Grosse. Sgocciola il colore

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Katharina Grosse

Un altro uomo che ha fatto sgocciolare il suo pennello

 

 

Katharina_GrosseModena – Quando un’opera d’Arte continua a pulsare energia vitale dentro l’anima del suo artista, rilascia in ogni gesto artistico successivo l’essenza elaborata da quello precedente. E’ una creazione in perenne movimento, è il dripping di “Un altro uomo che ha fatto sgocciolare il suo pennello”, ultima mostra di Katharina Grosse, prima personale, fino al 6 gennaio 2009, in un museo pubblico italiano,la Galleria Civica di Modena.

Con Katharina Grosse il ritmo percussivo del colore investe in pieno la pittura, forza, tensione, fermento tellurico ritornano alla ribalta ricordandoci Pollock o Ernst.

I suoi lavori non esauriscono la loro forza interiore nella staticità del supporto ma vivono l’ambiente, interagiscono con esso prolungandone la cognizione visuale, sono infatti opere site specific, create sul posto.

Un tripudio di colori mette in scena l’opera d’arte totale, ogni cosa ne è coinvolta, lo spazio, la tela, la forma, il luogo, l’ambiente, l’artista, il pubblico. Sgocciolamenti, vibrazioni tattili, visioni che superano lo sguardo, abitano la mente e procurano un dolce spaesamento emozionale, non è una mostra sul colore o sulle forme dell’architettura prestate alla pittura, è l’istinto cromatico che “mostra” la costruzione dei piani sensitivi e percettivi all’interno di uno spazio armonico. E’ come se la pittura divenisse situazione cromatica nella teatralità della sua sostanza, irrompesse sul palcoscenico e si lasciasse poi seguire fin dietro le quinte, dove riveste la normalità del suono gravido di materia timbrica, la vita tra cellule di colore.

Ogni spazio nel qualela Grosseinterviene, subisce una metamorfosi che ne ridefinisce i confini spaziali, le sale si trasformano in un ‘esperienza sensoriale e il vuoto intorno a noi è un intervallo regolare di luci e ombre nell’intuizione del colore.

Alla Galleria Civica di Modena, tele di grandi dimensioni, e una serie di pitture in volume, palloncini, sassi, terriccio, sono corpi pittorici che abitano e costituiscono lo spazio, infatti ogni cosa assume una propria identità pittorica nel gesto della Grosse, un’azione/reazione fluidamente amalgamata con l’architettura. Tracce di colore, sagome come assenze che testimoniano presenze ora spostatasi altrove, forse nella sala adiacente dove l’impronta di colore combacia con lo spazio bianco che ancora riverbera nei nostri occhi.

Colore, pittura, gesto, l’improvvisazione è il carattere predominante di questa libertà espressiva, che non lasciando nulla al caso, supera i confini della tela ed invade lo spazio. Un movimento sequenziale, una scrittura per evasione espressa dalla materia – colore, l’opera non interpreta, non rappresenta, vive.  E’ lo spazio, è dentro lo spazio. Scivola sui muri, macchia il pavimento, trasuda dal soffitto. Lungo le sale della galleria quasi un’unica pennellata nella dimensione dell’infinito, un continuum che caratterizza tutti i lavori della Grosse ricchi di esperienze passate, intrise di prospettive future.

 

 

di Antonella Iozzo © Produzione riservata
                  17/10/2008

 

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