Spatium Pinot Blanc. Da Appiano andata e ritorno

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Da Appiano il Pinot Bianco raggiunge la platea internazionale e rilancia l’autenticità del vitigno risalendo alle origini di questa varietà e risvegliando al tempo stesso l’interesse scientifico. Presso la Cantina San Michele-Appiano Masterclass alla cieca di 12 vini provenienti da diverse aree d’Europa, coinvolgente esperienza per entrare in punta di piedi nel mondo Pinot Bianco
di Antonella Iozzo

Spatium-Pinot-Blanc-byluongoAppiano (BZ) – Alto Adige forever over the top, now Spatium Pinot Blanc, evento dedicato esclusivamente al Pinot Bianco. Una prima edizione da grandi numeri: più di 80 produttori nazionali ed internazionali, oltre 120 vini in degustazione, un foltissimo pubblico e numerosi esperti del settore tra cui giornalisti, critici enogastronomici e comunicatori del vino, tutti conquistati da una manifestazione che ha posto sul podio un vitigno prezioso quanto storico, il Pinot Bianco. Palcoscenico ideale Appiano, comune simbolo con più di 500 ettari dedicati a tale coltivazione.
Qualità, professionalità, ospitalità, efficienza sono queste le coordinate che da sempre guidano l’Alto Adige nel panorama internazionale del futuro e non potevano che esserlo anche per Spatium Pinot Blanc, organizzato dall’associazione Vineum Appiano, in collaborazione con il Centro di Sperimentazione Agraria e Forestale Laimburg e con l’Associazione Turistica Appiano. Per due giorni, 29 e 30 agosto 2014, Appiano è divenuto un memorable portrait del Pinot Bianco, convegni, visite alle cantine ed ai vigneti, degustazioni, masterclass hanno tracciato le linee, dipinto il cielo sopra Appiano, dato forma alle conversazioni intorno ad un vitigno che da secoli regala sorsi di eleganza e freschezza nonostante sia rimasto un passo indietro.
Pinot Bianco, una storia undergroud portata alla luce da un seguitissimo convegno declinato in fascinazione storica, dinamiche economiche, evoluzioni tecniche-agronomiche, declinazioni sensoriali. Tra piacere e sapere il Pinot Bianco, si lascia scoprire coinvolgendo esperti e wine lover in conversazioni che inducono alla riflessione e pongono la base per un nuovo modo di degustare e vivere la convivialità del Pinot Bianco. Molto interessante il primo intervento del convegno, tenutosi presso la sala Culturale di San Michele-Appiano, di Erika Maul, dell’Istituto per la viticoltura di Geilweilerhof, “La Borgogna: origini, genetica e contesto storico del Pinot Bianco”. Un viaggio indietro nel tempo, fino agli antichi romani e ancora oltre, sulle sponde del Nilo, in Iran, origini che si perdono nella notte dei tempi per poi quasi magicamente ricompare su anfore e altre antichissime tracce Spatium-Tavola-Rotonda-byluongocome semi rinvenuti duranti molti scavi. Dalla vite selvatica alla vite domestica e attraverso radici, tralci, foglie la documentazione prende forma e ci conferma che la probabile origine del Pinot Bianco e da collocarsi in Borgogna come mutazione diretta del Pinot Nero, senza passare dal Pinot Grigio, e che l’area vitivinicola più vasta d’Europa per il Pinot Bianco è attualmente la Germania, con circa 4500 ettari coltivati seguita dalla Francia, dall’Italia e dall’Austria.
Un evento d’eccezione richiede un moderatore fuori le righe che sappia coniugare l’arte dell’ospitalità, alle dinamiche comunicative, che sappia gestire i tempi e dettare gli impulsi alla programmazione e Michael Oberhuber, Centro di Sperimentazione Laimburg non poteva che essere la persona più indicata e qualificata. L’universo Pinot Blanc, come ci spiega Terzer, comprende 6.000 ettari nel mondo, rappresentando meno del 10 % dello Chardonnay. In Italia è l’Alto Adige ad avere la superficie vitata, di Pinot Bianco, più estesa, seguita, dal Friuli Venezia Giulia, ed è proprio qui, in Alto Adige che circa 180 anni fa è stato introdotto per volontà dell’Arciduca Giovanni d’Asburgo, e nel comune di Appiano trova le condizioni migliori per il microclima, i terreni ghiaiosi e la posizione. Insieme al Sauvignon e al Gewürztraminer, formano il trio bianco d’eccellenza, conosciuto ovunque per eleganza, freschezza, mineralità.
Alle due regioni italiani si affiancano Austria, Germania, Svizzera e Alsazia, presenti in queste due giornate ricche di appuntamenti. Molto interessante anche l’intervento di Florian Haas del Centro di Sperimentazione Laimburg, “Progetto di ricerca sul Pinot Bianco, a cura del Centro Laimburg e la tavola rotonda “Pinot Bianco, Quo Vadis?“ con Gianni Fabrizio curatore della guida Gambero Rosso, Frank Smulders Master of Wine, Ignaz Niedrist produttore dell’Alto Adige, Klaus Gasser responsabile commerciale di Cantina Terlano, Andrea Fenoglio chef del ristorante “Sissi” di Merano, premiato Michelin, Hans Terzer direttore ed enologo della Cantina di San Michele-Appiano, Otto Geisel esperto di vino, autore di libri e membro del Grand Jury Européen e Ulrich Pedri responsabile settore “Enologia” del Centro di Sperimentazione Laimburg.
Spatium-escursione-byluongoPinot bianco per iniziare, Pinot Blanc per finire di mezzo Weissburgunder, come viene chiamato in Alto Adige, è stata questa una delle tematiche affrontata dalla tavola rotonda tre nomi un unico vitigno, una situazione che può generare confusione ad iniziare dalla carta vini di un ristorante come sottolineava Fenoglio. Un distinguo che frammentizza piuttosto che indirizzare verso una sinergica comunione d’intenti. Il Pinot Bianco è un vitigno delle aree alpine che richiede un particolare terroir, quindi sarebbe auspicabile che l’alto Adige e il Friuli unissero le proprie forze per un rilancio mirato foriero di qualità e dinamicità progettuale è quanto si augura Ornella Venica dell’Azienda Venica & Venica del Friuli, tra il pubblico di Spatium, che con il suon intervento ha reso ancora più ricco e stimolante il convegno. Qualità, qualità e ancora qualità per un bianco che da secoli è presente nell’economia e che si lascia plasmare nelle sue corde aromatiche e sapide dallo stile e dalla mano del produttore divenendo ora di facile beva, ora bianco invecchiato e strutturato. Si apre un mondo e rinasce il mondo Pinot Bianco.
Da Appiano il Pinot Bianco raggiunge la platea internazionale e rilancia l’autenticità del vitigno risalendo alle origini di questa varietà e risvegliando al tempo stesso l’interesse scientifico, come testimonia Barbara Raifer, responsabile del settore viticoltura presso il Centro di Sperimentazione Laimburg e coordinatrice del convegno di esperti. Durante il quale è stato presentato il concorso “Varietà bianche originarie della Borgogna” e premiato il progetto migliore.
Occhi puntati su Spatium Pinot Blanc, per un evento internazionale che pone Appiano epicentro di una realtà in crescendo, come deduciamo dall’entusiasmo di Peter Brigl, di Vineum Appiano. Le numerosissime presenze, moltissimi produttori, il Presidente della Strada del Vino Manfred Vescoli e molte personalità del mondo del vino, hanno confermato l’inizio di una nuova rinascita sull’orizzonte del futuro. Da Appiano andata e ritorno con gusto e seduzione gastronomica grazie alle specialità dello chef stellato Herbert Hintner Ristorante Zur Rose di Appiano.
Spatium-vigneti-byluongoSeconda parte della giornata dedicata alle escursioni guidate nelle zone classiche di produzione del Pinot Bianco di Appiano. La nostra guida è Hans Terzer che con cordialità e una buona dose di simpatia ci presenta il paesaggio intorno ad Appian nella zona Monte. Un mosaico di morbide curve tinte di un lussureggiante verde. Alture che si alternano a pianeggianti anfratti di vegetazione si aprono alla nostra vista e vigneti di pinot nero, Gewürztraminer, nei punti più assolati, e Chardonnay lasciano il posto al Pinot Bianco, man mano che procediamo verso la collina. Tra vigneti e meleti, i castelli e le residenze di caccia di Appiano, quasi a confermare il suo passato carico di storia e di cultura. Un passato che ci conduce a Castel Moos, risalente al XIII secolo, tra le sue mura la storia dei diversi proprietari si alterna a scene affrescate allegoriche. Un castello immerso nei vigneti, un’oasi di quiete dal sapore autentico, di genuinità, di gesti dell’uomo che ritornano all’uomo. In questo meraviglioso luogo dove una piccola chiesetta dedicata a S. Caterina, accoglie i visitatori e cattura la vista per una particolarissima scultura in terracotta, degustiamo quattro Pinot Bianchi, come per dire dal vigneto al calice: diversi per stile, unici per natura: Thomas Nledermayr Hof 2013, Niedrist 2013, Tenuta Stroblhof 2012 e Sanct Valentin 2013 accompagnata da golosità gastronomiche tipiche.
Al rientro presso la Cantina San Michele-Appiano, degustazioni guidate Masterclass alla cieca di 12 vini provenienti da diverse aree d’Europa. Coinvolgente esperienza per entrare in punta di piedi nel mondo Pinot Bianco. Quasi una danza dei sensi che librava la vista sulla luminosità lasciva dei calici, acuiva il naso verso sentori suadenti fruttati, floreali o sorprendentemente nuovi, per assaporare poi, al palato, il gusto unico di questo nettare che si rivela ogni volta diverso, ogni volta carico di sensualità nella sua vastità pronta o lasciata risposare in legno. Spatium-degustazione-byluongoSensazioni che scivolano flessuose come seta verso onde lontane, quelle del 2002 del PB Collio dell’Azienda Venica & Venica del Friuli, per poi rinascere delicata e intensa poesia nell’ottimo equilibrio del PB Collio Russiz Superiore 2007 dell’Azienda Marco Felluga del Friuli.
Il tempo racconta, il Pinot Bianco veste la filosofia del produttore, è una straordinaria opera in divenire che disegna una trama di vaporosità leggera con l’annata 2012 come il PB Sirmian della Cantina Magreid Sudtirol o il PB Plattenriegel della Cantina Girlan del Sudtirol. Dalla Masterclass ai banchi d’assaggio con oltre 120 Pinot Bianco il passo è breve.
È un continuum vivace che riflette i desideri del palato. Dialoghi di-vini nel segno del Pinot Bianco, per un mondo che sta lentamente cambiando e riscoprendo la sua verve e la sua raffinatezza, mai urlata, mai graffiante, mai esuberante. Un’anima bianca in cammino nelle sue diverse declinazioni ed interpretazioni. Friuli Venezia Giulia, Austria, Germania, Svizzera e Alsazia regalano al pubblico di Appiano un’esperienza internazionale nel segno della qualità e unicità, confrontandosi e riflettendo la propria passione e sapienza. Ed è un vero piacere riscoprire accanto al Pinot Bianco internazionale la miglior sintesi armonica dell’Alto Adige, grazie a presenze che non possono che garantire la migliore qualità come la Cantina Tramin, La Cantina Cortaccia, la Cantina S. Paolo, la Cantina Terlano, La Tenuta Hans Rottensteiner Bolzano, la Tenuta Ignaz Niedrist- Girlan, e tantissime altre, insieme in sintonia, in sinergia per un domani che nasce oggi nel segno del Pinot Bianco.

di Antonella Iozzo ©Riproduzione riservata
                  (31/08/2014)

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