Alessandra Boscaini e l’azienda di famiglia. Il futuro nasce dalla tradizione Masi

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Dietro la modernità dei nostri prodotti c’è tutto un lavoro di ricerca condotto dal Gruppo Tecnico Masi, non ha caso la frase che racchiude al meglio questo concetto divenendo un po’ il nostro slogan è: vini moderni dal cuore antico.
di Antonella Iozzo

Alessandra-BoscainiGargagnago di Valpolicella (VR) – Alessandra Boscaini, la tradizione che pulsa nell’orizzonte internazionale dell’Azienda di famiglia. Con cordialità solare ci racconta della sua vita coniugata all’azienda e ai valori di sempre. Qualità, cultura, territorio tutte le anime dell’Azienda Agricola Masi.
Quali sono i tratti salienti che contraddistinguono l’Azienda Agricola Masi?
Un forte ancoraggio al territorio e alle tradizioni, un’attenzione particolare al prodotto di qualità, un respiro internazionale sia come mercato sia come gusto, senza ovviamente snaturarsi. Dietro la modernità dei prodotti, infatti, c’è tutto un lavoro di ricerca condotto dal Gruppo Tecnico Masi, non a caso la frase che racchiude al meglio questo concetto divenendo un po’ il nostro slogan è: vini moderni dal cuore antico.
Ci parli della sua scelta di entrare nell’azienda di famiglia
Sia io che mio fratello non siamo stati forzati, è una questione di DNA, in un centro senso. Da piccoli il nonno ci portava a vendemmiare, il papà, spesso, in ufficio, molte delle impiegate ci hanno visto crescere e noi siamo cresciuti insieme a loro. Ho iniziato non entrando dalla porta principale ma facendo la gavetta presso la reception della Serego Alighieri, il nostro punto di ospitalità, e di questo sono veramente grata ai miei genitori. Tenevo la contabilità, ed è stata una bella scuola non provenendo da studi di ragioneria, mi sono inoltre occupata della nostra rivendita vini accogliendo gli ospiti, un’ottima opportunità per conoscere non solo gli importatori, ma i tanti aspetti dei vini, ho imparato così a conversare sia con il privato wine lover sia con il sommelier che arrivava con un gruppo di esperti. Background che mi ha dato modo di avere una panoramica completa dell’Azienda, poi sono passata nel comparto commerciale come assistente curando dall’ufficio il rapporto quotidiano dei responsabili commerciali che ovviamente sono spesso in viaggio.
Masi è strettamente legata agli Stati Uniti, come nasce il rapporto e come si sviluppa?
La storia nasce tantissimi anni fa, ricordo da piccola un consultante amico che veniva spesso a casa nostra e che ha insegnato tanto a mio padre dal punto di vista commerciale. Era il nostro agente importatore poi andando avanti con l’età è rimasto una figura di riferimento. Da piccola il mio rapporto con gli Stati Uniti era caratterizzato dalla gelosia perché mio padre partiva con la sua valigetta, le sue bottiglie di Amarone, e, fra l’altro parlando anche poco l’inglese, all’epoca non si stava via una settimana ma molto di più, quindi gli Stati Uniti hanno rappresentato chi mi portava via la figura paterna. Entrando poi in Azienda le cose sono ovviamente cambiate, ho anche viaggiato abbastanza per gli Stati Uniti e recentemente ci siamo divisi le aree geografiche, ora è mio fratello a viaggiare più spesso. Gli Stati Uniti sono un mercato importante per tutti, secondo me Masi ha ancora molto da dire, nel senso che non è un mercato saturo dei nostri prodotti, abbiamo del potenziale di crescita e stiamo cercando di esprimerlo. In questi mesi poi, stiamo cambiando importatore e ne siamo contenti perché è uno dei maggiori importatori, storico e dall’impronta familiare per cui ha una sensibilità particolare, noi abbiamo un po’ lo stereotipo delle aziende americane con numeri e turnover incredibili, invece in questo caso c’è un respiro quasi europeo.
Masi è stata selezionata, dal Ministero degli Esteri per celebrare l’anno della cultura italiana negli Stati Uniti, c’è ne vuole parlare?
È stata un’esperienza molto bella. Noi rappresentavamo, insieme ad altre aziende come Frescobaldi, Berlucchi, San Pellegrino, uno dei mille aspetti che l’Italia può offrire e che fortunatamente gli Stati Uniti apprezzano. Si sono tenuti tre eventi rispettivamente a New York presso Alma, a Washington presso la residenza dell’ambasciatore italiano, con molti ospiti del jet set americano, e a Los Angeles. L’evento newyorkese è stato dedicato alla stampa, fiore all’occhiello della manifestazione la cucina di Massimo Buttura, un viaggio culinario tra le varie regioni italiane, un momento di alto Made in Italy.
Il fil rouge che lega l’Amarone agli Stati Uniti?
È il vino che è stato apprezzato e capito prima che in altri mercati, negli Stati Uniti, proprio perché è un vino importante. Molto spesso al palato americano piacciono i vini di struttura, di sostanza, corposi, ed è stato gradito immediatamente dal consumatore, anche se negli Stati Uniti c’è una storia particolare legata ai vini della Valpolicella e delle Venezie fatta di grandi volumi come appunto il Valpolicella e il Soave. Attraverso questo vino, però, hanno capito il potenziale di questa terra forse prima di altri, e poi piace molto il nome, per loro è molto bello da ricordare e pronunciare.
La grande mela vista attraverso un calice di vino
La grande mela è la grande mela. Quello che mi piace di New York è la sua ecletticità, i suoi mille colori, i suoi mille suoni esattamente come un calice di vino che si può gustare a diversi strati, a diversi livelli, perché ogni profumo, ogni aroma rilascia un’ebbrezza che ti travolge, New York è così. Trovo molta similitudine e quindi più che attraverso un calice di vino è New York con un calice di vino a divenire esperienza a trecentosessanta gradi.
Il mercato internazionale, oltre quello statunitense, per l’Azienda Masi?
Noi siamo fortemente dedicati all’export, è un mondo in divenire, che si evolve continuamente. Noi comunque riusciamo a soddisfare le diverse esigenze avendo una serie di prodotti che incontrano i gusti dei diversi Paesi.
La differenza sostanziale tra il mercato internazionale quello di casa nostra?
La struttura distributiva. All’estero ci rivolgiamo ad un importatore e con gli anni abbiamo costruito una rete d’importatori molto qualificati. In Italia vendiamo direttamente al cliente attraverso gli agenti. È un mercato difficile, quello italiano, innanzitutto perché c’è una regionalità molto spinta e diventa sempre più difficile andare nelle diverse regioni e vendere un vino che non sia il loro, soprattutto in questo momento di restrizione che privilegia i vini propri. Devo dire però che nelle carte vini non mancano le rappresentanze delle altre regioni e il fatto di essere conosciuti all’estero ci aiuta, per esempio è più facile per un turista scegliere qualcosa di cui ha già sentito parlare.
Cosa pensa di eventi come Vinitaly e Bordeaux Vinexpo?
Sono importantissimi, noi ci siamo da sempre. Vinitaly diventa sempre più fondamentale per raggiungere il cliente finale attraverso l’indotto che crea e poi è strategica per i nostri partner internazionali specializzati nell’italianità, Bordeaux è per gli addetti ai lavori, per coloro che hanno un portafoglio più ampio.
Masi è sinonimo di Amarone?
Questo è come noi siamo percepiti, ovviamente l’Amarone Costasera è il nostro prodotto portabandiera. Fra l’altro noi siamo l’unica Azienda che produce cinque diversi Amaroni, è la nostra specialità. Ma proprio perché crediamo molto nell’Amarone e nella tecnica che porta alla sua produzione cioè l’appassimento; abbiamo anche un’offerta molto più ampia per tutti le occasioni d’uso e, se vogliamo, anche per tutte le tasche, con prodotti legati comunque alla tecnica dell’appassimento ma più facili, quindi meno strutturati, meno complessi adatti a tutte quelle occasioni per le quali non si stapperebbe una bottiglia di Amarone.
Il vino che meglio interpreta il suo carattere?
Il Campofiorin. E’ un vino informale, caldo, accogliente come mi auguro di essere, ma al tempo stesso è legato alla tradizione. E’ il vino che ha creato mio nonno, la prima annata è stata nel 1964, lo considerò il “figlio” di mio nonno, per cui rappresenta un valore affettivo particolare, forte.
Le sue emozioni in progress, degustando un vino
Bisogna contestualizzare, ma posso dire che, secondo me, la forma migliore per degustare un vino è dinanzi ad un piatto. La degustazione tecnica è interessante ma non cogli tutti gli aspetti. Il vino è un prodotto vivo e deve essere vissuto appieno, la compagnia, infatti è un’altro aspetto fondamentale. A volte si parla di Amarone come vino da meditazione ma è riduttivo, si gusta e si degusta meglio chiacchierando con gli amici, l’aspetto più edonistico, più conviviale del vino per me è molto importante.
Quando non lavora, l’occupazione preferita?
Amo stare a casa. Ho i miei gatti, i miei cani, piace curare le mie piante, ho una passione per quelle grasse. Sono molto tranquilla.
I sogni nella sua vita?
Si sogna su tante cose: sul futuro e sul futuro del proprio figlio ma senza cercare di imporre nulla, si sogna su un mondo migliore,si sogna di avere una bella giornata lavorativa. Io sogno tanto.
Un vino per sedurre o essere sedotti?
Essere sedotti.
Il difetto peggiore che ha riscontrato in un vino?
La non piacevolezza.
E nelle persone?
La stessa cosa.
Le voci della cultura che preferisce?
Adesso abbiamo avuto il piacere di conoscerne alcune al Premio Masi, citando gli ultimi premiati mi sono piaciuti molto Satrapi e il professore Rizzolati. Ogni volta che sfioriamo i livelli più alti della cultura ciò che mi meraviglia e che mi sorprende sempre più, in maniera piacevole, è l’immediatezza e la semplicità due qualità che ho notato nei nostri premiati.
E i silenzi culturali che sente maggiormente?
Più che silenzi sento tante parole vuote e si fa fatica, nel panorama quotidiano, a distinguere la vera cultura da quella che le fa il verso. Ci vorrebbe un po’ di silenzio, sarebbe salutare.
I colori che suggerirebbe ad un’artista per un’opera da dedicare a Masi
Lascerei l’artista libero di esprimersi.
L’Azienda Masi in tre aggettivi
Familiare, ma non in senso riduttivo, moderna, aperta all’internazionalità, alle novità di mercato, alla ricerca, a nuovi amici

di Antonella Iozzo ©Riproduzione riservata
                  (14/10/2013)

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