Valcuha e l’OSN: fluida precisione per Beethoven e Stravinskij

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Juraj Valcuha dirige l’Orchestra Sinfonica della Rai

E se la musica è rivelazione in questa esecuzione

l’orchestra ci pone a contatto con il corpo sonoro

entro la matematica scansione di un’eterea armonia

 

 

orchestra_raiTorino – La sensualità magnetica della musica sublimata da una delle più prestigiose orchestre italiane: l’orchestra Sinfonica della Rai, esibitasi sotto la guida di Juraj Valcuha, direttore principale dell’orchestra dal 2009, venerdì scorso all’auditorium Rai “ A. Toscanini” di  Torino. Concerto trasmesso in diretta da Radio3,   in programma la Sinfonia n.4 di Beethoven e Petruska, scene burlesche in quattro quadri di  Stravinskij.

Solida, brillante, morbida e veemente, l’orchestra libra nell’aria l’apoteosi musicale di spartiti consegnati alla storia.

Valcuha dirige con una certa veemenza e il suo gesto limpido, sicuro, asciutto, suscita nell’orchestra tutto il calore, la fusione e il respiro della sinfonia beethioveniana. Partitura  ispirata a principi estetici, per certi versi ancora settecenteschi, e che rivelano l’animo della sua natura: toni più moderati, atmosfera più pacata e una latente tensione che emerge a poco a poco ma con forza e determinazione.

La lenta introduzione dell’adagio conduce più lontano della nostalgia, la resa tenebrosa dei fagotti ne dispiega le effusioni, poi una frase improvvisa dei violini, ripresa dai legni, riconduce al tema con l’allegro vivace. L’intera orchestra è sostenuta da una tecnica che sa tradursi in emozione pura, soprattutto quando i due temi cantabili, introdotti dai violini e ripresi dai fiati nell’adagio del secondo movimento ripercorrono fasci di luci interrotta dai contrabbassi.

Il finale conclusivo è affidato ai timpani, un affondo nel tema che vibrando nell’esecuzione orchestrale, scolpisce con lucidità il terzo e il quarto movimento. Tempo di minuetto, gioioso come una danza popolare, ai violini, che introducono  il tema principale, seguono i legni che sembrano ridefinire il dettaglio fino a preparare la chiusura in piena orchestra.

E se la musica è rivelazione in questa esecuzione l’orchestra ci pone a contatto con il corpo sonoro entro la matematica scansione di un’eterea armonia.
Seconda parte completamente dedicata a Stravinskij con Petruska, storia di un burattino da fiera popolare che, per magia, soffre passioni e sentimenti umani, fino a morirne tragicamente, ma il suo spettro compare improvvisamente con un ghigno grottesco. Effetto totalmente antiespressivo e antilirico prodotto dalle relazioni musicali un po’ meccaniche e stranianti che si sviluppano fra il burattino e gli  altri personaggi. Tutto reso magistralmente dall’orchestra: masse d’urto, esplosioni timbriche degli ottoni, furore ritmico,  disegni della tromba, grappoli di note, frizioni dissonanti. Un universo eterogeneo, fulminante, coinvolgente nella direzione di Valcuha che restituisce con precisione chirurgica e coinvolgimento emotivo l’elemento più tipico dell’arte stravinskijana, il ritmo.
A sua volta l’orchestra risponde con timbri secchi, precisi e con sonorità crude e spigolose come le prospettive cubiste, taglienti e angolose, di Picasso. Affinità artistiche prodigiosamente esplosive da ridisegnare l’inafferrabile essenza dell’essere.

L’orchestra ne ha sprigionata la forza tellurica, violenza stridente che si eleva e raggela l’attimo come lo spettro di Putruscka, tutto il resto è Stravinskij nel suo spirito d’artificio.

 

 di Antonella Iozzo © Riproduzione riservata
                     (02.05.2011)

Foto di Viola Beralnda

 

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