Epicarmo Invernizzi

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 Epicarmo Invernizzi
Penso che un gallerista debba essere in grado
di esprimere la propria tensione poetica con disponibilità

Epicarmo_InvernizziArte Studio Invernizzi, una galleria di successo. Prosegue l’impegno di Bluarte nell’avvicinare gli artisti ai galleristi, due mondi paralleli ma troppo spesso distanti. Vendita e creatività separati in casa dalle regole di mercato, ma a volte la conciliazione genera grandi opere d’Arte Ne discutiamo con il direttore Epicarmo Invernizzi.
Qual è lo spirito della galleria Arte Studio Invernizzi?
La galleria è stata inaugurata nel febbraio 1994 con la mostra Dadamaino, Morellet, Uecker. 
Il senso dell’operare della galleria è quello di individuare artisti di diverse generazioni, alternando italiani e stranieri, per cercare di creare un dialogo-confronto e fornire un panorama il più possibile articolato sul contemporaneo. Per me è contemporaneo tutto ciò che si attua nel presente, ma non come puro e semplice verificarsi di quotidiani accadimenti. Il concetto di contemporaneità va distinto da quello di pura attualità come semplice accadere di qualcosa. Considero contemporaneo ciò che già nel presente è anche memoria futura perché riesce a far percepire nuove possibilità conoscitive originando nuove aperture di senso, sia in arte – immagini, che in poesia – parole, che in musica – suoni. I quotidiani accadimenti possono divenire contemporaneità in arte, nel senso che intendo, solo in quanto costituiscono corpo enigmatico dell’anima dell’opera.
Per esemplificare, se un artista facendo uso di un nuovo materiale crea una nuova immagine in cui se ne disperde la circoscritta fisicità, ecco che lo stesso viene percepito nell’unitarietà del reciproco coinvolgimento di tutti gli elementi che la compongono e la ripetitività che gli è propria si fa contemporaneità nell’unicum dell’opera.
L’opera non è contemporanea per l’uso del nuovo materiale, ma per il risultato che costituendosi in tensione ideativa lo trascende nell’unicum altro dell’immagine.
Gianni Colombo, alla fine degli anni ’50, quando creava le “strutturazioni pulsanti” era contemporaneo perché, coniugando il materiale industriale – prodotto tecnologico attuale – ad una profonda tensione ideativa, otteneva un risultato che era anche suo linguaggio originario, ovvero riusciva a dare vita al materiale – arido strumento – facendolo vibrare di misteriosa energia e quindi a fare arte.

Fare conoscere e capire l’Arte Contemporanea non è sempre cosa facile, quale è la strategia vincente?
Penso che un gallerista debba essere in grado di esprimere la propria tensione poetica con disponibilità a recepire il miracolo dell’arte senza al contempo perdere di vista che la galleria deve anche soddisfare quotidiane concrete esigenze. Quindi, secondo me, si deve fare cultura in prima istanza tenendo presente che l’attività della galleria è un pò come quella degli spettacoli di teatro dove si offre al pubblico stimoli per poter viaggiare sull’onda dell’immaginazione ma nello stesso tempo è necessario che vi sia un pubblico cui rivolgere questi stimoli.
Per ciò che concerne la figura del gallerista, penso che lo stesso debba fare proposte che siano affini al suo modo di sentire e percepire. Vi deve essere autenticità nell’operare del gallerista – intesa come profonda necessità del presente – per poter dare identità contemporanea del proprio operare.
Il gallerista deve sapere avvertire dove urgono le necessità e cercare di farle esprimere.  

Quali sono le condizioni attuali per il mercato dell’arte contemporanea in Italia?
Sicuramente si sta verificando un riequilibrio di valori all’interno del mercato dell’arte che sta permettendo un riavvicinamento all’arte da parte di chi veramente l’ama. È in atto quindi un ritorno al piacere di vivere l’arte non come pura e mera speculazione ma anche come godimento. In questa prospettiva posso dirmi soddisfatto dei risultati che sto ottenendo.

Secondo lei quale è il luogo ideale per esporre l’arte contemporanea?
Ritengo che la galleria sia ancora “il teatro” dell’arte e che costituisca un punto di riferimento in quanto credo che il gallerista debba fare proposte affini al suo sentire e percepire; pur tuttavia sono fermamente convinto che debba essere l’opera d’arte a dover dialogare con lo spettatore.
Innanzitutto credo che la galleria, ancora oggi, sia un luogo deputato all’arte e costituisca un punto basilare per la stessa. La galleria permette all’opera di confrontarsi con il mondo.
Nel mio caso la mostra viene sempre pensata con l’artista, così come il catalogo che l’accompagna. Il catalogo può essere considerato come una cerniera che separa e allo stesso tempo unifica l’arte al sistema dell’arte. Il catalogo ha quindi la funzione di veicolizzazione dell’opera d’arte e come tale rispecchia l’idea che sottostà all’operare di una galleria.
Per quanto riguarda il sistema dell’arte occorre partire dal presupposto che la galleria deve incidere sulla società con i suoi stimoli utopici eppure concreti.  Quindi il gallerista deve far uso di quegli strumenti che la nostra società offre e che sono pure necessari per il migliore svolgimento e affermazione dell’attività. La galleria può incidere sulla veicolizzazione dell’opera di un’artista in relazione alla stima e al prestigio di cui gode per la qualità del lavoro che svolge.

In questi momenti di grande attesa e di trasformazioni quali sono secondo lei  le prospettive del mercato dell’arte?
Le prospettive sono buone. L’arte non è solo mercato; essa dà anche risposte essenziali a domande fondamentali ineludibili. Oggi si vive un processo di dispersione entropica del pensiero che pare inarrestabile ma già vi sono, come diceva Calvino, “porzioni d’esistente che tendono verso una forma, punti privilegiati da cui sembra di scorgere un disegno, una prospettiva”. Ritengo che l’arte sia uno di questi punti e che possa costituire una valida via d’uscita dai gusti di uno sfrenato consumismo. L’arte, infatti, con il suo apporto di creatività, incidendo sulle esperienze individuali e collettive, può aprire la realtà del vivere a sempre nuovo diverso senso.

Cosa vuol dire per una galleria partecipare a fiere importanti come Arte Fiera Bologna, Art Basel, Fiac, Miart per citarne alcune?
Partecipare alle fiere d’arte ti permette di presentare a un pubblico più vasto il lavoro che stai svolgendo in galleria e considero la fiera un pò come una “galleria volante” in cui vengono presentate opere che sono state create appositamente dagli artisti per l’occasione, oppure, sono opere che sono già state presentate in galleria in occasione delle mostre personali, oppure sono sempre opere molto rappresentative del lavoro dell’artista e questo perché oggi nelle fiere trovi un pubblico molto preparato.

Il 19 marzo avete proposto una mostra sull’artista francese François Morellet, è una continuità dell’ Arte  Studio Invernizzi, visto che il medesimo artista è stato presentato anche con l’inaugurazione della galleria nel 1994 a Milano?
La galleria dopo quindici anni di attività e dopo le mostre del 1997, nel 2000 e nel 2005, ha voluto presentare negli ampliati e rinnovati spazi della galleria una mostra personale dell’artista francese François Morellet con cui aveva aperto la galleria nel 1994 e questo per sottolineare la continuità di lavoro tra l’artista e la galleria.
In mostra vengono presentate opere significative pensate in relazione allo spazio espositivo e appartenenti all’ultimo periodo della ricerca dell’artista e, a sottolineare il valore insistito sull’ambiente, Morellet ha realizzato anche un intervento che si sviluppa nella nuova grande sala espositiva. Negli altri spazi della galleria sono state presentate opere che ripercorrono l’iter creativo di Morellet dagli anni ’50 agli anni ’80.  

Ci parli della nuova sede espositiva di Padova in collaborazione con Mauro Casotto?
Questa nuova attività nasce da una collaborazione con un amico, Mauro Casotto, e intende proseguire ciò che la galleria  Arte Studio Invernizzi svolge dal 1994 a Milano.
In questa mostra d’apertura, a cura di Francesca Pola e Federico Sardella, vengono presentate opere di Enrico Castellani e François Morellet, due protagonisti indiscussi dell’arte europea della seconda metà del XX secolo che nel loro lavoro hanno interpretato, e spesso prefigurato, caratteri e aspirazioni dell’età contemporanea, procedendo con rigore e serietà nel rispetto della propria visione. Le opere dei due artisti, proposte in ambienti paralleli che consentono però un dialogo serrato, si ripropongono in questa occasione in tutta la loro attualità, nell’intento di riconfigurare l’esperienza dello spazio secondo coordinate che coniugano la dimensione razionale di un’indagine fisica e concreta delle molteplici dimensioni che lo costituiscono, con una volontà di coinvolgimento dell’osservatore che procede, senza soluzione di continuità, dall’esperienza spaziale a quella emotiva, secondo una proporzionalità e una sensibilità autenticamente umane.

Quale è il suo pensiero sul Futurismo e sulle manifestazione del Centenario?
Il futurismo ha influito e sta influendo tutt’ora il nostro modo di vedere e di sentire. 
In occasione delle celebrazioni del primo centenario della pubblicazione del Manifesto del Futurismo siamo stati invitati a collaborare alla realizzazione della FUTURfestARTEdiLUCE – evento curato da Francesca Pola e organizzato dagli Amici della Galleria d’Arte Moderna e dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Milano.
L’artista francese Michel Verjux, per questa occasione, ha realizzato due interventi luminosi in relazione alla morfologia architettonica della facciata della Villa Reale di Milano, sede della Galleria d’Arte Moderna: le proiezioni luminose hanno segnalato la presenza dell’edificio come “luogo luminoso” per l’intera durata degli eventi previsti nel corso della notte del 20 febbraio.  

Direttore, cosa le dà maggiore soddisfazione nel mondo dell’arte e cosa eventualmente la rattrista?
La maggiore soddisfazione è quella di poter pensare alla mostra che si andrà a realizzare.  

Un suo pensiero per i lettori, gli artisti della rivista Bluarte?
Spero di aver offerto uno stimolo al lettore della vostra rivista che grazie a voi ho cercato di incuriosire sulla mia attività.

 di Michele Luongo © Produzione riservata 
           (01.04.2009)
        www.viacialdini.it

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