Sulle pendici della Montagna Sacra

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Il Primo Convegno Nazionale Micaelico a Calvanico (SA)- Sulle pendici della montagna sacra, il Pizzo san Michele, di un riparo sotto roccia dove sono stati realizzate delle pitture rupestri. Queste rappresentano il legame diretto tra Monte Sant’Angelo, dove è nato il Culto dell’Angelo nel Meridione d’Italia e l’allora modesto villaggio di Calvanico.
 di Vincenzo D’Alessio 

 

Calvanico (SA) – Domenica 18 novembre, alle 15,30, nella Sala Consiliare del Comune di Calvanico si è svolto il 1° Convegno Nazionale sul culto di San Michele Arcangelo organizzato dall’Amministrazione Comunale sotto l’alto patrocinio dell’Università degli Studi di Bari “Aldo Moro”; dell’Associazione Internazionale Ricerche sui Santuari, di Monte Sant’Angelo (FG); della Soprintendenza BSAE di Salerno e Avellino; della Pro Loco di Calvanico e inclusa nel circuito “Spazi Sacri e Percorsi Identitari” dell’Istituto degli Studi Cristiani di Bari.

La sala gremita da un folto pubblico di studiosi, giornalisti, fedeli delle valli intorno al Pizzo San Michele, era illuminata dalla presenza della stupenda statuetta dell’Arcangelo, in argento, guardata a vista dal locale Comitato di San Michele Arcangelo. Dopo i saluti del sindaco Franco Gismondi, dell’assessore alla Cultura Antonio Conforti, dell’arcivescovo mons. Luigi Moretti, del parroco della comunità calvanicese don Pasquale Mastrangelo, dell’onorevole Tino Iannuzzi e del Presidente della Pro Loco Raffaele Amoro, ha preso la parola il professore Giorgio Otranto, dell’Università di Bari, fondatore dell’Associazione Internazionale Ricerche sui Santuari, che ha illustrato le finalità del primo convegno a Calvanico e l’importanza dei documenti inediti che la terra delle province di Salerno e Avellino conservano nei monumenti, nelle grotte e nelle aree sacre sparse sulle cime delle montagne.

Di seguito la dottoressa Laura Carnevale dell’Università di Bari ha esposto, avvalendosi di diverse immagini proiettate in sala, l’importanza assunta dalla chiesetta sul Pizzo San Michele, divenuta Santuario con Decreto vescovile il 25 gennaio di quest’anno, quale spazio sacro per tutti i devoti dei comuni sparsi nelle valli sottostanti e il percorso seguito per raggiungere la cima nell’incontro tra Fede e memoria collettiva. Infatti i devoti pellegrini che si ritrovano ogni anno, nei giorni dal 6 all’8 maggio tra le mura della chiesetta, si sentono accomunati dal grande fervore della fatica compiuta nell’ascesa verso la cima (1657mt. s/m) per la remissione di tutte le pene della quotidianità poste ai piedi dell’Arcangelo e il conforto dell’incontro con tante persone provenienti da aree diverse per uno scambio comune di opinioni.

Il Decreto vescovile emesso il 25 gennaio di quest’anno, ha confermato una devozione lunga più di mille anni, ha voluto consolidare i legami tra devoti e chiesa terrena, ha incrementato la volontà di rendere migliore le forze che alimentano la Fede secolare dei nostri padri devoti al loro Patrono. Inoltre ha permesso di introdurre il Santuario di Calvanico tra i santuari delle diverse Diocesi come luogo più alto di culto a San Michele in Italia.

Successivamente la professoressa Luisa Derosa dell’Università di Bari ha trattato l’argomento degli affreschi, inclusi nella Chiesa del SS. Salvatore di Calvanico, nella cappella di Santa Caterina, detta anche del Rosario, realizzati nel 1669 dal grande Angelo Solimena da Canale di Serino, unico allievo di Francesco Guarini o Guarino da Solofra , consolidando i legami e gli scambi tra le diverse realtà culturali presenti sul territorio.

Il professore Antonio Braca, della Soprintendenza ai BSAE di Salerno e Avellino, ha contornato di immagini, provenienti da ogni parte del mondo, il suo intervento sulla statuetta d’argento dell’Arcangelo di Calvanico rivelandone l’importanza della manifattura dovuta alla bottega dell’artista napoletano Lorenzo Vaccaro, maestro in questo settore insieme al figlio e agli orafi napoletani sul finire del XVII secolo. Una vera scoperta per tutti gli interventi operati sul pregevolissimo manufatto argenteo nel corso dei secoli successivi e l’impegno da parte della Soprintendenza di continuare nella ricerca e nel restauro dell’effige dell’Arcangelo.

Chi scrive, è intervenuto sulla scoperta a Calvanico (nel 1994) sulle pendici della montagna sacra, il Pizzo san Michele,di un riparo sotto roccia dove sono stati realizzate delle pitture rupestri. Queste rappresentano il legame diretto tra Monte Sant’Angelo, dove è nato il Culto dell’Angelo nel Meridione d’Italia e l’allora modesto villaggio di Calvanico. Un unico in tutta l’area campana fino ad oggi, dipinte con ogni probabilità da monaci bizantini che in quei secoli convivevano con il nascente Regno Longobardo di Benevento / Salerno. Il luogo, oggi , è completamente fuori dal percorso dei pellegrini mentre in passato doveva costituire una delle tappe del percorso penitenziale, in memoria anche del monaco /eremita vissuto in quei luoghi che aveva dato inizio al culto aereo sulla cima della montagna.

Il dottore Giacomo Disantarosa, dell’Università di Bari, Polo Ionico,ha sostanziato l’importanza dell’archeologia di montagna, nata negli ultimi cinquant’anni, per scoprire i cambiamenti che hanno caratterizzato nel corso dei millenni i luoghi deputati al culto dell’Arcangelo e confrontarli con lo stato attuale. Un avvertimento a non affrontare cambiamenti radicali in questi luoghi sacri, lasciandoli, per quanto è possibile, nella loro integrità.

Ha chiuso il ciclo degli interventi l’archeologo professore Paolo Peduto dell’Università degli Studi di Salerno, conoscitore e frequentatore dei luoghi a convegno, il quale ha tracciato rapidamente le trame del percorso storico archeologico delle valli incluse nel municipio romano di Rota, divenuta successivamente sede della potentissima famiglia dei Sanseverino di Marsico, sulla scia delle popolazioni avvicendatesi nei luoghi che hanno scelto, da ariani, il culto cristiano all’Arcangelo Michele capo delle milizie celesti e difensore della Fede. L’archeologo ha evidenziato l’importanza della conservazione dei reperti in loco e ha sottolineato, con forza, l’importanza delle energie che promanano direttamente dal popolo: devozione che ha permesso la conservazione degli spazi sacri sparsi lungo il Pizzo San Michele,in parte ancora da scoprire e valutare, che continua ad alimentare il flusso dei pellegrini verso la cima del Pizzo San Michele.

Nel dibattito, seguito al Convegno, sono intervenuti diversi studiosi meridionali: Pasquale Natella, Mario Dell’Acqua e Filomeno Moscati, oltre ad altri presenti al convegno. La manifestazione si è chiusa con l’auspicio della pubblicazione degli atti e la diffusione dei contenuti presso le comunità delle valli intorno alla montagna dell’Angelo.

di Vincenzo D’Alessio
  ( 20/11/2012)

 

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