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Nicola Andreace. Le forme della memoria futura


L’innocenza del divenire e il suo eterno ritorno su spazialità  che sembrano proiezioni geometriche della mente, appassionante avventura della civiltà, del passato e del suo vissuto raccolto in se.
a cura di Antonella Iozzo

1segni-di-civilta In un’infinita e composita armonia che completa e rinsalda il mutevole orizzonte della dimensione esistenziale, culturale e sociale, la sensibilità artistica e l’acume intellettivo di Nicola Andreace divengono la seconda pelle del reale, il tessuto connettivo tra l’apparenza e la sostanza. Una personalità creativa che ne esplora i riflessi cangianti e ne amplifica gli effetti in un accordo espressivo teso tra emotività e lucidità . La tela per Andreace diviene lo spazio tra l’io e l’arte, lo spazio indissolubile, non solo fisico, sul quale l’artista dipinge le proprie percezioni, le riflessioni sulla storia, sul sociale, sulla condizione del vivere. Sono percorsi iconografici e analisi delle forme che entrano in contatto con l’intimo paesaggio interiore e provocano uno scambio di sensazioni e riflessioni.
Spazi come luoghi da conquistare o esplorare, situazioni come habitat in cui gioia e dolore, ansia e serenità costituiscono il diaframma della vita; queste le costanti della ricerca artistica dell’autore che incidono la sua poetica con colori forti e forti contrasti, capaci di imprimere energia e fermento, amore incatenato alla terra e sgomento per radici tradite dalle ferite contemporanee. Pensiero celebrale ed emozione palpabile camminano all’unisono rivelandosi improvvisamente all’intuizione di Andreace, ecco allora che il gesto si fa forza vitale, slancio vitale, muovendosi, sfuggente e tempestoso, nel fremito dell’ispirazione, per poi ricadere limpido e quieto, come un luminoso segmento di verità.
Un’analisi introspettiva dalla quale sembrano emergere le traiettorie dell’universo, linee che s’intersecano e suggeriscono la prospettiva, piani e colori che disegnano la profondità e lo spazio rilancia l’azione creativa. Un’azione in grado di coinvolgere l’arte nella vita e viceversa, di descrivere attraverso una costruzione sintetica di luoghi, persone, e sensazioni, il vissuto, la memoria, i ricordi. Scenari come luoghi della mente dove l’uomo riscopre se stesso e il proprio passato ma rischia anche di perdersi quando gli stati d’animo, nei crocevia dei tempi che passano, si svuotano dal senso rimanendo pure astrazioni.
Andreace ne avverte il sintomo e con un’attentissima e sottilissima analisi delle forme e del rapporto tra soggetto e sfondo richiama la pittura al suo ruolo di Dea dispensatrice di edificante bellezza, di eterna poesia di cui è pervasa l”Alchimia visiva” natura e suono interiore della coscienza. In questa particolare atmosfera le armonie cromatiche sembrano avvolgere spazio e sogno. È una trasfigurazione, che conserva sempre una corrispondenza con la realtà, con una più intima visione delle cose, come se l’artista volesse arrivare a un’idealità del luogo, una sorta di assoluto sul quale vegliano le “Sequenze vitali”.
Frammenti progressivi dell’esistente s’incastrano perfettamente fra loro, il risultato è una geometrica partitura nella quale gli accordi cromatici evidenziano i volumi equilibrati e le modulazioni della luce. È una pittura ricca di ossigeno, forte, vibrante di flussi, culture, e tradizioni diverse, la sensibilità di Andreace, infatti, ci restituisce una pittura che si lascia sollecitare e sorprendere sviluppando una soggettività responsabile che risponde agli interrogativi della vita.
Con lo sguardo rivolto verso il domani e gli occhi spalancati nel quotidiano Andreace comunica “la Trama del tempo”, la debolezza dell’uomo e il suo ego, il progresso che avanza, la tecnologia che catalizza le emozioni. Nello spazio della tela un intimismo raffreddato che non lascia scampo, congela la parabola moderna del mondo tangibile e racconta l’identità instabile del suo linguaggio. L’esistenziale entra in scena ed evoca un movimento mentale della forma più aperta e disarmata dall’invenzione, ma capace di portare in se i valori positivi della dignità dell’uomo.
Ogni opera ha una propria forza, un proprio carattere, una propria entità storica, appartiene alla vita quotidiana, all’ “Universo quotidiano” e da essa preleva le impressioni, le suggestioni, l’esistenziale che si unisce all’esplorazione della più intima sensibilità. Andreace dando corpo ai sentimenti che evocano gli echi del tempo ci trascina, ci sommerge, ci domina come una fiamma improvvisa capace di scuoterci dentro fino a condurci alla più inaccessibile verità spirituale. È un’esperienza audacemente sconvolgente e tranquilla che collima con il senso di sospensione che pervade la trama compositiva dell’opera. L’iconografia senza tempo e l’assenza di luoghi riconoscibili è un continuo stimolo per la memoria che deborda evocazioni sensoriali, essi non solo divengono esperienza emotiva ma fungono da supporto alla struttura narrativa.
Il vero, la sua visione e la sua evocazione sono trascritti dal gesto di Andreace in un intermezzo pittorico, aureo movimento che coinvolge, mente, anima e corpo. È una continua evoluzione che si propaga verso altre direzioni, verso le curve della ragione e i precipizi delle emozioni, è una verità che compenetra l’intera coscienza di un romanzo artistico, scritto con i colori, i segni, le forme della propria sensibilità e della propria onestà intellettiva. Istante che richiama e induce alla veglia la consapevolezza umana. L’impulso creativo mostra i caratteri strutturali dell’estro teso fra il visibile che tradisce la poesia del vivere e l’invisibile che amplifica la potenza del sensibile. È un mondo fatto di forme, di memorie, di allusioni, orchestrati con estrema nitidezza di disegno. E’come se ogni opera fosse la cadenza musicale di una ricerca estetica che dal contemporaneo trae il mordente per una nuova dimensione del vivere, per una nuova “Sintesi concettuale”.
Verità, idealità, realtà come voci che rendono assoluto e vero ogni singolo pensiero di Andreace s’innestano in questa dimensione e rilasciano una traccia chiara e tangibile dell’esistenza, è un procedere verso l’interno, verso l’anima tesa nelle corde più sensibili dell’universo. Archeologie di memorie future distendono l’innocenza del divenire e il suo eterno ritorno su spazialità che sembrano proiezioni geometriche della mente, appassionante avventura della civiltà, del passato e del suo vissuto raccolto in se.
Nelle opere di Andreace non vi è solo un prelievo del reale ma la riappropriazione del suo significato più intimo ed evocativo, dal quale migra la natura lirica dell’esistenziale e quella libera dell’ispirazione. Una lettura cifrata che ci riconduce dentro la forma ampia e fluida della coscienza, ecco da dove proviene, la forza trattenuta nelle sue opere. Sono quadri che preservano la singolarità del dettaglio, alla visione d’insieme data da una forte carica cromatica, si somma la visione parziale, del tutto autonoma, entro cui è possibile ritrovare, figure, forme e simboli. Sul palcoscenico della tela, di conseguenza, gli elementi della storia trovano la loro giusta collocazione secondo un’armonia razionale e ben equilibrata.
Figurazioni e astrazioni s’integrano vicendevolmente in combinazioni che partecipano all’organizzazione dello spazio; ogni cosa legata al mito, alla storia universale o personale, persiste lungo un ricco percorso creativo evolutesi dalla metà del Novecento fino ai giorni nostri. Connessioni tra passato e presente, vettori frammentari, percezioni ed esperienze diventano specchio del mondo, su cui sollevare le palpebre nell’assoluta certezza di vivere ogni attimo tra razionalità cosciente e profonde relazioni di senso che implodono nella sfera dell’io.
Andreace sembra recuperare le forme di un sapere simbolico per diverse possibilità allo sguardo e per aprire nuovi universi in armonia, piuttosto che in antitesi, con l’esterno, in particolare con il presente, l’attuale, il contemporaneo.
Segni del tempo come tracce impresse sulla sabbia, segni come elegie dell’assente, segni come impronte della memoria e del ricordo che creano una comunicazione sensoriale tra il mondo visibile e l’invisibile, un continuum   tra l’ispirazione arcaica che rievoca il senso dell’esistere e le “Strategie culturali” dalla nostra società. È una pittura che racconta, quella di Nicola Andreace, che riflette ed induce alla riflessione, una pittura che s’introverte, scivola dentro, nella mente e nel cuore per riemergere verità, testimonianza, manifesto pensato e ragionato sull’uomo, sulla sua infinita potenza e sull’effimera caducità.

CURRICULUM
Nicola Andreace, nato a Taranto nel 1934, vive ed opera a Massafra. Segue gli studi artistici, che completa presso l’Accademia di Belle Arti. Ordinario di Disegno e Storia dell’Arte nei Licei Scientifici di Stato, dove ha esperienza di Presidenza, svolge per la sua materia la funzione di Commissario e Presidente nei Corsi e Concorsi Ministeriali. Dal 2004, un’esposizione permanente nella Galleria, Centro Studi, Ricerche e Documentazione“ Segmenti d’Arte” di Massafra attesta la sua attività artistica, iniziata con una mostra collettiva nel maggio del 1957, nella Pinacoteca Provinciale di Bari.
Civiltà Contadina (1957-1967)  – Andreace, con un espressionismo popolare neorealista, annota l’identità dei padri e ne conserva la memoria, raffigurando centri storici, vicoli, case povere, volti pieni di dignità arcaica e di orgoglio di appartenenza, umili oggetti di uso quotidiano o di lavoro. Il rigore formale si accompagna a campiture coloristiche con scatti di ombre o reimpasti tonali. Società Tecnologica (1968 -1981) – Andreace memorizza la trasformazione del suo territorio, rappresentando il passaggio dalla “civiltà contadina” alla “società tecnologica”con allucinanti figure ingabbiate in tralicci di fabbriche in costruzione, visi esterefatti di fronte a un mondo nuovo, uomini già infetti dal morbo dello “smog”, insegne di un mondo – mito, che s’ingigantisce e disperde l’individuo. Umanesimo Tecnologico (1982- 2005)- Post Human (2006 a tutt’oggi) Dalla fine degli anni ’50, Andreace realizza anche opere di scultura e di strutture architettoniche in cemento armato, acciaio, ferro, legno e terracotta. Dal 1965 svolge interventi operativi e sperimenta nuove tecniche espressive nel campo della grafica. realizza manifesti d’Arte, pubblicazioni, annulli e messaggi filatelici speciali. La maschera “Lu Pagghiùse” da lui progettata è diventata una delle due maschere ufficiali del Carnevale di Massafra, “magia dello Jonio”. Tra le monografie di Andreace, citiamo: “Nicola Andreace”1970 con Presentazione di Eugenio Miccini e Franco Sossi; “Andreace, Immagini alternative”1973 con Presentazione di Michele Perfetti; “Nicola Andreace, Quali possibilità per l’uomo in Europa”,1979 con Presentazione di Mario Penelope ed altri; “Andreace, Reportage Ottanta” 1980 con Presentazione di Franco Solmi; Linguaggio grafico e Comunicazione visiva/1 1990 con Presentazione di Arturo Carlo Quintavalle; I  Cinquant’anni del Carnevale di Massafra attraverso i Manifesti di Andreace 2003 con presentazione di Cosimo. D. Fonseca e Roberto Caprara; Angelo Lippo: Andreace“nel cuore della terra” 2004; Nicola Andreace, Antropologia e Tecnicismo/ Arte e Impegno civile, 1968 -1981 a cura di Melania Longo, con Presentazione di Gianni Iacovelli, Massafra 2009; ecc. Andreace è stato oggetto di studio e di ricerca presso le Università degli studi per tesi di Laurea, tra cui si citano

1) Corso di Laurea in beni mobili artistici, Tesi di laurea in Storia dell’Arte contemporanea “Nicola Andreace” Relatore Prof. Lucio Galante, Laureanda Tiziana Longo; 2) Corso di Laurea in beni mobili artistici,Tesi di laurea in Storia dell’Arte contemporanea, “L’Arte per la Società” Relatore Prof. Letizia Gaeta, Laureando Gianluca Marinelli;
3) Corso di Laurea in beni mobili artistici, Tesi di laurea in Storia dell’Arte contemporanea “Il Premio Massafra” Relatore Prof. Massimo Guastella, Laureanda Carmela Melania Longo.
Inoltre valido è stato il suo apporto per la redazione della tesi in Storia dell’Arte Moderna della laureanda Giuseppina Rotelli “L’antica chiesa madre di Massafra. I dipinti di D. Carella “ Relatore Prof. Giulia Civitano, Facoltà di Lettere e Filosofia, Università degli Studi di Bari, Tesi di Carla Grassi, La Chiesa di Santa Maria della Giustizia a Taranto: un raro esempio di architettura gotica nella Puglia di epoca angioina;Relatore, Prof.Fabio Gabrielli, Università di Siena.
Rai3 / Telenorba / Studio 100 / Telesud hanno diffuso con servizi notizie sulla sua attività e sulla sua presenza operativa.

Inoltre tre Biografie Visive (DVD della durata di 35- 40 minuti ciascuno) registrano: i vari periodi dell’attività dell’artista (Civiltà Contadina, Società Tecnologica, Umanesimo Tecnologico, Post Human); Il Linguaggio Grafico e Comunicazione Andreace (dal 1968 ad oggi), Nicola Andreace, Segni antropologici

di Antonella Iozzo ©Riproduzione riservata
                  (20/05/2013)

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