Carlo Guerrieri Gonzaga, la nobiltà d’animo del San Leonardo

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San Leonardo è il più bordolese dei vini italiani. Più che i premi sono i riconoscimenti quelli che mi gratificano maggiormente, i giudizi di giornalisti come la Jancis Robinson.
di Antonella Iozzo

Marchese-Carlo-Guerrieri-GonzagaBorghetto All’Adige (TN) – Vini San Leonardo, autobiografia di una tradizione che porta il nome di Famiglia Guerrieri Gonzaga. La Tenuta è il palcoscenico naturale di una storia intessuta di passione e dedizione ed è qui che incontriamo il Marchese Carlo Guerrieri Gonzaga, distinta eleganza, cordialità, nobiltà d’animo
La Famiglia Guerrieri Gonzaga e la Tenuta San Leonardo.
Una lunga storia iniziata nella 1894, quando mio nonno Tullo, sposa Gemma de Gresti, la cui famiglia da quasi due secoli era proprietaria della Tenuta San Leonardo. Secoli di tradizione e di vissuto, di rapporti con il personale coltivati nel tempo. Oggi, infatti, quello che è una delle prerogative di San Leonardo è la continuità oramai storica del personale, che è qui da generazioni e si continua così, condividendo la passione. E’ come una grande famiglia, tramandiamo generazione dopo generazione i gesti e l’amore per il vino. Spesso organizziamo anche degustazioni di altri vini con il personale perché voglio che loro capiscano cosa si produce intorno a noi, e se ci sono dei vini di qualità, dobbiamo conoscerli.
I suoi vini, la sua vita.
Ho dedicato la mia vita al vino. Ho studiato enologia in Svizzera, sono stato consulente di varie aziende e quando è mancato mio padre, ho preso in mano le redini della Tenuta di famiglia. Era una vera e propria azienda agricola si allevava il bestiame e si coltivavano varie colture fra cui quella del baco da seta. Era una realtà sulla via del tramonto e decisi d’intraprendere un progressivo lavoro di riconversione a favore di una viticultura bordolese. I bordolesi, sono, infatti, la mia grande passione.
Ci racconta come nasce questa passione?
Durante il mio percorso di studio in Svizzera, ebbi la fortuna di incontrare e di diventare molto amico di Mario Incisa, che mi ha trasmesso questo grande amore per i Bordeaux, ricordo ancora i suoi inviti a degustare insieme ottimi bordolesi … Mario aveva una cultura sui vini straordinaria e terminati gli studi, lo seguì in Toscana. Iniziai, così, a lavorare a Bolgheri, a seguire le sue indicazioni, a entrare in sintonia con questo meraviglioso ambiente. Erano gli arbori del Sassicaia e quando rientrai in Trentino, ho cambiato le viti locali con quelle bordolesi.
Gli interventi particolari di cui necessita un vino per diventare eccellente?
Il vino rosso non necessita di nessuna pratica particolare, si tratta semplicemente di buon senso e di passione. Il vino bianco, al contrario, ha bisogno di attenzioni particolari, mirati come una buona refrigerazione. Spesso si usa troppa tecnologia anche per i rossi e non va bene, bisogna orientarsi sul naturale, riconsiderare il valore natura. In Trentino, per esempio, le cantine sono molto avanzate tecnologicamente ma con scarsi risultati. Sono molto polemico su questo, penso che i privati potrebbero fare di più, ma si limitano a confrontarsi con il vicino piuttosto che aprirsi internazionalmente, perché è su questo palcoscenico che trionfa o decade la qualità.
Il suo rapporto con il territorio?
Oggi è importantissimo avere un buon rapporto con la natura. La nostra filosofia implica la salvaguardia dell’ecosistema, noi adottiamo tecniche il più possibile ecosostenibili.
Da poco è il nuovo Presidente de I Grandi Cru d’Italia, la sua filosofia?
Cercare sempre con maggiore impegno di preservare e valorizzare il sistema ambientale italiano. La tutela del paesaggio è necessità primaria, purtroppo, oggi assistiamo spesso a dei veri e propri scempi culturali, artistici e ambientali e noi come Grandi Cru insieme a Grandi Marchi, due associazioni importanti, cerchiamo di agire a livello governativo. Anche in Trentino che è a statuto autonomo, abbiamo fatto le nostre battaglie, come quella contro alcune cave nelle vicinanze della Tenuta, o, quella per salvare il nostro paese da un ponte che avrebbe attraversato la valle, coinvolgendo Italia Nostra e altre realtà sensibili, ma è stata molto dura. Trovo sfinente combattere questo cattivo gusto, derivante da architetti moderni che vogliono a tutti i costi lasciare l’impronta del loro passaggio con strutture che minano dal profondo l’armonia e la bellezza della natura, del paesaggio.
Cosa ci dice sulla Casa del Vino di Isera di cui è anche Presidente?
Siamo molti soddisfatti dei risultati ottenuti. Risultati più che positivi e in continua crescita. Con la Casa del Vino diamo la possibilità al passante, al turista, a chiunque voglia dedicarsi una piacevole pausa, di poter saggiare tutti i vini che vengono prodotti in questa valle, in abbinamento ad una cucina semplice, che rispecchia le peculiarità del territorio e che varia ogni giorno. Da poco tempo poi, abbiamo completato l’accoglienza con delle camere, per vivere appieno l’esperienza eno-gastronomica respirando il territorio.
Tra i tanti premi e riconoscenti quello che le ha dato più soddisfazione?
Più che i premi sono i riconoscimenti quelli che mi gratificano maggiormente. I giudizi di giornalisti come la Jancis Robinson che ha scritto: “ non conosco nessun altro vino al mondo che come il San Leonardo, da quando è stato creato, non ha mai cambiato stile, non è mai andato dietro alle mode”. Perché andare dietro le mode vuol dire abbandonare la tradizione, questo non vuol dire che non si può migliorare, ma senza stravolgere il prodotto.
Se dico San Leonardo, bordolesi, eleganza, enologo …
Le dico semplicemente che il San Leonardo è il più bordolese dei vini italiani. È un vino di grande eleganza, proprio perché non ha gradazioni pesanti, forti, l’alcol sappiamo tutti che penalizza questa qualità, noi arriviamo al massimo a 13 gradi, inoltre non usiamo vasche d’acciaio, che detesto, perché rilascia una certa amarezza soprattutto nei rossi. Il nostro enologo è Carlo Ferrini, nominato migliore enologo del mondo due anni fa a New York, che porta avanti lo stile di Giacomo Tachis, suo predecessore.
Il suo sogno per la Tenuta San Leonardo?
Oggi è mio figlio Anselmo, l’amministratore delegato dell’Azienda, anche se io continuo a essere presente, ha delle qualità straordinarie, sia in campo commerciale sia nella riorganizzazione informatica e poi, è animato da una forte passione. Il mio sogno sta nelle sue mani, continuare nel segno della tradizione ed io mi possa ritirare con il sorriso dell’anima, sapendo che il cuore di San Leonardo pulsa di natura, di valori, di autenticità.

Tenuta San Leonardo
Località San Leonardo – 38060 Borghetto A/Adige – Avio (TN) ITALY
Tel +39 0464 689004 – Fax +39 0464 682200  – www.sanleonardo.it

di Antonella Iozzo ©Riproduzione riservata
                  (15/06/2014)

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