Riscoperti o oscurati

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Dada e surrealismo, riscoperti o oscurati

Da Picabia a Magritte da Mirò a Giacometti attimi di sospensione nei quali l’occhio…

 
1_locandina_dadaRoma – Al complesso del Vittoriano fino al 7 febbraio 2010 “Dada e surrealismo riscoperti”. Più di cinquecento opere in mostra per stordire i sensi tra proclami dadaisti e risvegli surrealisti. Gli esponenti del dadaismo, movimento nato a Zurigo il 5 febbraio 1916, rifiutano la società, negano ogni valore, ogni forma tradizionale. Sono insomma mossi da una furia che distrugge tutte le regole su cui si era basata per secoli l’attività degli artisti. Dalla “distruzione” artistica e letteraria nascono gli stilemi e la poetica dadaista. L’irrazionalità sembra voler essere l’unico significato nell’annullamento del significato.

Le parole si scindono dal pensiero e viceversa, lo stesso nome “Dada” non significa nulla di preciso. Il caso vuole essere l’unica regola, come si denota dalla composizione di Hans Arp “Secondo la legge del caso”, l’artista prende ritagli di carta colorata li fa cadere su un foglio e li incolla nella stessa posizione dove si sono fermati.

A dire il vero il caso sembra essere anche la “regola” dell’allestimento, una successione vertiginosa di artisti minori e maestri tutti in fila disordinatamente. Uno accanto all’altro, ma così accanto da togliere il respiro all’opera stessa, un’asfissia mentale che preclude il godimento del senso e del non – senso, del bello e del brutto, dell’antiestetico e dell’antigrazioso dadaista, un “volutamente caotico” degli organizzatori  che lascia decisamente senza fiato.

Per i dadaisti la sperimentazione di nuovi materiali e di nuove tecniche come l’uso del collage è fondamentale, soprattutto per allontanarsi dal passato. Tecnica già usata per i cubisti e futuristi, assume adesso l’spetto di un gioco fine a se stesso, in cui l’aspetto prevalente è il gesto, l’invenzione, l’uso di materiali quali rottami e rifiuti, un voler minare la presunta sacralità dell’Arte che si serviva solo di materiali nobili. Tra le varianti del collage i fotomontaggi , accattivanti quelli di Man Ray, come il suo “Objet indestructible”. 

Impossibile non nominare Marcel Duchamp ela Giocondacon i baffi, l’orinatoio trasformato in fontana ela Ruotadi bicicletta. Il suo primo ready made. Duchamp utilizza oggetti già pronti in modo da eliminare il “fare dell’artista” e da importanza solo al momento creativo dell’intuizione.

Nelle sale lo spazio è saturo di invenzioni, di anti – riflessioni, di disarmoniche associazioni, attimi di sospensione nei quali l’occhio stordisce lo sguardo e lo sguardo interroga Max Ernst, nelle sue opere l’accostamento casuale di e arbitrario di oggetti o personaggi mira a confondere lo spettatore e lo avvicina al surrealismo. Automatismo psichico puro, secondo Breton.

L’interpretazione dei sogni di Freud, la scrittura automatica, l’inconscio, la filosofia, l’apparenza , il reale, il sogno e la visione. Soupalt, Aragon, Breton  sono fra gli artisti che danno vita al movimento e il numero tredici della rivista  “Litterature” è interamente dedicato al “Movimento Dada” con il quale condividono la sfiducia nel razionalismo e la polemica contro le convenzioni formali, ma mentre i dada hanno un atteggiamento distruttore e nichilista i surrealisti sono positivi, si sforzano ad elaborare una nuova estetica e una nuova visione del mondo. Da Picabia a Magritte e al suo “Castello sospeso”, da Mirò a Giacometti, Martini, Gorky, Munch De Chirico,  Janco, Henry, Matta, Tanguy.

Una carrellata di artisti, una miriade di opere esposte, troppe. Forse semplicemente molte e utili  nell’intento del curatore Arturo Schwarz, di offrire una panoramica sui due movimenti artistici dell’avanguardia storica fortemente attuali. Ma la carica, l’energia, il fortissimo senso eversivo che li caratterizza non ruggisce con forza, non s’impone nello spettatore proprio perché soffocato dall’eccesso e gli artisti trascurati continuano ad essere oscurati dalla quantità e dai nomi fin troppo noti.

Dada e surrealismo se coperti dall’eccesso si scoprono ancora intriganti e magnetici per il grande pubblico. Capitoli dell’inconscio e sconvolgimenti mentali per chi legge la storia nella verità dell’Arte.

di Antonella Iozzo © Produzione riservata
    (18.12.2009)

Immagine Locandina della mostra, con le immagini di “Fountain” di Duchamp e della fotografia di “A l’heure de l’observatoire – les amoureux” di Man Ray

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