Giovanni Greco

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Giovanni Greco. Con la  metafisica ho ritrovato negli oggetti  un contesto di architetture … 
 l’inconoscibile, l’indescrivibile, il mistero intrinseco, profondo che sta all’interno di ognuno di noi

di Antonella Iozzo 

Image-specchioGiovanni Greco, artista con la passione per la vita, quella che sibila nel mistero delle cose, quella che pulsa nell’Arte, quella che emana dal silenzio del mondo. Un vivere dentro e attraverso l’incandescenza dell’attimo creativo. fatale seduzione, metafisica intuizione.

Giovanni Greco e la pittura, un amore a prima vista?
Più che altro direi amore per le “arti” approdando, dopo varie fasi, alla pittura che è riuscita a travolgermi e nella quale posso sostenere di avere  ritrovato le giuste direttive. 
 

Figurativo vestito di metafisico o viceversa?
Beh, la  pittura che sto facendo nasce dalle esperienze vissute, da quanto ho raccolto e immagazzinato dall’ adolescenza fino ad oggi. All’età di quattordici anni ho avuto l’incontro, per mezzo del mio insegnante di lettere, con il termine “metafisica” ebbene, tutto è rimasto intrappolato e custodito nella mia memoria e tutto ruota attorno all’ “éndonèxò” (interno-esterno)un termine che ho coniato qualche tempo fa : dove lo sguardo è indirizzato verso me stesso e dentro le cose ma nel contempo viene espresso il mio desiderio di far sentire la pittura più vicina al vissuto dell’osservatore. E’ un  dialogo cerebrale un pò complesso,devo dire, che tenta di svelare la realtà del mondo al di là di ogni filtro e di ogni deformazione imposta dalla quotidianità e pertanto l’interesse nei confronti della metafisica è stato inevitabile ; ed è proprio su questo al di là  che intendo far confluire i nostri sguardi al di là della rappresentazione e del tempo.

Il suo concetto metafisico?
Mi sono sempre chiesto del perché riconoscere o ammettere l’esistenza di una realtà superfisica come realtà primaria  e non invece andare al fondo dei fenomeni che osserviamo, al di là dell’apparenza o di come le cose ci appaiono. Con la  metafisica ho ritrovato negli oggetti che talvolta rappresento o nell’accostamento di essi in un contesto di architetture (sia pure di derivazione dechirichiana) o in un ambiente, l’inconoscibile, l’indescrivibile, il mistero intrinseco, profondo che sta all’interno di ognuno di noi  a cui si può arrivare cercandolo “in sé” e precisamente fuori dalle condizioni del suo apparire ;  lungi da me disquisire su concetti filosofici  ma voglio dire che cerco di superare e andare al di là dei limiti dell’esperienza tracciati dalla limitatezza spazio-temporale dell’uomo per approdare in quello al di là dei quali non è più possibile  alcuna forma  se non quella intuitiva e puramente razionale, in definitiva una forma intelligibile che  trascende ogni possibile realtà legata alle esperienze umane ove tutto è noto ai nostri occhi e alla nostra memoria ma tutto appare nuovo attraverso uno scarto obliquo del pensiero che rimanda sempre a qualcos’altro, a qualcosa che sta oltre.

Nelle sue opere vi sono anche riferimenti ai maestri del passato. Chi l’ha influenzata maggiormente?
Più che influenzato ritengo di aver colto il cosiddetto  “νοῦς “   (nus) del periodo surrealista di Tanguy, Magritte, Delvaux e successivamente metafisico di De Chirico, non tanto per le scelte stilistiche quanto per la magia di una cromatica ombrosa ed evocativa  non disgiunte dalle tecniche coloristiche di Caravaggio, Poussin, van Eyck.e  Brueghel

Attraverso le sue opere il passato, il presente, il futuro o l’atemporalità?
Decisamente l’atemporalità seppur il passato, il presente, il futuro siano parti integranti e infinitesimali per potersi introdurre in una personale dimensione spazio-temporale ove è possibile la risoluzione di due strati, in apparenza contraddittori, il sogno e la realtà oggettiva.

La conoscenza metafisica quanto influisce sulla presa di coscienza del reale?
E’ evidente che se si parte da una realtà oggettiva questa è conditio sine qua non perché possa esserci la possibilità della metafisica ; se non si vede quindi altra realtà al di fuori della materia nel senso del conoscitivo, che riguarda solo l’apparire, è impossibile la metafisica.

Ma cos’è la coscienza del reale?
La ragione

Quanto è difficile “fare l’artista” in un momento in cui tutti  parlano di crisi?
Ritengo che per un artista non ci debbano essere  momenti di difficoltà in periodi di crisi ossia difficoltà imputabili a fattori non riconducibili alla creatività  ; quello a cui un vero artista aspira sempre è creare un’opera perfetta, e a tal proposito citerei quanto disse Oscar Wilde : “Possiamo raggiungere la perfezione per mezzo dell’arte e soltanto con l’arte ; l’arte, e nient’altro che l’arte, può offrirci un rifugio contro i sordidi pericoli dell’esistenza” Tuttavia possono incrociarsi momenti storici in cui tutto sembra  perduto, tutto sembra svanire, dissolversi ma che in fondo è una fase preparatoria  per affrontare un nuovo periodo evolutivo.
Se si entra nella galassia economico-commerciale, seppur necessario, l’argomento diviene piuttosto ambiguo : “fare l’artista” potrebbe identificarsi come un qualunque mestiere, nella fattispecie di artigiano;   il vero artista in definitiva potrebbe divenire oggetto di alti e bassi causati da  cambiamenti socio-culturali-economici. La crisi crea un divario fra gli artisti colti, apprezzati da pochi, e gli artigiani sopracitati che vengono appena sfiorati da una situazione economica precaria riuscendo comunque a convincere un pubblico poco attento e soddisfatto per aver riempito le pareti del salotto o della camera da pranzo.

Greco, la pittura e…..
Il reale assoluto

Cosa fa prima di iniziare un lavoro?
Ritengo che l’osservazione e l’analisi siano fondamentali quando si parli di arte intesa come espressione visiva sia essa concettuale, figurativa, informale, astratta. etc Studio e osservo soggetti umani o oggetti o situazioni, metaforiche clessidre, animali simbolici, reperti, macchine, libri monumenti  posti nella loro rigida e consapevole dimensione spazio-temporale e cerco di decontestualizzarli e coglierli nella loro quotidianità ponendoli sotto una nuova luce ; mi incuriosiscono le relazioni interdipendenti che si stabiliscono fra ciò che ho citato e il senso della loro esistenza, del loro reale oggettivo per farli assurgere ad entità vive ed attive pronte a sollecitare senso, ricordo e memoria universali ; elaboro  uno sconvolgente sovvertimento di ciò che in quell’istante mi sta producendo l’impatto  che sia estetico o compositivo non conforme a ciò che viene pensato. Andare al di là di come ci appaiono le cose, andare oltre le capacità delle conoscenze per poter uscire dai confini del reale e della logica nel tentativo di valicare il confine fra “interno-esterno” Nel momento in cui vivo questo stato meditativo di preparazione creativa avverto il bisogno della  realizzazione.

Quando ha terminato un’opera si sente svuotato d’energia o pieno di soddisfazione?
Normalmente quando riesco a cogliere il senso di ciò devo realizzare m’invade una sorta di esaltazione incontrollabile :un’energia potenziale che via via si trasforma in energia cinetica che mi permette di giungere all’obiettivo, che definisco entropico, che mi sono prefissato,  gratificando il mio spirito e la mia mente : in poche parole mi sento appagato nel mio essere.

 Progetti futuri?
Non so nulla ; il presente è l’attuale esposizione su Bluarte : anche questa esperienza ha un sapore metafisico.

Giovanni Greco in tre aggettivi.
Sicuramente analitico, estetico, e perché no anche romantico

di Antonella Iozzo © Produzione riservata
           (04.01.2010)

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