Al Regio di Parma i Vespri

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 I Vespri Siciliani

sangue,  valori e ideali spezzati nel grido della rivoluzione

 

finale_2136_1 Parma – Al Festival verdi 2010, la storia, la tradizione, la grande musica sotto il segno verdiano. Quest’anno in cartellone tre opere liriche Il Trovatore, Attila e un attesissimo ritorno,  I Vespri Siciliani. Dopo la prima rappresentazione assoluta all’ Opéra di Parigi il 13 Giugno 1855, la prima italiana il 26 dicembre 1855 proprio al Regio di Parma col titolo “Giovanna de Guzman”.  Effetto della censura allora vigente in Italia che annullò l’accento patriottico dell’opera rinominandola e spostandone l’azione in Portogallo.

Oggi scevra di ogni condizionamento ritorna in scena a Parma per la regia di Pier Luigi Pizzi che ha curato anche le scene ed i costumi. A guidare l’orchestra del Regio, Massimo Zanetti, sul palcoscenico un cast di altissimo spessore qualitativo Leo Nucci/ Guido di Monforte, Fabio Armiliato /Arrigo, Daniela Dessì / la Duchessa Elena, Giacomo Prestia / Giovanni da Procida, Coro del Regio direttore Martino Faggiani

Opera interessante che ci rivela un Verdi proteso alla sperimentazione, soprattutto a livello di orchestrazione. Pagine di grande spessore a cominciare dall’ouverture che dispiega splendidamente alcuni dei temi più belli ripresi poi nel corso della vicenda.

barche_1849Il  libretto di Eugène Scribe e Charles Duveyrier ci conduce nel bel mezzo della  lotta tra siciliani e francesi, che culmina nella celebre rivolta dei Vespri a Palermo del 1282. In questo contesto di fervida passione per la Patria s’intreccia la vicenda amorosa di Elena, nobildonna patriota siciliana, e Arrigo simpatizzante per gli isolani che poi scopre essere figlio del governatore francese Monforte.

Dopo un fallito tentativo di congiura, tutto sembra risolversi in una generale pacificazione con il matrimonio tra i due giovani, ma il capo dei ribelli Giovanni da Procida solleva la folla e dà inizio all’eccidio dei francesi proprio quando << i sacri bronzi dato avran l’annunzio, il massacro incominci >>, momento decisivo e carico di forte tensione, durante il quale Guido di Monforte viene colpito a morte.

armilliato_dessi_1893_4ArmiliatoDessì: ed un denso entusiasmo dall’indiscutibile accento verdiano si anima lentamente coinvolgendo e trascinando il pubblico che si ritrova letteralmente immerso nella rappresentazione grazie ad una scelta  registica che rende la platea proscenio. Coro e prime parti, infatti utilizzano la platea, per entrate, recitativi, duetti, lievi sospiri del coro che acutizzano l’effetto acustico, il palcoscenico sembra dilatarsi e lo spettatore si ritrova quasi al centro dell’azione scenica.

Nella vastità del palcoscenico, dove invece la scenografia è essenziale, costituita di pochi elementi come le barche o la lucida fredda inferriata della prigione del quarto atto, tutto è affidato alla  voce, ai  gesti, alla presenza scenica per una interpretazione capace  di esprimere tutte le sfumature della partitura verdiana.

Nonostante i problemi di salute che hanno penalizzato alla prima Armiliato, e che non lo hanno del tutto abbandonato il tenore genovese ha saputo affrontare con determinazione, impeto e trasporto il ruolo di Arrigo, mirabili i duetti con Monforte nel primo e terzo atto. Nell’elegante fraseggio della  Dessì la qualità del suono e la pienezza della voce scivola con estrema perizia, intensità particolarmente toccante nella “cavatina” all’inizio del primo atto.

prigione_2041_6L’austerità dell’abito nero dei primi quattro atti, nel quale si muove con padronanza, sembra avvolgere  il suo timbro inconfondibile e corposo e la sua fisicità dinamica.  Completamente bianca nel lungo abito da sposa del quinto e ultimo atto, dispiega l’aria iniziale tormentata, trafitta,  persa nel proprio sogno d’amore, di Patria, di terra macchiata di sangue, di valori e ideali spezzati nel grido della rivoluzione.

Ottimo Leo Nucci, linea di canto omogenea, chiaroscuri abilmente eseguiti, toccante e fortemente intimo nei duetti. Effetto drammaturgico ben sostenuto anche da Giacomo Prestia emozionante il Coro del Teatro Regio, ben amalgamato e particolarmente preciso. L’orchestra è tersa, limpida, morbida, compatta, sostenuta da una buona fecondità tecnica ed il gesto preciso di Zanetti ne esalta l’espressività.

Sul finale il lancio di volantini tricolori, mentre volteggia con impeto la bandiera italiana in mano ad un rivoluzionario, tramuta lo spirito patriottico di cui è carica l’opera.  Passione, dolore struggimento nelle indubbie qualità vocali dei protagonisti  nella loro presenza scenica impregnata di drammaticità nell’ampia estensione dalle note, dalle  più gravi a quelle più acute  del coro, nei ritmi fomentati dall’orchestra, tutto il resto è poesia del vero in un realistico quadro di regia.

di Antonella Iozzo © Produzione riservata
                    (17/10/2010)

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 Foto di Roberto Ricci Teatro Regio di Parma

 

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