Rosso di Sera

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Collettiva “ROSSO DI SERA “
Con gli Artisti: Francesca Donadio, Michele Luongo, Patrizio Mugnaini, Pablo Manuel Pace,
Giovanni Pedote (Giope), Alessandra Pierelli, Maria Relini, Giovanni Ricciardi

a cura di Antonella Iozzo

Trasformare le stanze della mente in una sequenza di visioni oniriche scopre l’anima sensuale dell’Arte, è una sinfonia concertante per otto pennelli, è un’intensa partitura di struggenti sfumature rosso fuoco, è un incontro sul bacio del tramonto, è Rosso di Sera: infuocate passioni, trasparenti emozioni. Ogni nota è governata dal vortice convulso della tensione emotiva, prende forza nel suo crescendo e cede alla dolcezza dell’adagio sostenuto.

“Rosso di sera” apocalisse sonora del colore, desideri che determinano prepotentemente la forma, voci di mezzo nel liquido vischioso dell’inquietante sommerso, caos cosmico nell’armonia sferica della terra.

Ma non sempre la modulazione melodica scivola nella tranquillità crepuscolare di un tenue ricordo, o sorvola il crepuscolo di una passione che brucia la sabbia al calar del sole, a volte, lontano, nell’horror vacui della mente implosioni di pensieri al limite dell’indicibile, inscenano una danza macabra, sono figure inconsce prese a prestito dal vocabolario della distorsioni esistenziale, rivoli rosso sangue si addensano fino a coprire la ragione, e su una campitura piatta Pace traccia le sequenze di un thriller,  è uno spazio dove risaltano oggetti e figure che rimandano agli errori del mondo, tutto e nulla, riflessioni come punti di domanda in attesa.

Questa mostra riunisce Arte e artisti distanti fra loro ma uniti da una stessa tensione spirituale, da un’identica consapevolezza cromatica: profondo rosso.  Iridescenze tattili, eleganti arabeschi, sinuose movenze sovrastano il cielo intriso di un magma sonoro incastonato nella materica rivelazione dell’infinito, è l’eclissi della ragione nel delirio del desiderio è un attimo d’amore dipinto, è un’ elevazione del sentimento su tela regalatoci da Pierelli, quasi un linguaggio della visione in una splendida composizione che ne definisce il ritmo e il significato interno in un leitmotiv carico di vitalità. Una transazione cromatica dominata dal rosso e dai suoi derivati si lascia sezionare senza mai cedere alla risoluzione formale. Nessuna traccia tendente al riconoscibile ci viene incontro, solo la musicalità del colore di Donadio sulla quale è organizzato lo spazio. L’illusione ottica gioca sugli effetti di luce e le decifrazioni simboliche di un profondo intimo elude l’inconscio in un “rosso di sera” interiorizzato che traccia il suo intenso fervore omaggiando Cèzanne.

In un atmosfera di grande intensità espressiva l’accento romantico di una rapsodia sfuma nel tramonto infuocato di Luongo, qui si cela l’attimo fuggente del Disincanto del tempo, qui nasce quella visione delle cose che avanza nella coscienza dell’essere, qui l’artista recupera la figura del silenzio in una messa in scena giocata sulle masse timbriche, mentre sospende l’elaborazione sensoriale nell’onirica presenza del lume della ragione.

Una figurazione decisa e selvaggia con tratti della cultura mediterranea, mitigata dalla poetica del gesto, caratterizzano le opere di Relini. Le forme,  s’impongono sulla superficie come nello sguardo dello spettatore, con un’irruenza che anticipa la scansione dinamica del movimento resa dalla pennellata densa e vibratile, mentre mille frammenti leggeri e danzanti, enfatizzano con il loro fascino ogni brandello evocativo. Nell’immaginazione improvvisi guizzi di materia si plasmano nella lucidità razionale della mente, è una scenografia che fa corpo con l’opera, è una metafisica introspezione dell’io dilatata da Mugnaini verso il primordiale. L’essenza umana si staglia nella spazialità, pochi elementi simbolici bilanciano la scena, il calore della terra brucia di rosso e oltre la linea prospettica dell’orizzonte umano, l’arcaico.

Un paesaggio magmatico, una linea d’orizzonte, un’astrazione ai confini del senso, è la ricerca pittorica di Ricciardi. La forma aperta lascia all’osservatore la possibilità di allontanarsi e di avvicinarsi in uno spazio apparentemente complesso ricco di riferimenti psichici e filosofici, tutto il resto è dentro di noi. Riverberi d’esistenza tracciati sulla materia, incrinature, incavi e rilievi riproducono l’orografia dell’anima, sono sussulti, impulsi, passioni ritratte da Giope in opere in cui il richiamo alla terra è un urlo vitale che provoca crepe, varchi interiori ardenti, incandescenti, una musica verbale di parole non dette ma ben strutturate nella sostanza materica e cromatica. Rosso di sera,  l’universo in una sinfonia.

 

di Antonella Iozzo © Produzione riservata
            (15/09/2008)

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