Una Lady Macbeth del distretto di Mcensk: Riccardo Chailly e Vasily Barkhatov portano Šostakovič al Teatro alla Scala nel cinquantenario della morte del compositore Dmitrij Šostakovič.
Redazione
Una Lady Macbeth del distretto di Mcensk di Dmitrij Šostakovič,, inaugura la Stagione d’opera 2025/2026 del Teatro alla Scala, nel cinquantesimo anniversario della scomparsa del compositore.
Il 7 dicembre 2025 il percorso di Riccardo Chailly, alla sua dodicesima inaugurazione di Stagione, giunge a una nuova tappa con Una Lady Macbeth del distretto di Mcensk di Dmitrij Šostakovič, nel cinquantesimo anniversario della scomparsa del compositore. Una tappa fondamentale, un titolo mai proposto fino a ora per l’apertura della Stagione d’opera, che consacra lo stretto legame fra il Teatro alla Scala e il repertorio russo, in un percorso cominciato dal Direttore musicale nel lontano 1991 con La fiera di Sorocincy di Modest Musorgskij e proseguito poi con L’angelo di fuoco di Prokof’ev nel 1994 e con Boris Godunov nel 2022. Si tratta solamente di uno dei filoni intrapresi da Riccardo Chailly, che si affianca alla riscoperta delle versioni originali delle opere di Giuseppe Verdi e di Giacomo Puccini, e di una vastissima ricognizione del repertorio sinfonico, che negli ultimi anni si è concentrato in particolare sulla Seconda Scuola di Vienna.
L’opera
Il compositore, autore anche del libretto tratto dal romanzo di Nikolaj Leskov, aveva immaginato l’opera come prima anta di un trittico che avrebbe descritto la condizione della donna in diverse epoche della storia russa. La vicenda, ambientata nella campagna russa negli anni 1860 (la servitù della gleba è abolita nel 1861), vede protagonista la giovane Katerina Izmajlova che, sposata contro la sua volontà a Zinovij, un giovane possidente imbelle, e soggetta alle angherie anche sessuali del suocero, è attratta dal garzone Sergej, sfacciato e brutale. Quando il suocero li scopre e frusta Sergej, Katerina lo avvelena con una zuppa di funghi. Al ritorno del marito, Katerina e Sergej si liberano anche di lui e si sposano, ma durante la cerimonia un servo scopre il cadavere di Zinovij nascosto in cantina. Katerina e Sergej (che nel racconto di Leskov uccidono anche un nipote per sottrargli l’eredità) sono condannati ai lavori forzati. Durante il viaggio Sergej preferisce a Katerina una ragazza più giovane: Katerina la uccide trascinandola con sé nelle acque ghiacciate del fiume.
Dopo la doppia prima, il 22 gennaio 1934 a Leningrado e due giorni dopo a Mosca, l’opera gode di un clamoroso succès de scandale, sia per la spietata critica sociale sia per l’inedito realismo nella rappresentazione della sessualità. Šostakovič abbandona la vena satirica astratta e surreale della sua prima opera, Il naso – tratta da Gogol’ e andata in scena per sole sei rappresentazioni a Mosca nel 1930 – per rifarsi alla ruvida aderenza al vero di Musorgskij, e il pubblico risponde entusiasta: duecento rappresentazioni in due anni tra Leningrado e Mosca. Il vento però sta cambiando, come spiega Galina Vishnevskaya, celebre interprete di Katerina, nelle sue memorie: “I compositori dell’ex-Proletkult che in passato erano stati spietatamente criticati da Šostakovič stavano ora monopolizzando l’Unione dei Compositori proprio di fianco al Cremlino, e covavano il loro rancore verso Šostakovič”.
Ma soprattutto, le direttive di Ždanov, nuovo responsabile della cultura del Partito comunista, chiedono ottimismo, eroi positivi e finali lieti. Nel gennaio 1936 Stalin assiste a una rappresentazione. L’articolo della Pravda segna il bando per l’opera in Russia e la disgrazia del compositore, che dura fino agli anni di Kruščëv, quando Šostakovič accetta di curare una versione emendata del suo lavoro che va in scena a Mosca nel 1963 con il nuovo titolo Katerina Ismailova. Le scene di erotismo più acceso sono soppresse, il linguaggio musicale è meno abrasivo.
Il rapporto di Riccardo Chailly con la produzione operistica di Šostakovič ebbe inizio proprio al Piermarini più di cinquant’anni fa: “Tutto cominciò nel 1972, quando avevo 19 anni. Ebbi il privilegio di assistere alle prove e alle rappresentazioni dell’opera Il naso di Šostakovič, diretta da Bruno Bartoletti con la regia di Eduardo De Filippo. Rimasi letteralmente stordito per giorni. Mi colpì enormemente la modernità, il coraggio di affrontare un testo di Gogol’ in quel modo”.
Da una parte, la tecnica compositiva di uno Šostakovič appena ventiquattrenne che realizza un’orchestrazione di rara fattura, in cui – come continua Chailly – “non si corregge niente, non si taglia niente, e che mostra nella scrittura un sapiente e innovativo uso della politonalità”. Dall’altra, una conoscenza capillare del patrimonio delle melodie popolari russe, fattore determinante per lo strabiliante successo riscosso nel periodo precedente alla sua censura, che porta questo titolo a essere rappresentato quasi duecento volte tra Leningrado e Mosca nell’arco di un anno e mezzo. Continua Chailly: “Šostakovič accenna, ammicca, inserisce quasi a mosaico elementi riconoscibili dalla tradizione popolare russa”.
Ma non finisce qui. In Una Lady Macbeth del distretto di Mcensk coesiste con questa tradizione folklorica anche un aspetto legato alla musica mitteleuropea, come attesta la citazione all’interno della seconda aria di Katerina nel Quarto Atto, dell’Abschied dal Lied von der Erde di Gustav Mahler, come ricorda Chailly: “Qui Šostakovič aveva bisogno di rappresentare musicalmente il vuoto totale di una donna delusa da tutto, a un passo dalla disperazione definitiva”.
Del resto – come ci ricorda Franco Pulcini – nel Quarto Atto “l’alchimia dell’orchestrazione raggiunge effetti lugubri. Pensiamo all’impressionante ‘Passacaglia’, interludio posto fra i due quadri del secondo atto. Il finale dell’opera, l’ultimo atto, è di abissale pessimismo, con musica in presa diretta emotiva. Qui e altrove, insieme a Musorgskij, il faro dell’ispirazione resta soprattutto l’ultimo Mahler, poeta sinfonico della morte, per le tinte cadaveriche che traspaiono nel tessuto strumentale”.
Una partitura piena di contrasti, dunque, in cui, al fianco di questo elemento struggente, convive l’elemento grottesco, magistralmente rappresentato musicalmente da Šostakovič. Continua il Direttore musicale: “Il grottesco in quest’opera sconvolge fin dal primo ascolto. Basta concentrarsi sul canto del prete dopo aver scoperto che Boris è stato avvelenato da Katerina. Una scrittura che rimanda quasi al mondo dell’operetta, un linguaggio musicale completamente diverso, quasi da tragedia satirica, in cui s’impone l’idea del grottesco”.
L’opera alla Scala
La revisione dell’opera negli anni ‘50 aveva suscitato un vivo interesse anche in via Filodrammatici. Il successo planetario del romanzo Il dottor Zivago, proibito dalla censura sovietica e pubblicato per la prima volta dall’editore italiano Feltrinelli nel 1957, aveva creato un’ondata di interesse per le opere del dissenso e il Direttore artistico Francesco Siciliani aveva avviato invano le trattative per ottenere che la prima assoluta della Katerina avvenisse alla Scala. L’opera vi arriva invece solo nel maggio 1964, con la direzione di Nino Sanzogno, la regia di Milo Wasserbauer e Inge Borkh nei panni di Katerina. Negli anni seguenti Mstislav Rostropovich si fa paladino della riscoperta della prima e più radicale versione dell’opera: una battaglia insieme artistica e politica per le ragioni autentiche, ancorché rinnegate, del lavoro poetico. Bisognerà attendere il 1992 perché Una Lady Macbeth del distretto di Mcensk arrivi anche alla Scala, con la regia di André Engel e la direzione di Kazushi Ono, per poi tornare nuovamente nel 2007, con la direzione di Myung-Whun Chung e la regia di Richard Jones.
Info e Foto: tel. 02 72 00 37 44 – www.teatroallascala.org Foto Lucilla Castellani
L’opera andrà in scena domenica 7 dicembre alle ore 18 (con l’Anteprima Under30 giovedì 4 dicembre alle ore 18), mercoledì 10 dicembre alle ore 20 (turno Prime Opera), sabato 13 dicembre alle ore 20 (turno A), martedì 16 dicembre alle ore 20 (turno B), venerdì 19 dicembre alle ore 20 (turno C), martedì 23 dicembre alle ore 20 (turno D) e martedì 30 dicembre alle ore 20 (fuori abbonamento).
Redazione
(30/11/2025)
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