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Miguel Angel Abarca.L'esistenza


Personale ; nel crepuscolo dell’anima lance assopite di umanità edificano il sentimento estetico di Miguel Angel Abarca che scivola dolcemente nella calda voce del legno rivelando il canto dell’esistenza. E’ un fiume silenzioso che scorre nelle viscere della terra, che pulsa nel diaframma del dolore, che stritola il vento della speranza nelle intemperie del nudo amore…

Miguel Angel Abarca.L’Esistenza scolpita, l’anima vissuta.
Contrazioni delle esperienze passate e dilatazioni della vita quotidiana si concentrano, quindi, in entità deformate, sospese, irretite, una rapsodia delle strutture profonde

 a cura di Antonella Iozzo

Nel crepuscolo dell’anima lance assopite di umanità edificano il sentimento estetico di Miguel Angel Abarca che scivola dolcemente nella calda voce del legno rivelando il canto dell’esistenza. E’ un fiume silenzioso che scorre nelle viscere della terra, che pulsa nel diaframma del dolore, che stritola il vento della speranza nelle intemperie del nudo amore.
Frammenti d’emozioni torniscono i volumi e scavano nella forma, da essa affiorano solitudini invisibili ma anche vincoli fraterni spezzati da un deserto intimo di isolamento e di vuoto.
Sono corpi come visioni contorte che aprono interrogativi sulla vita, presenza espressivamente potente nella essenzialità plastica dell’opera.

Miguel Angel Abarca sembra offrire le sue mani per dare corpo, senso ed essenza alla memoria del cuore ed al dolore della mente nel tormento del ricordo. Realtà viva e pressante decostruita dall’artista attorno a sensazioni, sensibilità, paure e lacerti di tensione emotiva. Da questi sentimenti incandescenti ha origine l’istinto creativo, un nervo scoperto che si veste di scultorea persistenza umana.

 E’ quasi un fermarsi nell’istante vissuto riformulato nell’orchestrazione visiva del linguaggio artistico, di conseguenza, l’opera appare come un intenso sunto espressivo dell’intera gamma delle emozioni umane, caducità e abbandono, vicinanza e lontananza insieme, illusioni e speranze cadute nel baratro della terra promessa.

Contrazioni delle esperienze passate e dilatazioni della vita quotidiana si concentrano, quindi, in entità deformate, sospese, irretite, una rapsodia delle strutture profonde, un mondo popolato di ombre, dalle quali non riusciamo o non possiamo sfuggire abbandonando il ricordo.
 “Fiera ferita” dell’inviolabile, la cui pulsazione lacerante provoca una distorsione fisica nelle figure di Abarca, le quali assumono posizioni e declinazioni diverse, mentre sono alla ricerca di un rifugio lontano dall’oblio.
Teste, membra, corpi allungati il cui spessore non è quello vero, reale, ma è dato dal tessuto ardente dell’ineluttabile esperienza umana salite in superficie, allo scoperto, dove si rispecchiano, ansiose, le ipotesi di Un “Superstite della Paura” sugli infiniti destini possibili.

L’Arte di Abarca sembra essere espressionismo scultoreo giocato tra le fibre del legno e il respiro dell’intuizione artistica. Il risultato è una verità bruciante, disarmante, urlante le angosce, le accigliate cicatrici del tormento, il buio della desolazione; oltre, in controluce, la difficoltà di stare in equilibrio tra la vita che prosegue e quella abitata dal dolore nell’atemporalità della coscienza.

Le sculture di questo straordinario uomo dall’infinita sensibilità e dalla coscienza artistica autentica, capace di rappresentare i poli contrapposti dell’anima e del pensiero plastico contemporanei, ci accompagnano quasi per mano nel primordiale moto dell’animo, i cui impulsi, nel perlaceo universo dell’arte, segnano il tempo dell’eternità, mai toccata dall’umano sentire. Sono istanti scolpiti nella carne emaciata della condizione umana, non-luoghi che inducono alla riflessione mentre le fobie, le speranze, le incertezze migrano verso terre promesse.

Da questo orizzonte, armonia e silenzio si compenetrano in un abbraccio senza confini e fluiscono in uno spazio aperto, quello del dialogo, uno spazio carico di fede, di presagi e di passione. Abarca lo suggella nella bellezza struggente di una lacrima che inonda d’immenso la dolcezza sopita delle linee curve. Da esse riemergono all’improvviso sonorità proveniente dalle anse dell’esistenza, musica fattasi sostanza evocante tra la modulazione gestuale dell’artista.

Vita, verità, storia e storie di ordinaria realtà vengono vissute da Miguel Angel Abarca attraverso la sintesi fra il riflesso della logica costruttiva e l’impeto dei sentimenti, delle emozioni, un “Monologo nella notte” che richiama mondi lontani, ma mai così vicini nella carica di spirito che queste opere esprimono.

L’Arte vive e vibra sotto la pelle delle sculture favorendo la percezione e la comunione dei sensi un’esperienza capace di portare nuova linfa tra le mani dell’artista aperte al prossimo e pronte a colmare le distanze del cuore toccando le corde dell’anima.

Opere che catalizzano lo sguardo imprigionando l’iride nei momenti di turbamento, nella sottile inquietudine, nella disperazione impressa su bocche prive di parole. Una drammaturgia del gesto scultoreo e in segno tracciato dove, il preludio del sogno è “Fare castelli in aria” o di essere farfalle libere per rivivere il proprio corpo e il proprio destino in maniera diversa, migra nel tempo dell’attesa e dell’angoscia .

Un inno artistico alla libertà e alla sua continua ricerca, una celebrazione plastica del senso dell’Essere nell’Invisibile e nel Sensibile come il bene più prezioso. Ecco allora, che gli spazi interni del pannello o della scultura, la loro struttura, la loro composizione, la loro rappresentazione si fondono in un unicum incredibili e dall’aspetto espressivo, ispirato dall’inconscio, da un io che, fra sofferenze, aspirazioni e speranze, gioie e drammi, esce dall’intimo di Abarca e si concretizza in opere dal forte impatto emotivo, o forse, sarebbe meglio dire nella metamorfosi materica di un’evocazione che danza l’estensione della propria luce interiore.

Immagini affascinanti esprimono il rimosso sospeso nel delirio della mente, mentre una crescente tensione anima la pietra, altro materiale usato, che irradiata dall’ispirazione dell’artista sussurra la sua durezza e, ad ogni colpo di scalpello, il suo gemito si distacca e cade nel cristallo di resistenza e verità che edifica la forma della vita inconsumata.

L’Arte di Miguel Angel Abarca sembra essere una mediazione fra il materiale e lo spirituale, fra l’esistenza e l’esistente, legami che s’incrociano toccandosi nella penombra dei sentimenti. Visioni emotive legate da simboliche dinamiche di pensiero capaci di denudare la coscienza lasciando schiudere la materia. Dentro di essa il cuore della vita, l’essenza del primordiale, l’organismo che sostiene la forma e imbriglia l’anima, il soffio vitale.

Un arcaismo umanizzato, una plasticità arcaica, un tempo sospeso implode nel legno, negli oli, nella pietra scolpita che si disgrega o si raggela e dalla quale compaiono sentimenti da decifrare come una “Sfinge verso il futuro”.

L’archè di un’umanità evoluta ma ancora prigioniera del dolore insito nel suo gene e di quello generato dall’egoismo, trapassa nel primordiale e solleva la verità della bellezza pura nella sua dimensione spaesante. Volo radente di palpiti sempre più figurativi che parlano della sostanza sensitiva con grande respiro ma, tenendo sempre presente la sofferenza delle cellule, l’elaborazione del vissuto, la presenza latente della placenta simbolica, tutto ci conduce alla vita nella sua forma, evoluzione dell’eterno nell’ istante ripreso da Miguel Angel Abarca.

di Antonella Iozzo © Produzione riservata
              (07/10/2010 )

Curriculum

Don_Miguel_con_su_escultura_1Miguel Angel Abarca nasce a Masaya (Nicaragua) il 14 gennaio 1944 da Miguel Angel Abarca e da Ana Julia Rivas: nel 1948 la famiglia si trasferisce a San Rafael del Sur ove si dedica all’agricoltura.

La famiglia vive in condizioni così disagiate che il bambino, (unitamente ai fratelli ed alle sorelle) invece di andare a scuola aiuta i genitori nel lavoro agricolo.

Poiché la Signora Ana Julia teme che alla morte sarà seppellita direttamente sotto la terra, quando Miguel Angel raggiunge l’età di 13 anni, viene inviato a vivere con lo zio a Masaya, al fine di apprendere a costruire casse da morto. Al salutare il ragazzino, la madre gli dice: “Figlio, vorrei che mi facessi una bara per quando sarò morta”.

Miguel Angel apprende l’arte in 3 mesi e da quel momento si appassiona talmente alla lavorazione del legno da divenire, nel corso degli anni, il più famoso scultore non solo del Nicaragua, ma dell’intero Centro America.

Non appena gli è stato possibile, quindi, ha costruito la cassa da morto che la mamma ha tenuto in casa, con orgoglio, per 5 anni, ossia fino alla morte. In tale occasione ebbe l’onore non solo di essere seppellita nella più bella bara fatta da don Miguel, ma anche di avere la più suggestiva cerimonia di sepoltura che abbia mai avuto luogo in San Rafael del Sur.

Scultore e pittore autodidatta, dalla fine degli anni ’60 ad oggi don Miguel Angel ha presentato 4 mostre personali ed ha partecipato a circa 90 mostre nazionali ed internazionali ottenendo i seguenti premi:  

Menzione d‘onore in scultura da parte della Scuola Nazionale di Belle Arti (1968) consegnatagli personalmente dal celebre pittore don Rodrigo Peñalba, Direttore di detta istituzione;  

Menzione d’onore in scultura in occasione del 50° Anniversario “Sandino Vive”, Casa Fernando Gordillo (1984)
Primo premio in scultura nei concorsi nazionali di belle arti “Genaro Amador Lira” indetti dalla Unión de Artistas Plásticos de Nicaragua (1987, 1992 y 1994);
Nel 1990 il Comune di San Rafael del Sur lo dichiara “Figlio Diletto”;  
Nel 1994 le Poste del Nicaragua emettono un francobollo postale con la sua opera “Exodo II”;  
Primo premio in scultura nel “Concurso Naturaleza 96”, Galería Códice (1996); 
Nel 1999 viene pubblicato in Cuadernos de la Plástica Nicaragüense No. 3, Galería Códice; 
Nel giugno del 2007 il Presidente del Nicaragua conferisce, a lui e ad altri artisti, l’Ordine dell’Indipendenza Culturale Ruben Darío.

Miguel Angel Abarca ha rappresentato il Nicaragua in numerosi eventi artistici internazionali che hanno avuto luogo in alcune repubbliche della ex URSS, negli USA, in Belgio, Panama e Israele.
 Le sue opere vengono presentate, periodicamente, dalla stampa nicaraguense ed in modo particolare da “La Prensa Literaria”, il supplemento letterario allegato a “La Prensa”, il giornale nicaraguese piu’ importante del Paese.

di Antonella Iozzo © Produzione riservata  
             (07/10/2010 )

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