Impulsi Funk sul Jazz

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Impulsi Funk sul Jazz    

GB Orchestra

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Il gioco orchestrale non manca di toccare terreni esuberanti

 

 

G.B Orchestra: magnetismo e comunicazione in chiave jazz. A Povo del Grappa il concerto di presentazione, nuovi percorsi ritmici, nuovi sentieri creativi, nuovi orizzonti melodici sembrano essere l’interfaccia musicale di una formazione capace di rinascere dalle sue esperienze per percorrere un suggestivo viaggio nei territori del funk e delle colonne sonore più conosciute. Ibridazione jazzistica che traspare nelle linee di basso incalzanti e ripetitive di chitarra elettrica taglienti e sincopati, nutrite sezioni fiato e largo spazio ai brani strumentali e agli assoli, regalandoci una languida e virtuosistica espressione di emozionalità che non conosce confini.

Da N.Lane a Green, da J. Steinberg a J. Zawinul,e la  big band si rivela con dinamiche piuttosto convincenti, con una buona amalgama tra le varie sezioni, ed una soddisfacente tavolozza timbrica. Cuore, anima e spirito della formazione e Gastone Bortoloso non solo talentuoso solista, ma anche arrangiatore di molti brani eseguiti e compositore di due prime assolute, che con freschezza e audacia, ricostruisce  il mondo musicale attraverso la lente d’ingrandimento delle sensibilità e dell’apporto personale di ogni singolo musicista. Cambi di ritmo, accelerazioni,  rallentamenti sfiorano il funk e si tuffano in finali concitati nei quali s’intravede un sentimento non retorico interiormente vissuto.

In una sintesi di intuizioni, di frammenti strutturali e formali Bortoloso traccia la linea melodica e assolve il compito con diligenza senza spingere troppo l’acceleratore dell’improvvisazione, i suoi arrangiamenti, infatti, si mantengono sempre molto vicino al tema originale. Il gioco orchestrale non manca di toccare terreni esuberanti, diretti, colorati, ma ciò è parte integrante dell’universo espressivo di Bortoloso, che di fatto non scivola mai nel banale, anzi la costruzione risulta solida e sufficientemente articolata, con un’impronta ritmica palpabile.
Dopo i brani introduttivi di H. Mancini Peter Gunn e Pink Panter, entra in scena Bortoloso, impressionante la sua fisicità nello strumento, si fanno apprezzare Summertime di G. Gershwin e Joy Spring di C. Brown L’uno di approccio danzante, l’altro particolarmente ricco sul piano cromatico, e poi ancora Blues for Basie e Hybrid  dello stesso Bortoloso lirico pensiero in un viaggio tra la tradizione e il moderno, filtrato dal  prisma del jazz. 

Una formazione di tutto rispetto che ha i suoi i punti di forza nella fresca e poderosa energia del collettivo, nella ricchezza degli arrangiamenti, animati da un funk contagioso, e nella palpabile tensione emotiva. L’orchestra, infatti,  risponde in modo esemplare alle direttive di Bortoloso interpretando alla perfezione gli arrangiamenti che sembrano voler dar corpo alla voce degli strumenti, grazia anche ad una ricchezza di sfumature timbriche  e la raffinatezza armonica. L’ascolto sfibra bellissime sensazioni, quasi vibrazioni di sensibilità e assoli all’unisono nei quali il virtuosismo non è mai fine a se stesso, ma pulsa di abilità tecnica, di energia, di materia sonora, segni che diventano musica, suoni che rapiscono e ammaliano.

La frizzante eufonia della tromba di Bortoloso, dirige il tumultuoso magma sprigionato dagli altri ottoni, la reboante batteria rimanda a metriche incisive trasudanti respiri convulsi e precisi, il ritmo felpato  della chitarra e del basso,  scivolano come i colori sgocciolati di un’action painting  che lentamente   lascia un pallido ricordo, mentre la musica, con pennellate decise e tocchi risoluti, prende forma e invade l’ambiente.

Bortoloso è la  sua tromba, vive nel suo attimo musicale, nell’afflato di un sospiro articolato in vibratili fascinazioni,  una vera eruzione vulcanica che emette suoni profondi quanto squillanti, conferendo uno spessore musicale tale da far parlare il suo strumento.

di Antonella Iozzo©Riproduzione Riservata
                    ( 22.03.2011)

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