Massimo Gianolli, l’Amarone nel cuore

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Massimo Gianolli, dalla finanza all’Amarone parallelismo di pensiero, nel senso che ho applicato al settore enologico l’esperienza di questo mio vissuto nel settore della finanza. L’annata è l’espressione massima del mio pensiero sull’amarone: femminile, rotondo, bevibile.

di Antonella Iozzo

Massimo-Gianolli-La-Collina-Dei-CiliegiMassimo Gianolli, anima e mente de La Collina dei Ciliegi interagisce con il mondo del vino ridefinendo le dinamiche della passione attraverso la lucida intraprendenza manageriale. Passione che evolve in Amarone, strategie che interpretano il mercato. Un vissuto il suo che si sviluppa in obiettivi futuri dal traguardo internazionale.
Quando nasce il suo amore per il vino?
Da ragazzo ho vissuto tra la campagna veronese, proprio dove oggi sorge La Collina dei ciliegi. Il profumo del vino avvolgeva la vita agreste di quel periodo lunghissimo durante il quale è nata questa grande passione.

Dalla finanza all’Amarone cambio di rotta o evoluzione del pensiero?
Parallelismo di pensiero, nel senso che ho applicato al settore enologico l’esperienza di questo mio vissuto nel settore della finanza e che ancora continua. È un approccio diverso che nasce da un modo diverso di concepire metodi e strategie che, ovviamente, non avrei mai potuto applicare se non avessi un passato nel settore finanziario.

Una mente imprenditoriale vocata o votata alla viticoltura?
Credo che da ragazzo fossi vocato. I miei studi erano, infatti, rivolti alla professione agronoma, con un titolo di perito agrario il mio futuro sembrava scontato, ma le situazioni che la vita ci pone a volte evolvono con un cambio di prospettiva che non ti aspetti e alla fine ho cambiato mestiere. Direi che da vocato sono diventato votato alla viticultura.

Una passione diventata realtà concreta, La Collina dei Ciliegi. Come ha cambiato la sua vita professionale?
Richiede maggiore impegno fisico e logistico, non è facile muoversi tra Milano, dove abbiamo gli uffici, Biella dove vivo, e Verona dove c’è l’Azienda, poi la vocazione internazionale dell’azienda implica viaggi all’estero insieme a mio cugino Stefano, responsabile del mercato mondiale. È cambiata molto ma è rimasta nell’alveo di un approccio romantico che questo tipo d’attività per ovvi motivi determina.

La Collina dei Ciliegi, una realtà relativamente giovane con tanti riconoscimenti…
Siamo a 98 riconoscimenti internazionali e altri stanno arrivando. Sono premi legati alla qualità del vino in maniera univoca che ci hanno aperto la strada verso il mercato intenzionale.

Secondo Lei, i premi sono sempre direttamente proporzionali alla qualità?
Per esperienza personale, il riconoscimento è sempre frutto di una qualità in bottiglia. Come azienda abbiamo sempre evitato step promozionali o pubblicitari che possono interessare solo qualche editore o creare situazioni vantaggiose. I nostri riconoscimenti sono frutto di un progetto imprenditoriale molto chiaro e preciso che include una squadra di uomini altamente professionali e una filiera produttiva dalla qualità indiscutibile.

Maggiore soddisfazione?
Il primo amarone, il 2005. Primo amarone, prima degustazione, prima gran menzione. Una grande soddisfazione.  Di recente la risposta del mercato asiatico, in particolare cinese, che oggi è il nostro primo mercato estero.

Definizione del suo Amarone
Femminile, rotondo, facile. Un Amarone che si lascia bere, non troppo alcolico.

Il vino de La Collina dei Ciliegi che la identifica di più?
L’Amarone.

Annata?
2007. L’annata che ha preso più premi in assoluto e che ci aperto il mercato anglosassone e statunitense. È l’espressione massima del mio pensiero sull’amarone.

Il futuro de La Collina dei Ciliegi?
Un crescendo sia in Italia che all’estero, strutturato per raggiungere obiettivi molto più importanti rispetto a quelli raggiunti in questi anni.

 

di Antonella Iozzo ©Riproduzione riservata
                  (02/05/2015)

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