Fernand Léger

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Fernand Lèger

 

Lungo il percorso espositivo le fasi salienti di una fervida percezione artistica

 

 

 

 

Leger_fernand_1Basilea – Fernand Lèger l’anima dell’uomo nella pittura in movimento. Colore puro, trasparenze, sovrapposizioni, elementi per una “battaglia dei volumi” che irrompe nello spazio segmentato dalla luce. 

La Fondazione Beyelerdi Basilea con una grande mostra antologica “Fernand Léger. Parigi- New York” dall’1 giugno al 7 settembre, ripercorre la carriera del maestro francese ricostruendo il percorso europeo e americano, in un inedito confronto con gli esponenti della corrente Pop più affini alla sua sensibilità percettiva e che più lo hanno amato come Roy Lichtenstein, Ellsworth Kelly, Kenneth Noland, Robert Rauschenberg recentemente scomparso, Al Held, Andy Warhol, Jasper Johns, James Rosenquist e Frank Stella.

Cinquant’anni di carriera, da disegnatore nello studio di un architetto a Caen, alle lezioni all’Ecole des Beaux-Arts e all’Académie Julian di Parigi, fino a quando giunge a New York per sfuggire alla guerra e al nazismo. Tutto in oltre un centinaio di opere di grande formato, ottanta tele, una selezione di lavori su carta ed un film, il famoso “Ballet mécanique” trasposizione nella danza cinematografica dei suoi motivi pittorici urbani. Un balletto astratto dove i ballerini sono forme umane e meccaniche ripresi nella sequenza dinamica di un movimento che gravita in ogni direzione, oscillazioni, modulazioni, andamenti sincopati introdotte e concluse da una scena di Charlie Chaplin che interpreta una marionetta cubista

Lungo il percorso espositivo le fasi salienti di una fervida percezione artistica, alla quale non sfugge la fascinazione dei  fauves, come si nota dal capolavoro della “Femme en bleu” (Donna in blu), o l’influsso del cubismo,  con l’espressività geometrica di coni, curve, cilindri costruiti nei colori primari, una condensazione di forme dal titolo “Contraste de formes” (Contrasto di forme). La sua genialità creativa investe infatti, il cubismo di Picasso e lo reinterpreta con uno stile personalissimo, i soggetti divengono automi a lavoro anzi immersi in scenografiche vedute tipicamente industriali, congegni e macchine sorpresi in una coreografico ritmo cromatico.

“Constructeurs” (Costruttori) del 1950, poi, è uno splendido lavoro del primo dopoguerra dedicato al mondo del lavoro, semplicemente esaustivo nella sua essenzialità

In mostra anche gli anni Venti e Trenta,  alterazioni puriste per poetiche natura morte e soggetti patinati nella perfezione che cadenza la sontuosità delle forme, sono le celebri tele “tubistes” (tubiste), che ci accompagnano fino agli anni Quaranta, l’esperienza americana qui regala la spettacolarità del ciclo centrale dei “Plongeurs” (Tuffatori).

LegerDopo visita la grande retrospettiva di Cèzanne del 1907, Lèger  intuisce che dalla forma geometrica dei corpi e degli oggetti disarticolati nello spazio, nasce la coscienza dei volumi; l’immobilità delle sue figure, simili a robot, inizia a fluttuare con leggerezza nello spazio.

Quando arriva nell’eclettica New York, la metropoli gli appare come un’opera d’arte architettonica pulsante e vitale. La modernità avanza a grandi passi sotto forma di inaspettate variazioni sul tema del dinamismo industriale, Lèger ne è affascinato, stimolato e la sua mente inizia una vertiginosa scalata nella poliedricità artistica. La bellezza delle macchine, il cinema, la musica, ogni cosa viene trasformata dalla brillantezza dei colori in un accordo di sensibilità che contrasta con la forma statica delle figure, ogni cosa si rivolge alla percezione sensoriale, nulla viene dimostrato all’intelletto.

Lèger realizzò, negli Stati Uniti, numerose scenografie e costumi per il balletto e il teatro dell’opera, libri illustrati, film, affreschi, a tutto ciò si affiancano illustri commissioni  come le pitture murali per l’appartamento del magnate Nelson Rockefeller, o il progetto, poi respinto, di un “Cinematic Mural”, sempre per il portentoso Rockefeller Center di New York, da realizzarsi con il suo architetto Wallace Harrison, un lavoro murale concepito come un film il cui svolgimento risultava sincronizzato con il movimento delle scale mobili dell’edificio della Radio-City, o ancora  il quadro murale dei “Plongeurs”(Tuffatori), per la casa dello stesso Harrison a Long Island: su dieci metri figure umane si sovrappongono e si distanziano, in una sintesi espressiva di labirinti giocati su un perfetto equilibrio, ogni arto, ogni membra appare morbidamente tornita, la luminosità dei colori, stesi in modo piatto, emana la freschezza di un pittura libera dalla logica e in grado di comunicare il bello dell’emozioni. L’opera lasciò il segno, i colleghi americani, ne colsero ogni elemento compositivo entrando nello spirito della struttura interna, un assemblaggio che divenne punto di riferimento per molti artisti della futura Pop Art.

Legèr protagonista dentro e fuori le sue tele con influssi catalizzatesi nella creatività di molti artisti americani che hanno saputo leggere e riscrivere, con il soffio della propria ispirazione, il fermento vitale di una sintesi estetico – sensitiva che porta il nome di Fernand Lèger, lo testimoniamo i “Combine Paintings” di Rauschenberg realizzati sul finire degli anni Dieci per il mercante L. Rosenberg, nei quali raccontava la vita moderna inserendo pubblicità,  pezzi di architetture e impalcature. 

 

di Antonella Iozzo © Produzione riservata
20/08/2008

 

 

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