ci è mancato negli ultimi 17 anni – premette lui – Spero che la cultura venga considerata finalmente il veicolo per il cambiamento. Da meridionale dico che solo attraverso una rivoluzione culturale si potranno cambiare alcune depravazioni del sud. Fermo restando che devono mettere una pezza: prendessero i soldi a chi ce li ha. Me compreso”.

di Daniela Giammusso
(18 novembre 2011)
     www.ansa.it

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