Valchiria tecnologica

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Tripudio per la Valchiria tecnologica

Anche ai cantanti, i piani alti del teatro hanno regalato
applausi entusiasti con una generosità insolita per le prime

 

 

 

di Francesco Magnani

Milano – La Valchiria tecnologica passa a pieni voti l’esame delle orecchie spesso spietate dei loggionisti della Scala, che hanno accolto con un tripudio di applausi e una pioggia di fiori sul palco la prima dell’opera totale wagneriana in chiave iper-moderna. Il Walhalla dei puristi della lirica, si è letteralmente inchinato al maestro Daniel Barenboim, riservando a lui l’acclamazione più calorosa. “Semplicemente perfetto – ha commentato Pia Matteoni, una delle colonne portanti del loggione scaligero – Barenboim è un moderno genio wagneriano”. “Una delle più belle esecuzioni della Valchiria che abbia mai sentito”, le ha fatto eco Gino Vezzini, presidente dell’associazione Amici del Loggione della Scala.

A dispetto di dibattiti che hanno animato la vigilia della prima, la scelta di Guy Cassiers di arricchire la scena con video e luci al laser ha trovato un’accoglienza favorevole tra i melomani più pignoli, macchiata solo da qualche fischio nel finale. “Ben venga la tecnologia – ha affermato Adriano Oliva, alla sua 54/a prima alla Scala – se, come stasera, riesce a non snaturare la musica: bisogna pur svecchiarlo questo teatro”.

 Paradossalemente tra i loggionisti più attenti l’unico appunto da fare alla regia non è infatti legato alle scelte sceniche ma al funzionamento dei macchinari. “Nel secondo atto il proiettore sinistro si è inceppato – ha ammiccato Oliva – ma quasi nessuno se n’é accorto”. Anche ai cantanti, i piani alti del teatro hanno regalato applausi entusiasti con una generosità insolita per le prime degli ultimi anni, riservando una vera e propria ovazione alla Sieglinde interpretata da Waltraud Meier. “Una cantante così ha una voce che sa durare nel tempo, più passano gli anni più migliora”: un complimento che arriva direttamente dalla “regina del loggione”, l’ottuagenaria Luisa Mandelli oggi ospite del ricovero per musicisti di Casa Verdi e che negli anni Cinquanta cantò insieme a Maria Callas in un’indimenticata Traviata verdiana. “Con la Siegliende di Waltraud Meier e la Brunnhilde della Stemme – ha concordato Gino Vezzini – siamo a livelli musicali di eccellenza assoluta. Le parti maschili invece sono un po’ più deboli. Pur riconoscendo che la parte di Siegmund sia di una difficoltà rara, il tenore pecca di una certa immaturità: pare un eroe sconfitto in partenza”.

 Leggerezze che da sole non bastano però a incrinare il giudizio lusinghiero di gran parte della galleria per la Valchiria di Baremboim. Solo uno sparuto gruppo di irriducibili, infatti, ha bocciato senza appello l’opera inaugurale della stagione, facendo sentire qualche timido fischio, immediatamente sepolto dagli applausi.
 
“Pollice verso – ha commentato sprezzante Stefano Biondi, 51 anni e 14 prime scaligere alle spalle – Barenboim ha Wagner nelle sue corde, eppure non è all’altezza dei grandi direttori del passato, le voci sono modestissime e l’allestimento è così scontato che si rivela un inutile spreco di soldi in un momento di tagli alla cultura”.

di Francesco Magnani
   (08 .12. 2010)
  Fonte: Ansa

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