Antonello Serra.La memoria dei segni

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Antonello Serra. La Memoria dei Segni
Invisibile poesia, intimo riparo, respiro dell’universo
All’interno, l’interpretazione del mondo “altro” viene elaborata in simboli prelevati da reminescenze riecheggianti una polifonia di riflessi.

a cura di Antonella Iozzo

La seduzione del pensiero di Antonello Serra trasforma l’archeologia della passione in intrecci di esistenza e materia. Percorsi come rivelazioni sulla persistenza della memoria, quadri che ci guardano mentre irradiano di luce l’oscurità del presente: immortale solista di una partitura capace di evolversi in segni, simboli, tratti, tutti legati fra loro dall’estetica e dalla poetica di Serra.

Una mostra dal forte potere evocativo ospitata, fino al 23 novembre, in una location di prestigio: Torre Mirana acquistata alla metà del XVI secolo da Sigismondo Thun e accorpata nel complesso edilizio di Palazzo Thun, ed in permanenza su Bluarte.

E’ una figurazione che respira l’astratto nella fisionomia di un linguaggio eterogeneo, umano, pieno di linee e crittografie nelle quali s’intravede l’umanità con il suo carico di tensione, di nostalgia e di pacata melodia interiore.
Sono luoghi dell’anima pervasi da vocazioni e da un’aurea di sublime sospensione che scaturisce dal senso di appartenenza tra le percosse del tempo.

In questa lirica parabola i ricordi, scanditi da sentimenti e stati emozionali, s’incontrano formando una linea d’orizzonte in grado di congiungere la terra allo spirito, che nella trasposizione artistica divengono la materia, il colore, il supporto da un lato, l’anima, la psiche, l’ “io” dall’altro. Solo così tracce di vissuto, di primordiale essenza, di origine implodono depositando la loro complessiva storia spirituale in un denso magma sonoro. Ecco allora toni scuri, bianchi, blu profondi e comparse di materica sostanza umana in brandelli di juta che, come rughe di una visione cosmica interiore, raccontano la verità nascosta tra le pieghe dell’universo che ci portiamo addosso: la vita stessa, che altro non è se non il passato nel suo divenire presente.

Serra amplifica con ardore questa consapevolezza mista all’impeto bruciante che nasce dal sentirsi parte di quel lembo di terra sospinta, dalle turgide labbra del vento, in una goccia di mare all’ora del crepuscolo: la Sardegna, la sua isola. Realtà entrata prepotentemente nel proprio sub-cosciente, penombra mirabilmente distesa con grande padronanza tecnica – interpretativa.

L’estro di Serra esercita il suo magnetico fascino sull’idea e penetra il corpo della pittura oltre confine, dove l’Arte è la seconda pelle dell’esistenza. Attraverso di essa, riusciamo a vedere l’universale che risiede in noi e che ci ricongiunge alle nostre origini, riproducendo l’orografia della pulsione vitale.

Ogni sua opera sembra quasi un’architettura le cui dinamiche compongono l’invisibile tensione verso l’infinito. All’interno, l’interpretazione del mondo “altro” viene elaborata in simboli prelevati da reminescenze riecheggianti una polifonia di riflessi. Un gioco di rinvii incrociati fra le forze telluriche irrazionali ed istintuali, appartenenti alle sagre arcaiche, ed il razionale, proporzionato, logico perimetro del presente in evoluzione. Inaggirabile contraddizione,  insuperabile ambiguità del reale, contrasto, scolpito in un solo respiro creativo.

Su tutto, simboli nutriti di poesia capaci di rinnovarsi ad ogni sguardo, soffi di corporeità esistenziale colti dall’occhio mentre, su un morbido sipario, si dispiega  il fremito del mondo. Un retroterra importante che facilita la trasfigurazione in ideale estetico e che indirizza la pittura di Serra verso quasi un primitivismo segnico essenziale e suggestivo.

L’esaltazione della materia e dei materiali che compongono le sue opere, portano l’artista a raggiungere soluzioni formali originali e contemporaneamente intrecciate alle più importanti correnti del Novecento, come l’informale. Sono paesaggi suggestivi, metaforici e di grande impatto, dentro i quali la voce silenziosa dell’inconscio racconta la sostanza del sentimento che anima il ricordo danzando con la nostalgia.
Tale processo di progressiva trasfigurazione è quasi una raffinata apparizione notturna dentro cui si dissolve il borderline tra pensiero e azione.

Energia primordiale e rigurgiti ancestrali, in perfetto equilibrio fra loro, non escludono nulla, anzi inseriscono nuovi entità e nuove sostanze come l’argilla, che riconducono all’uomo. È come se un’ibridazione di segni, in un arcaico istante di luce, fissasse sul supporto moduli compositivi antichi e moderni, emozione e conoscenza.

Conoscenza di un destino che si coagula nel frammento del mito, saggezza portata in superficie dalla verità che ritorna e che ora viene inscritta da Serra nella vastità dell’Arte, primavera, rinascita segreto svelato.

Sintassi della vita colta, in balia del flusso assoluto, nella sua caducità e forza fremente, fiume che scorre nel letto del passato riconsegnandocelo in puro presente, momento fuggente che tocca i sogni silenziosi della terra bagnati dall’eterno sollevarsi dell’onda

E’ un costruire sensibilmente espressivo in grado di tracciare l’immagine dei nostri ricordi inabissati nel segreto della notte, da qui emergono, in frammenti di senso, il mondo, l’esistenza, l’urlo primordiale, reticoli, ragnatele impalpabili fissate nello spazio e fondate in loro stesse.

E’ un continuum della vita elaborato magistralmente da Serra, è un addentrasi nelle sue fibre stellate per poterne accarezzare il canto, è un toccare la materia, mescolando cromie e argilla, per poter sentire l’odore irrompere nel ventre delle emozioni. Una grammatica pittorica che non chiede nulla, ma che rilascia l’insostenibile pathos del contatto con l’anima, linea serpentina capace di movimento che intriga l’occhio e lo induce ad un piacevole inseguimento.

Sono volute sonore, simboli, come vere e propri strutture plastiche, segni che si sviluppano e si slanciano in una dinamica coreografica, irrimediabilmente nostalgica e desiderante. Una danza capace di raccontare l’immagine sonora dell’Arte quando incontra l’impressione fuggevole della mente rapita dal sentimento arcaico della terra.

Sottile riverbero e rimando, bagliori e sensazioni diafane calate in un’atmosfera di silente enigmaticità. Qui ogni tratto è allegorica declinazione volta a creare una realtà sottostante ed originaria, una “patria” primigenia delle cose e dell’uomo, un luogo coscienziale, al quale ognuno di noi appartiene.

Invisibile poesia, intimo riparo, respiro dell’universo. Quasi un’analisi retrospettiva che Serra mette in atto come un sogno di rigore e tensione, di evocazioni e fremiti, una visione onirica disposta nell’ordine della tela: linee, segni, gesti ed il profilo indelebile del cosmo è tracciato. Primo piano e sfondo emergono, così,  come scenografici rimandi mediante i quali Serra mira all’unità interna, al cuore dal quale si dipartono i raggi delle nostre palpitazioni più autentiche.

Sono quadri che rapiscono per la ricchezza simbolica, in ogni opera sembra, infatti, essere condensata l’esistenza e la sua storia con il suo passato colmo di memoria, sostegno ( con la raffigurazione della stampella daliliana) indispensabile per vivere il presente e di cui si può protendere verso il futuro, ma non solo, i segni continuano a parlarci: il maschile, il femminile, la fertilità,  nella figura di una palombella che richiama antiche valenze segniche sarde. Serra riesce a far combaciare la materia dell’Arte con la materia della vita.

Il supporto ne diviene la trama e la struttura che, dal punto di vista spaziale, determina il valore non soltanto espressivo ma anche estetico dell’opera, mentre l’equilibrio delle forme e l’equilibrio cromatico, dai forti accostamenti, le conferiscono intensità e omogeneità.

Simboli usati come sigle si dispongono secondo scansioni ritmiche ben precise tanto da formare un alfabeto che nel ripetersi compone sempre scene diverse e crea nuove strutture del linguaggio pittorico.

La memoria dei segni comunica in noi e con noi assumendo l’aspetto di  reperti archeologici capaci di assimilare fisionomie naturali in una tessitura dalla viva e potente forza emotiva, che richiamano la bellezza incontaminata delle forme rupestri, che divengono un codice d’accesso per entrare nella dimensione dell’arcaico, del pensiero e dell’interiorità.

Ordine precostituito, armonia, disincanto della terra. Segni che ridefiniscono la sola anima,  il solo ethos, la sola vita che l’uomo può abitare.

di Antonella Iozzo
©Riproduzione Riservata 
( 29/10/2011)

 

Curriculum
Antonello Serra è nato ad Oristano il 6 febbraio 1967, attualmente vive e lavora a Trento. È socio dell’Associazione “Amici dell’Arte di Ghilarza”.


I suoi primi approcci con la pittura ad olio risalgono al lontano 1987, come autodidatta, riproducendo opere prima di De Chirico e in seguito di Salvador Dalì che rimane impresso non solo nei suoi quadri ma anche nel suo stile di vita.

Così inizia la sua avventura di pittore in un paesino di mille abitanti, confrontandosi con altri pittori locali. Dipinge instancabilmente giorno e notte; poi arrivano le prime mostre collettive in paese e dintorni fino al 1995, ma questa realtà gli va stretta e decide di trasferirsi in “continente”, a Trento, dove cambia totalmente stile di vita. Conosce altri pittori ma soprattutto visita molte mostre che aprono nuovi orizzonti al suo lavoro.

Antonello ha sempre dichiarato che la sua fonte d’ispirazione è Dalì e nel tempo ha affinato la sua tecnica pittorica riuscendo ad esprimersi con immagini di sua invenzione nelle quali permane un velato ricordo della surrealtà dei primordi.

Sperimenta nuove tecniche su carta, su tavola e su tela seguendo anche i consigli di Giuseppe Bosich, grande maestro d’arte e artista contemporaneo e surreale. Tocca temi delicati: si è cimentato in argomenti religiosi, introducendosi poi in ambiti erotici per arrivare ad affrontare anche la morte.

Fino al 2009 le sue invenzioni si sono sempre più orientate a descrivere minuziosamente, con dovizia di particolari, immaginari mondi sommersi e simboliche metamorfosi, spesso fortemente allusive della sessualità, nonché possedute da una specie di horror vacui. I colori nella attuale fase combinatoria, con accostamenti talvolta trasgressivi, appaiono amalgamati da una gestualità liquefatta, trasparenti.

Riprendono, come in una memoria visiva, le immersioni nei caldi mari dell’oristanese, increspato da brezze ondeggianti che attraggono e respingono le pulluzioni ampollose, seminali, emergenti dalla fauna e dalla flora terrestre-marina-atmosferica, alla ricerca di sensuali coesioni amalgamanti.

La miscela cromatica delle lacche di garanza con i blu di cobalto primeggiano nella campiture dei flottages, ma anche gli incendi di luce all’occaso, mediano degli aranci coi gialli primari e i rossi di cadmio, mentre i contrasti a contorno delle figure, delineate dal bianco titanio e dagli scuri delle terre d’ombra, scandiscono, talvolta in ritmo serrato, talaltra con delle messe a fuoco nei primi piani, un racconto suggestivo e favoloso, talvolta inquietante.

A partire dal 2009, dopo 5 anni di ricerche e di studi preparatori, Antonello inizia un nuovo ciclo e genere di opere relative al simbolismo e ai segni sardi che intitola “Infrusiadas” – Passaggi veloci; una mescolanza di segni, graffiti e simboli dell’età nuragica che vengono accostati con armonia cromatica ai segni e alle figure che appaiono sulle tipiche cassapanche sarde.

Un particolare equilibrio compositivo e cromatico che colpisce l’osservatore senza “disturbarlo”, che rende intrigante la visione e la scoperta di creature e situazioni favolose e fantastiche del passato. Una vera e propria immersione nella realtà immaginata difficilmente rappresentabile…….

Antonello Serra ha partecipato a numerose mostre collettive e le sue opere sono state apprezzate in diverse personali. Le più significative hanno toccato città italiane quali Oristano, Cagliari, Trento, Roma, Pisa, Milano, Bologna e Viterbo e città europee

di Antonella Iozzo  
( 29/10/2011)

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