Paolo Basso

image_pdfimage_print

Il vino è natura e cultura. Io stesso sono sempre stato sedotto dal vino perché vedevo in ogni bottiglia di vino l’ambasciatore del territorio dal quale proveniva.
di Antonella Iozzo

Paolo-BassoSusegana (TV) – Le declinazioni del vino e del suo mondo raccontate a Vino in Villa, il più importante appuntamento annuale dedicato al Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore, da Paolo Basso neo vincitore del Concorso Miglior Sommelier del Mondo ASI (Association de la Sommellerie Internationale) giunta alla quattordicesima edizione, svoltasi quest’anno a Tokyo. Quarantaseienne, italo-svizzero, ha conquistato la giuria anche per il modo di presentare e servire la bottiglia. Cordiale, preciso, attento. La naturale eleganza del sommelier.
Cosa significa sotto l’aspetto personale e professionale essere il vincitore del Concorso Miglior Sommelier del Mondo ASI?
Vincere il titolo di Miglior Sommelier del Mondo è il massimo che si possa raggiungere nella carriera di sommelier. Ho provato grande gioia e fierezza per esserci riuscito. Oggi si apre per me una nuova carriera accompagnata da responsabilità maggiori perché il mio interlocutore esige risposte certe, chiarezza.

Era certo che questa volta avrebbe vinto?
Dopo essere arrivato tre volte secondo a livello mondiale ho capito che dovevo cambiare mentalità. Ho un carattere molto modesto e ho dovuto lavorare un po’ psicologicamente per solleticare l’ambizione. Mi sono detto: vado per vincere. Arrivare in finale non è un appagamento ma è solo l’inizio.

Quando nasce in Lei questa passione?
Alla scuola alberghiera con le prime degustazioni. In seguito nell’esperienza lavorativa trovavo molto curioso che il prezzo di una bottiglia potesse variare notevolmente e poi non riuscivo a capire come mai tante persone spendevano del tempo per parlare di vino. Da qui il mio interesse che è sempre aumentato, ho iniziato a comprare libri, a viaggiare nelle regioni vinicole, finché ho conosciuto un sommelier molto in gamba che mi indirizzato sulla strada delle competizioni, stimolo che mi ha spinto ad avere sempre più conoscenza.

Sommelier si nasce o si diventa?
Si diventa, di nascita bisogna avere sensibilità sensoriale e molta curiosità. Secondo me la curiosità è la chiave di tutto, perché ci spinge ad andare avanti, a provare, a degustare, a conoscere le novità.

Chi è oggi un sommelier?
Una persona che ama il vino, che ha voglia di viaggiare, che ha mentalità aperta. È una persona curiosa, ma soprattutto è un bravo comunicatore, perché oggi il sommelier è colui che si pone tra il produttore e il consumatore finale, il quale spesso non conosce il lavoro molto faticoso che si cela dietro una bottiglia di vino, ma è anche un opinion leader, un manager che gestisce cantine.

Cosa pensa di eventi come Vinitaly e Vino in Villa?
Sono eventi molto importanti per comunicare la storia, la cultura, la tradizione del nostro vino. Fra dieci anni ci saranno sul mercato vini cinesi che per prezzo e qualità ci potrebbero tranquillamente abbattere, dove noi siamo e saremo inattaccabili, invece, è la tradizione, la storia e la cultura, ovviamente supportata dalla qualità. Vino in Villa più che Vinitaly riesce a trovare il giusto equilibrio fra l’evento professionale e l’evento dedicato al consumatore.

Le sue impressioni sull’evento di oggi?
È magnifico perché si sono messi in contatto il produttore e il consumatore e quest’ultimo ha la possibilità di percepire, di tastare l’universo dal quale nasce questo prodotto.

Sul mercato Prosecco e Prosecco Superiore …
Buona parte dei consumatori non credo capisca la differenza e Vino in Villa è l’evento che si propone di fare chiarezza, forse basterebbe far vedere foto sulla pendenza estrema di questi vigneti per capire che qui si produce qualcosa di unico e di diverso.
Cos’è per Lei il vino?
Il vino è natura e cultura. Io stesso sono sempre stato sedotto dal vino perché vedevo in ogni bottiglia di vino l’ambasciatore del territorio dal quale proveniva. Quando bevo del vino è come se bevessi gocce di sangue di una terra.

La collocazione ideale per un sommelier?
Oggi è polivalente, sicuramente il ristorante, poi si può insegnare, collaborare con giornali e riviste di settore, lavorare presso aziende, conosco qualcuno che si è dedicato alla degustazione delle materie prime del caffè. Io stesso ho diversificato la mia attività con consulenze per aziende produttrici e divenendo a mia volta commerciante di vino.

Chi si rivolge a Lei?
Il consumatore, l’appassionato, chiunque voglia capirne di più e poi chi, aggirandosi tra miliardi di etichette presenti sul mercato, vuole essere rassicurato.

Un consiglio per i giovani sommelier?
Studiare tanto, comprare libri, fare ricerche, viaggiare, non aver paura di spender soldi per la formazione.

Prossimo impegno?
Non più concorsi, anche perché quando hai vinto il titolo non si può più ripartecipare, per cui farò il salto della barricata e diventerò giudice. Il mio prossimo concorso sarà vissuto da giudice.

Ultimo vino degustato
Un Valdobbiadene Docg Prosecco Superiore dell’Azienda Marsuret

Il sommelier Paolo Basso in tre aggettivi
Curioso, dinamico e preciso.

 

di Antonella Iozzo ©Riproduzione riservata
                  (22/05/2013)

Bluarte è su https://www.facebook.com/bluarte.rivista e su Twitter: @Bluarte1