Selma Pasternak. La voce e la fascinazione scenica al Kurhaus

Selma Pasternak in un piacevole dialogo fra emozioni e declinazioni musicali nessuna nota estranea all’armonia, solo accordi di talento e onestà professionale. Quando salgo sul palcoscenico e avverto il legno sotto i piedi mi sento a casa.

di Antonella Iozzo

Merano (BZ) – Selma Pasternak soprano carismatica e magnetica seduce la platea del Kurhaus al 52° Congresso Nazionale AIS durante la cena di gala. Una voce, quella di Selma, che svetta in potenza e fascinazione musicale sul palcoscenico della Kursaal accompagnata al pianoforte da Katharina Thoni, incanta e ammalia con i classici napoletani da “I’ te vurria vasà” a “Carmela” fino a “Mamma, son’ tanto felice”, per poi raggiungere l’apoteosi con “Vissi d’arte” l’aria dal secondo atto della Tosca di Giacomo Puccini.

Il suo legame con l’Alto Adige risale a ben 12 anni fa quando sceglie Vipiteno per mettere alla luce la sua primogenita.  Prevedendo un parto podalico sceglie l’eccellente reparto di ginecologia e ostetricia, dell’ospedale di Vipiteno, diretto dal primario Albin Thoeni. Professionalità, amorevole assistenza e la straordinaria competenza e lungimiranza del dott. Thoeni, portano al lieto evento con il parto in acqua della bellissima Ginevra. Un inno alla vita che si evolve come una sinfonia d’acqua.

In un piacevole dialogo con Selma fra emozioni e declinazioni musicali, fra passione e identità nessuna nota estranea all’armonia, solo accordi di talento e onestà professionale.
Selma Pasternak, pronipote del Premio Nobel e autore del romanzo “Il dottor Zivago”, papà pittore, mamma, Rosa Kaufman, apprezzata pianista. Non c’è dubbio che l’arte è nel DNA della sua famiglia. Quanto ha influito sulla sua vita privata e professionale, un ‘eredità intellettuale così impegnativa?
Due parole: onore e onore. È una realtà che mi accompagna sin da bambina ma quello che è importante e che non è mai esistita in me la competizione, il bisogno di dimostrare al mondo di essere all’altezza di una eredità così importante. Alcune persone lo capiscono altre meno. Io ho semplicemente seguito la mia strada lastricata di amore e di passione per l’Arte.

Selma, come si è avvicinata al canto?
Io penso di essere nata cantando. Durante il parto il mio pianto ha sorpreso così tanto il dottore da dire a mia madre “da grande potrebbe diventare una cantante lirica”, quasi una premonizione.
A 5 anni ho partecipato alla preselezione dello Zecchino d’Oro, poi ho frequentato il Conservatorio “J. Tomadini” di Udine e diplomata al Conservatorio di Palermo, conseguito corsi di perfezionamento con grandi professionisti come da Pecile, Jenny Anvelt, Slavka Taskova Paoletti, Katia Ricciarelli. Un percorso che il 2 luglio 1998 mi ha fatto debuttare al teatro Donizetti di Bergamo e poi tanti altri teatri internazionali.

Nata in Italia ma con origini russe. Si sente più italiana o più vicina alla Russia?
Io mi sento figlia di d Dio e cittadina del mondo, perché siamo tutti figli di un unico Dio che chiamiamo in modi diversi. Ho avuto la fortuna di avere dei parenti sparsi per il mondo e fare loro visita era un’occasione per uscire fuori dall’Italia e vedere altre realtà.  Il contatto con il diverso e il dialogo per me è sempre stato normale è parte di me.

Selma Pasternak, le Sue interpretazioni sono molto intense, convergenti il passionale. Lei non rappresenta un’azione scenica, lei è azione scenica…
Quando salgo sul palcoscenico e avverto il legno sotto i piedi mi sento a casa. Il palcoscenico rappresenta casa, e tutta me stessa emerge con naturalezza con la stessa linfa vitale che governa il mio animo giorno per giorno.
Il palcoscenico è la vita di tutti noi e tutti noi potremmo essere degli attori e di fatto lo siamo. Ma dovremmo imparare a vivere con la semplicità della nostra unica maschera con la quale veniamo al mondo e avere il coraggio di mostrarla sempre per non essere la caricatura di noi stessi ma di essere.

Selma ci può raccontare dei suoi prossimi progetti musicali?
Stanno per partire le prove al Teatro Verdi di Trieste de “ Il Castello Incanto” un opera moderna inedita scritta dal compositore Marco Taralli.  È la mia prima opera moderna, ne sono entusiasta e affascinata, forse, un giorno canterò anche opere contemporanee.  È un opera ispirata dal castello Miramare di Trieste, una favola, dove io interpretò la protagonista, una fata, e durante la notte di Natale succederà qualcosa di magico che dovrete venire a scoprire al Verdi di Trieste o al Comunale di Modena.

Qual è stata la maggiore difficoltà nell’interpretare un opera moderna?
Secondo me il segreto sta nella parola, nel sapere trasmettere quello che il compositore ha scritto. Dobbiamo ricordarci che la lirica nasce in casa dei nobili, e possiamo affermare che la “definizione” di lirica era “recitar cantando”. È fondamentale trasmettere tutto ciò che compare sullo spartito non solo con la tecnica, con l’impostazione della voce ma con l’azione scenica. Dobbiamo essere anche dei bravi attori che con tutto il corpo esprimono la musica e le parole, il pensiero e il sentimento del compositore. È un tutt’uno che ci coinvolge completamente e spero che anche noi riusciamo a coinvolgere in pubblico trasportandolo dentro l’opera.

Ci troviamo a Merano in questa bellissima location che è il Kurhaus, dove l’altra protagonista in questi giorni è l’arte del vino. Secondo Selma Pasternak c’è feeling fra vino e musica?
Assolutamente sì, e includerei anche la gastronomia. Il vino, la voce e il cibo passano tutti per la gola e il pubblico si lascia sempre sedurre dal piacer della …gola.

http://www.selmapasternak.it/

di Antonella Iozzo ©Riproduzione riservata
                  (19/11/2018)

 

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