Alda Caiello

image_pdfimage_print


Alda Caiello
Il teatro musicale è fatto di musica

parole, ma anche di gesti che non sono ultimi

  
 

Caiello_AldaBolzano – Alda Caiello, fascino indiscreto, consapevolezza musicale, presenza scenica essenziale. Voce lirica tra le più apprezzate nel panorama della musica contemporanea, si muove con sorprendente agilità vocale sul palcoscenico e con travolgente simpatia a sipario abbassato. Ascoltarla in scena e fuori scena è come sorseggiare la bellezza autentica di uno spartito in un calice dalle rosse e intense atmosfere .

Alda Caiello e la musica. Al melodramma italiano il repertorio contemporaneo, una scelta controcorrente?
Già dai tempi degli studi in conservatorio il mio interesse andava un po’ controcorrente, ero attratta da un repertorio meno tradizionale. Mentre tutti i miei compagni di classe si cimentavano, come del resto anch’io, nelle opere e nelle arie, mi ritrovavo spesso in biblioteca a curiosare tra le partiture di Berg, mi interessavo alla Lulù.  Dopo il diploma è stato il Cantiere d’Arte Internazionale di Montepulciano a lanciarmi, all’epoca era diretto da Battistelli, ed inseriva  sempre in programma delle opere a carattere contemporaneo.  E’ nata così la mia storia artistica. 
 

La prima volta che ho ascoltato Alda Caiello è stato con le Folk Song di Luciano Berio. Cosa ricorda di Berio, cosa l’ha affascinata e cosa pensa che il maestro Berio amasse di Alda Caiello?
Verso il maestro Berio ho sempre avuto un infinito rispetto  e una sorta di timore per la grandezza del personaggio, per quello che rappresentava nell’ambito della composizione contemporanea. Il nostro incontro è stato particolare, suggestivo, fuori dai canoni classici: in seguito ad una mia esecuzione delle Folk Song a Rotterdam, scrissi una lettera al maestro facendolo partecipe di questa mia esperienza. S’incuriosì e chiese un’audizione,  non si trovavano pianisti e fu proprio lui ad accompagnarmi al pianoforte. All’epoca Presidente dell’Accademia Santa Cecilia. Un’esperienza emozionante,  quello che mi colpi era il suo spirito, la sua curiosità per tutti gli artisti  che lo circondavano,   per la musica, ovviamente,  e poi quella purezza, quella voglia di conoscere, di esplorare e il fatto che si entusiasmava come un bambino quando scopriva un nuovo talento.  Ricordo che man mano che andavamo avanti, oltre, nell’esecuzione lui era sempre più eccitato, forse per aver scoperto un artista che poteva dare anima alle sue composizioni.  Alla fine mi disse una cosa bellissima che mi porto dentro, mi disse: << Sono anni che sto cercando una sola voce per fare le Folk Song >>. Ecco cosa amava. Parole che non ho mai dimenticato.
Era una persona molo schietta e la sua schiettezza avrebbe potuto, a volte, anche dare fastidio agli artisti un po’ sensibili che rimanevano infastiditi da alcuni suoi commenti. Ma era semplicemente un modo diretto e chiaro  di dire determinate cose e far in modo che l’artista reagisse di conseguenza. Con me è stato sempre molto diretto, senza mezzi termini. 
 

Questa sera l’abbiamo ascoltata al Comunale di Bolzano, in Alex Brücke Langer” teatro musicale. Come lo si potrebbe definire questo genere?  Possiamo dire che la musica  acquista materia tramite le parole?
Bella domanda! Si  il teatro musicale è fatto di musica, parole, ma anche di gesti che non sono ultimi, rispetto al resto. Lo si è dimostrato in questa messa in scena,  il gesto ha aggiunto un qualcosa a quello che già conoscevamo, ha letto in profondità un testo privo di parole, pur essendo un’opera nel suo insieme  minimalista.
Oggi un cantante deve essere attore, deve sapersi muovere sul palcoscenico, deve saper essere armonico con se stesso, deve conoscere il proprio corpo e saperlo gestire perché, soprattutto nel teatro musicale, il movimento è essenziale. 
 

Teatro musicale per parlare di  politica. C’è dissonanza tra musica e politica?
No, penso che la composizione di opere contemporanee corre anche su questa filo, vale a dire portare avanti un pensiero importante come quello di Langer.  Un pensiero, in questo caso, rivolto alla necessità di comunicare con altri popoli usare  altri linguaggi, in fondo la musica è questo.  Penso che dovrebbero esserci più compositori “impegnati” verso questo tipo di messaggio socio-culturale e politico. 
 

E’ vero che la musica contemporanea è fredda, algida celebrare?
Sicuramente non ha la fruibilità che ha la musica tradizionale, purtroppo, ancora oggi non vi è una preparazione adeguata. Il nostro passato, il nostro trascorso ha avuto la sua  attualità e probabilmente avrà avuto gli stessi problemi, ma mentre il melodramma oramai si è consolidato, la musica del Novecento  fa fatica perché non c’è un interesse da parte di chi fa le riforme, di chi gestisce i programmi. Manca una reale e consapevole capacità di educare all’ascolto e quindi d’abituare a questo linguaggio il pubblico. L’educazione ha bisogno di un suo percorso, senza sentieri, senza cammino lo sviluppo intellettuale ed emotivo si arena e lentamente si arresta. 
 

Come si avvicina alla lettura di un nuovo spartito?
Intanto credo sia necessaria una brevissima premessa: lo studio del pianoforte per un’artista vocale è importantissimo. Il diploma in pianoforte  mi ha dato la possibilità di avere, musicalmente, una preparazione molto più profonda perché, leggendo lo spartito al pianoforte,  si ha la possibilità di entrare nella sua natura . Come prima cosa, però, cerco di avere un  approccio globale con la composizione, cerco di capire la struttura armonica, poi studio la mia parte fissando bene gli intervalli, i passaggi, tenendo presente le altri  parti vocali, se ci sono.
Quello che è importante nella musica del Novecento, proprio perché non c’è un approccio troppo immediato con l’armonia, è avere sempre chiare le linee melodiche vocali degli  altri cantanti, soprattutto se ci sono dei duetti, e in questo caso mi trovo a studiare il doppio. 
 

Lo scorso anno ho avuto il piacere di  ascoltarla  nell’opera  di Solbiati  “Il carro e i canti” presso il Teatro Lirico di Trieste. Com’è stato il rapporto con  Solbiati?
Il maestro Solbiati è una bella persona, umanamente parlando, ed  è un grande artista. L’approccio è stato semplice per questo suo modo di trasmettere molto essenziale e garbato. Musicalmente conoscevo Solbiati ed essere tra i protagonisti della sua prima opera è stata una bella esperienza, che credo si ripeterà nel 2011 a Torino, dove è in programma un suo secondo lavoro.

 Per la sua vita cos’è la musica?
La vita !
 
Alda Caiello in tre aggettivi
Semplice, amante della vita, essenziale .

 

di Antonella Iozzo © Produzione riservata
    
( 03 marzo 2010)

Articolo correlato: Intervista ad Alessandro Solbiati – Da Sobiati a Berio 

Articoli della stessa sezione

Bluarte è su https://www.facebook.com/bluarte.rivista e su Twitter: @Bluarte1