Domingo e Barenboim

Domingo e Barenboim battiti verdiani
 
BoccanegraBerlino – Alla Staatsoper Unter den Linden “Simon Boccanegra,” capolavoro verdiano su libretto di Francesco Maria Piave. Opera bellissima cupa e difficile, convince, conquista, entusiasma con la direzione di Daniel Barenboim e Placido Domingo nel ruolo del protagonista.  Intelligenza, cultura e sensibilità d’interprete qualità inscritte nel nome Domingo e che gli hanno permesso di uscire indenne da un ruolo per baritono, lui che è tenore. Una voce integra e la consueta padronanza del palcoscenico scolpiscono il “Doge” fino alla sua lenta morte affrontata con grande drammaticità, espressività e profonda commozione. Il suo è un personaggio toccante e lacerato: siamo nella Genova del XIV secolo.
L’ex Corsaro Simon Boccanegra, un plebeo, è eletto doge e si unisce in matrimonio con Maria, figlia del patrizio Fiesco e ha una figlia. Ma la bimba scompare, mentre Maria muore.
Sono passati venticinque anni. Il Fiesco ha allevato una trovatella, figlia di Simon Boccanegra. Ora si chiama Amelia Grimaldi. La giovane è amata da Gabriele Adorno, di famiglia patrizia. Boccanegra , ritrovata la figlia vorrebbe maritarla al suo fido Paolo, ma Amelia chiede a Gabriele di sposarla subito. Nel frattempo Adorno viene arrestato con l’accusa di avere ucciso un pretendente di Amelia che cercava di rapirla. La ragazza però incolpa Paolo. Una maledizione che cadrà sul vero colpevole.
Inganni e perfidie abitano il cuore di Gabriele che in n carcere è convinto da Paolo dell’esistenza di un legame impuro tra Boccanegra e Amelia. Uscito dalla prigione, egli cerca di uccidere il doge, il quale però riesce a spiegargli la verità. Paolo intanto, ha segretamente mescolato al vino di Simon Boccanegra un veleno a effetto lento. Intanto contro il doge si scatena una rivolta dei guelfi genovesi, ma Gabriele riesce a pacificare gli animi. Ormai Simon Boccanegra sta morendo. Il perfido Paolo viene condotto al patibolo e il doge, prima di spirare , benedice le nozze di Amelia con Gabriele.

Simon Boccanegra, il pirata divenuto doge cui Verdi ha regalato uno dei ruoli da baritono più belli e intensi si staglia come un mare in tempesta che spira il suo destino. Domingo è Simone: orgoglioso, austero, dolente e caratterizzato da un ottimo timbro vocale con accenti tenorili e da un bel registro centrale.
Accanto a lui un eccellente cast ad iniziare da Anja Harteros, una Amelia dalla voce sempre splendida. Grazie all’ottima tecnica riesce a raggiungere un’espressività misurata ma sempre toccante.
Fabio Sartori è un ottimo Gabriele Adorno dalla voce squillante e ben timbrata. Aura e carisma per un colore inconfondibile. Hanno Müller-Brachmann riesce a dare al personaggio di Paolo Albiani, vendicativo e protervo una notevole impronta personale, esplorandolo nei dettagli la tecnica espressiva.Kwangchul Youn è un’inappuntabile Fiesco che bene ha espresso la nobiltà del suo personaggio, quasi scalfito nel granito. Versatile e ben preparato Wilhelm Schwinghammer nel ruolo di Pietro.

La direzione di Daniel Barenboim è densa, materica, con pennellate inchiostrate e tumultuose come un mare in tempesta. Materia musicale che la Staatskapelle Berlin, l’Orchestra del Teatro, solida, compatta, impregnata di passione e verità verdiana distende in momenti più espressamente lirici come l’inizio del primo atto, mentre nell’ouverture i tempi sono serrati, poi il raccordo con le voci e la scansione si anima e si domina. Straordinario il “Staatsopernchor”, preparato con egregia competenza da Eberhard Friedrich.
Tradizionale la regia di Federico Tiezzi che delinea una vicenda che parla di clemenza e di pace ambientata nella Genova del ‘300. L’opera è stata concepita quasi come tre scatole a incastro: la storia privata di Simone, tormentata come un dramma, lo scontro politico tra patrizi e plebei, e la scatola della natura, delle stagioni della vita. Scene quindi come luoghi simbolici create da Maurizio Balò dove naufraga la speranza e dove il potere ricama i suoi intrighi. Una monumentalità ridimensionata sia per la sala del trono, sia nei blocchi grigi, determinanti nella loro cupa presenza e suggestivi grazie al progetto luci di A. J. Weissbard.

Applausi interminabili, quasi mezz’ora, consacrati da ovazioni, per questa coproduzione con la Scala di Milano, alle quali Domingo si è presentato sempre al proscenio alternandosi ai colleghi di palcoscenico e al direttore Barenboim. Placido Domingo interprete di classe e di cuore, Daniel Barenboim direttore dal gesto nobile, preciso intenso, all’unisono pulsano in un Simon Boccanegra che rilascia tutta la fascinazione verdiana.

      di Antonella Iozzo
©Riproduzione riservata

     (03.06.2012)

Immagine: Placido Domingo in Simon Boccanegra e Anja Harteros in Amelia Grimaldi, foto Monika Rittershaus. Costumi – Giovanna Buzzi.

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