America

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Cole, Church,  Bierstadt, il paesaggio è un’intensa

trasposizione dell’anima

 

 

 

Brescia – Paesaggi interiori che rivelano il sublime nel paesaggio della natura. “America ! Storie di pittura dal Nuovo Mondo”, è la mostra in corso presso il Museo di Santa Giulia di Brescia fino al 4 maggio 2008, un sogno nella materia del cosmo.

Circa 250 dipinti raccontano la pittura americana del XIX secolo nella forma della luce, nelle linee del tempo, nei colori delle emozioni.

Spazi mentali, spazi fisici, spazi percettivi protesi nella profondità del pensiero si conciliano con la natura e ne svelano l’incanto, la poesia, la forza.

E se con Cole, Church, e Bierstadt, il paesaggio è un’intensa trasposizione dell’anima, nell’impressionismo di Hassam, Cassatt, Sargent e Whistler, i riflessi catturati dallo sguardo rimandano alla sospensione del momento per scolpire, con gesti leggeri, l’evanescenza del reale.

Rapiti da una bellezza che dilaga, che straripa fuori dalle cornici infiammando la ragione, lasciamo la prima sezione, nella quale regna ancora lo stile classicheggiante per esempio di Cole, ripetiamo, Cropsey, Durand, per perderci nell’infinita potenza della natura; maestosa e imponente, trionfa nella solennità della sua essenza dalle tele di Inness che riprende le cascate del Niagara o da quelle di Heade, Gifford, Lane. Ma quest’ultimo permane dentro, gli occhi non si staccano dal quadro, l’invisibile sta invadendo lentamente la nostra sensibilità: è un istante, attraversa la mente e penetra con tutta la sua profondità nell’intimo sentire. È una vibrante sonata per violoncello nei timbri caldi di “La pesca notturna “, è un’atmosfera che vola di notte, nell’argentea luce della luna, è un lento andamento nella seduzione dei chiaroscuri intrisi di sentimento. Paesaggi sconfinati ed incontaminati continuano a circondarci diffondendo il senso dell’esistenza nell’energia dell’impulso vitale.

Per i pittori americani l’Europa è fonte d’attrazione culturale, la nostra Arte è guardata con ammirazione ed interesse, molti di loro, infatti, si recano soprattutto in Italia e Francia per studiare la tecnica, lo stile, il paesaggio stesso nell’unicità della sua luce, dalla quale derivano per rarefazioni infinite sfumature di colore. Realizzano opere che appartengono alla storia e danzano nell’atemporalità, consci della loro espressività fortemente evocativa, come appare evidente da “L’Etna visto da Taormina” di Cole, o dal “Paesaggio romantico con Tempio” di Doughty. Con la stessa intensità, ma in modo decisamente realistico viene affrontato il tema della guerra di secessione, quadri di grande formato fonte d’ispirazione per moltissimi films.

Un nucleo fondamentale della mostra, poi, è riservato alla cultura dei nativi americani, gli indiani, uno spaccato tra il lirico poetico e la grandiosità dello spazio aperto: terra, aria, acqua, vento, custodi di vita e di spiritualità. Qui l’esistere rischiara la verità e il profondo lascia sulla neve la sua ombra, “Luna affamata” di Remington, siderale presenza nel grido silenzioso della notte.

Non solo natura, non solo paesaggi ma anche ritratti. Nei ritratti psicologici di Sargent ai quali si affiancano quelli di Casset, desideri, amarezze, passioni, stati d’animo, tutto filtra in luci e ombre, in inquadrature frontali o laterali, in pose che evidenziano la figura, in teatralità raffinate e costruite sui profili dei sentimenti inutilmente celati.

Ma sezione dopo sezione è sempre il sublime ad inarcarsi in una modulazione dai grandiosi effetti sinfonici ne percepiamo il suono man mano che ci allontaniamo, un respiro, un’intuizione, una certezza: la musica infinita nell’animo dell’artista è l’accordo perfetto della natura, la mostra una sintonia dipinta che seduce e travolge.   

di Antonella Iozzo © Produzione riservata
08/02/2008

 

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