Sentimento malheriano al Verbier Festival

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Una sinfonia dalle dimensioni gigantesche e da forte pathos tra il suggestivo, naturale scenario delle Alpi svizzere.

di Antonella Iozzo

Orozco-Estrada-VFO-by-AlinePaleyVerbier (CH) – Serata Malher, al Verbier Festival con la Verbier Festival Orchestra diretta da Andrés Orozco-Estrada, mezzo-soprano Lilli Paasikivi, Ensemble vocal féminin Callirhoé, Choeur de dames La Romaine de Martigny, Membres de la Collegiate Chorale, Choeur Cantiamo de l’école de chant du Haut-Valais per la Sinfonia n.3 in Re minore.
Un concerto maestoso, intenso, importante che sviluppa tematiche impegnative, che ruota intorno all’esistenza. E l’esistenza tra il suggestivo, naturale scenario delle Alpi svizzere ridona forma alla Musica e alle sue emozioni ancor prima di entrare alla Salle des Combins.
Una sinfonia, la n.3,  dalle dimensioni gigantesche e da forte pathos, articolata in sei movimenti e composta in due grandi blocchi: il primo immenso movimento, al quale seguono senza soluzione di continuità i rimanenti cinque movimenti, i primi due strumentali, il terzo e il quarto vocali, l’ultimo, nuovamente strumentale nella forma di un lungo Adagio. Un poema musicale che abbraccia, in ordine progressivo, gli stadi della vita, dalla natura inanimata a quella vegetale, dagli animali all’uomo, fino agli angeli e all’amore di Dio. Intrecci profondi e vigorosi resi al massimo livello dalla Verbier Festival Orchestra e dal direttore Andrés Orozco-Estrada il suo gesto precisissimo, fulmineo, ritmico è fortemente coeso con l’orchestra che lo segue cavalcando l’onda d’urto portata da Malher.
Il primo movimento inizia con l’entusiastica entrata degli otto corni all’unisono, veramente mirabili; seguono le trombe, quasi voci stridenti e pungenti. Una scrittura musicale che porta il suono, al suo estremo soprattutto quanto gli ottoni ne squarciano la tensione con superbi glissandi. L’orchestra è sempre compatta, una massa sonora che procede seguendo ogni istante il gesto di Orozco-Estrada la cui direzione è sempre ispirata e accuratissima. La musica sembra materializzarsi quando entrano i flauti su cui spiccano oboe e violino soli, è una danza leggera e vorticosa. L’orchestra si dilata e restringe per poter comprendere la musica di caserma, il fumoso salon, la variopinta parata, il carillon e la banda. È come se entrassero in collisione trascinando l’ascoltatore nella loro frenetica esistenza, fino al rullo del tamburo militare.
Orozco-Estrada-Paasikivi-VFO-by-AlinePaleyAlla maestosità del primo tempo ne segue un secondo molto misurato, di scrittura cameristica che mette in risalto la precisione sia dell’orchestra che del direttore. È un voluttuoso canto della natura, sensibilissimo e brillante. Una tavolozza timbrica sulla quale si apre il terzo tempo, oboe, clarinetto e flauti, sul pizzicato degli archi, creano un intenso quanto leggero dialogo al quale segue un episodio fortemente ritmico. Le impressioni e le espressioni cambiano repentinamente, ad ogni istante sembra di scorgere una nuova inquietante e commovente sfumatura, mentre la direzione di Andrés Orozco-Estrada acquista sempre più sostanza, corpo, tensione, fino a quando Mahler accentua una cadenza.
Con il quarto movimento entra in scena il mezzosoprano Lilli Paasikivi, sopra una immobile quinta di contrabbassi e violoncel­li, il “Canto di mezzanotte” da Così parlò Zarathustra di Nietzsche. La finezza del suo respiro lirico tornisce sia il fraseggio che la scansione del ritmo drammatico. È uno scavo in profondità che ci conduce al dialogo fra l’uomo e gli angeli con il coro di ragazzi e il coro femminile, ritmato da campane rese favolose dalle sillabe “bim, bam” esplose dalle voci bianche.
È elegia sonora e con un crescendo emotivo di grande intensità, l’Adagio finale in forma di Rondò torna ad indossare la veste strumentale, ma non perde l’anelito al canto. Una serie di variazioni sovrastano questo tema carico di reminiscenze e di presagi. L’orchestra sembra domina la scrittura musicale, l’impeto cosmico del primo movimento qui ritorna e gli archi tesi ne sviscerano le intime palpitazioni mentre i legni e gli ottoni disegnano gli effetti drammatici. Una sinfonia dilatata intrisa di aspre incrinature drammatiche, alla quale il direttore dona se stesso con il corpo, con la mente, con l’anima è pura tensione musicale rivolta verso il sentimento malheriano, è carisma interpretativo che plasma, modella, solletica, vibra in ogni singola nota fin quando da questa inafferrabilità espressiva sentiamo nascere una speranza silenziosa, insieme tangibile e irraggiungibile.

di Antonella Iozzo ©Riproduzione Riservata
                 ( 02/08/2013)

Foto: ©AlinePaley

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