New opening per il D’O di Davide Oldani

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New opening per il D’O di Davide Oldani nel segno della semplicità. Parte integrante del progetto di architettura, curato da Piero Lissoni, è la vetrata incorniciata da un profilo di metallo traforato.

Redazione

 

nuovo-DO-di-Davide-OldaniNew opening per il D’O di Davide Oldani. Il nuovo D’O di Davide Oldani, adiacente al vecchio D’O di Cornaredo (MI), riapre al pubblico.

New opening. Più grande, ma con lo stesso numero di coperti (48) risulta completamente rinnovato negli interni.

L’accoglienza resta un connotato irrinunciabile della ristorazione all’ italiana alla quale Davide ha sempre cercato di ispirarsi e nel nuovo ristorante ha voluto svilupparla ulteriormente.

New opening. Parte integrante del progetto di architettura, curato da Piero Lissoni, è la vetrata incorniciata da un profilo di metallo traforato e coperta da una pensilina che si affaccia sulla piazza, con una superficie vetrata grande abbastanza da far sì che la piazza possa “entrare in casa” e che la casa possa “entrare nella piazza”.

“E il tocco finale è quello di aver lavorato con la matrice dell’architettura: ho tagliato gli spazi e regolamentato gli ingredienti architettonici come fa un cuoco. E tra gli ingredienti annovero la trasparenza verso la piazza, la luce, la connessione tra il luogo dedicato alla ricerca e il ristorante, la cucina vera e propria e le differenti stanze, che si rincorrono una nell’ altra” spiega Lissoni.

Quando Davide ha cominciato a immaginare il nuovo ristorante, era proprio la ricerca del “nuovo” che aveva in mente, su solide basi però. Nuovo per lui è un’evoluzione costante, è sentire di avere vissuto, studiato, imparato, assorbito e persino rilasciato per dar vita a un ulteriore sviluppo. E come potrebbe farlo se non avesse fondato la sua cucina su solide basi e altrettanto solidi insegnamenti.

“Desidero che la porta del ristorante sia aperta, in tutti i sensi, che una parte della preparazione del menu avvenga davanti agli ospiti – commenta Davide Oldani. – L’obiettivo è coinvolgerli a trecentosessanta gradi, in un ambiente esteticamente bello ma anche accogliente. L’idea di bellezza del mio amico Piero si è perfettamente combinata alla mia idea di praticità, realizzando il mio desiderio di un’estetica che non rinunciasse alla comodità.

Ho voluto ingrandirmi in senso fisico, di metrature intendo, anche se non era questo lo scopo principale. L’ho fatto con l’obiettivo di realizzare una cucina più “grande”, capace di evolvere, di confrontarsi con altre cucine nel nostro Paese e anche fuori; e nello stesso tempo per razionalizzare gli spazi e rendere tutto più funzionale oltre che, naturalmente, confortevole, esteticamente gradevole.

Diciamo che ho effettuato un PICCOLO spostamento fisico – sono andato a pochi metri dal primo D’O- per realizzare una GRANDE evoluzione nella semplificazione, nell’ organizzazione e nella funzionalità. Ma non ho cambiato il numero di coperti della sala.”.

Tutto è stato pensato per offrire un’esperienza che abbatta le barriere tra cucina e sala da pranzo, tra lo chef e i suoi ospiti.

New opening. Nell’ arredare il nuovo ristorante, Davide Oldani ha potuto affermare con maggiore forza queste convinzioni. A cominciare dai tavoli e dalle sedie, che ha disegnato lui stesso, realizzando concretamente alcune idee che inseguiva da tempo e che si sono concretizzate grazie a Riva 1920 attraverso un accurato studio di progettazione su misura.

Fondamentali la scelta dei materiali: legno massello di rovere proveniente da aree di riforestazione controllata, collanti vinilici e finiture ad olio e cera vegetali, garanzia di un prodotto 100% naturale.

Affidabilità, comfort, durata nel tempo erano i requisiti fondamentale alla base della progettazione.

New opening. Gli elementi di arredamento pur nell’ eleganza dovevano essere essenziali, lineari e funzionali. La comodità si traduce in tranquillità e rilassatezza, ma anche nel favorire – attraverso una forma ergonomica degli arredi nata dall’ osservazione quotidiana degli ospiti – una digestione corretta, che comincia quando ci si siede a tavola e non quando ci si alza.

I tavoli, allestiti senza tovaglie, sono dotati di sotto top per ospitare i tovaglioli, le sedie si caratterizzano per vano contenitore porta borse posto sotto la seduta e vano “svuota tasche” porta cellulari e porta chiavi.

Il piano interrato è invece riservato alla ricerca e sviluppo, con un insieme di aree diverse e comunicanti in uno spazio fluido. Qui si trova una cucina a isola attrezzata per creare e sperimentare nuovi piatti e nuove idee, una parte destinata allo sviluppo del brand D’O e dei sui prodotti, una cantina a temperatura controllata aperta alle degustazioni

Cosa si mangerà al nuovo D’O di Cornaredo? Cucina (pop) che vince non si cambia? Niente affatto, Oldani è pronto a guardare avanti, con una “cucina alta e buona” ma comunque accessibile, 10 i piatti inediti. Sicuramente l’attenzione sarà ancor più centrata sulla ricerca del benessere, con molto proposte vegetariane e preparazioni equilibrate. Ma la componente ludica continuerà a giocare un ruolo da protagonista: dalla Battuta d’inizio che si finge campo da tennis (a base di teff prodotto al ristorante) alla Carbonara 3.0, dalla Mozzarella a piedi (presentata a Paestum) alla Bustina da tè. In tutto dieci nuovi piatti per interagire con i classici. Quattro i menu degustazione: Molteplicità, Rapidità, Esattezza, Armonia (quest’ultima, la più articolata con 10 portate, solo nel tinello).

Il locale è pronto per accogliere i primi ospiti: il libro delle prenotazioni fa segnare già 6 mesi d’attesa.

 Redazione
(21/06/2016)

 

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