Laura Escalada Piazzolla

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 Laura Escalada Piazzolla

 Maria rappresenta la città, le sue origini, la sofferenza, la musica, il ritmo di
Buenos Aires

  

Laura_EscaladaPiazzola220208Il tango è una passione che si balla, un lucido delirio della mente, avvinghia il cuor e sincronizza le gambe in una sequenza di passi che dipinge il movimento delle pulsioni interiori più intime e nascoste dell’esistenza. Entriamo nel mondo del tango e della sua terra, l’Argentina con una protagonista d’eccezione Laura Escalada Piazzolla, moglie di Astor Maria Piazzolla, in Italia per presentare con una tournee che tocca ben 20 città, l’opera tango “Maria de Buenos Aires”.
E’ la prima volta che ripropone “Maria de Buenos Aires” dopo la prima esecuzione, avvenuta nel maggio 1968 al Planet  Theatre  di  Buenos Aires, e cosa significa per Lei?
Lo riproposta per la prima volta nel 2003, sebbene vi sono state altre esecuzioni che io ho autorizzato. Ma per me era ed è importante riproporla alla maniera di Astor.

Quindi vuole riportare in scena il suo pensiero?
Si, per restituirle la sua purezza. Vidi la prima rappresentazione nel 1968, sul palcoscenico vi era solo Piazzola che dirigeva i musicisti nella buca dell’orchestra. Horacio Ferrer, un po’ misterioso, recitava rimanendo nascosto. E nel 2003 mi sono detta perché non fare la “Maria”come è stata pensata, e amata da Piazzolla. La “Maria “ è un oratorio e quindi esige una forma semiscenica, ho cercato di creare il giusto equilibrio dinamico, evitando una regia statica.

Perché chiama “Maria de Buenos Aires” tango – operita?
Non era ambizione di Astor fare l’opera, era molto modesto, non pensava alla grande opera lirica, ma a qualcosa di più intimo ad un opera da camera per questo la chiamo operita. Operita è un genere minore.

Cosa rappresenta “Maria de Buenos Aires”?
Maria rappresenta la città, le sue origini, la sofferenza, la musica, il ritmo di Buenos Aires. La musica argentina è molto energica, ha molta forza, vigore ma è anche molto malinconica. Un pathos comunicativo struggente e vitale, il tango è la sua massima espressione e anche la più completa.

Come ha reagito il pubblico?
Benissimo, abbiamo avuto un successo strepitoso, soprattutto a Buenos Aires. Io avevo molta paura perché il pubblico argentino è un pubblico molto esigente soprattutto se le cose sono fatte da una donna. Ma devo dire che in questo caso la risposta del pubblico è stata straordinaria, ha condiviso con me e con tutti i musicisti il senso dello spettacolo. Io chiedo sempre al pubblico il massimo silenzio e di applaudire solo alla fine per non stravolgere l’atmosfera che si crea. Con mia sorpresa vi è stato un silenzio tanto infernale da sentirsi perfino nel CD registrato dal vivo, solo musica pura. Si, è stato un grande successo a partire dal 2003.

Anche Milva ripropose questo lavoro in un allestimento teatrale diretto da Filippo Crivelli, ed è stata anche in Argentina. Com’è stato il suo tango?
Riuscì a trasmettere l’odore del tango come lo trasmettiamo noi in questa versione, dove siamo tutti argentini. Quando Milva venne in Argentina è stata diretta da Astor, due grandi professionisti, due grandi temperamenti, due personalità carismatiche, hanno letteralmente conquistato tutti. Milva è una grande artista, molto rigida e precisa in tutto quello che fa.

Parolieri e cantanti hanno scritto e cantato testi che rispecchiano le lacerazioni più profonde del popolo argentino, un po’ come succede nel blues. Ma i tangheros amano muoversi in silenzio sulle note musicali senza parlare, l’estasi che vivono è priva di testo. Come vede il rapporto testo – danza – tango ?
Il testo del tango è nel tango,   la poesia, la profondità della poesia del tango è veramente magica. I ballerini seguono la coreografia che sa creare il testo. Il tango parla d’amore, di tempo, di nostalgia, di tormenti e gli scrittori danno voce alle sensazioni creando pensieri che si ballano. E’ una danza particolare, musica, ballo e testo s’integrano perfettamente, la parte costituita dalle parole scivola nei passi come nelle note con estrema naturalezza

Astor, ha vissuto il tango o si è lasciato vivere, sedurre dal tango ?
Astor ha vissuto il tango perché Astor è il tango stesso. Il tango lo senti addosso, è una seconda pelle, lo respiri nell’aria, è la tua stessa aria. La musica per Astor parlava di tango e il tango viveva nella musica. La personalità di Astor, la sua rivoluzione musicale, il suo amore per il popolo argentino hanno lasciato il proprio peso, la propria forza, nel sangue del tango, sull’orchestre e su ogni singolo musicista.

Ma per Laura Escalada Piazzola cos’è il tango?
E’ il mio paese, la mia città, Buenos Aires. Il tango è, appartiene a Buenos Aires,  non proviene dalla campagna, da dove si distingue per la musica folk, bellissima dall’altra parte, ma soltanto la città di Buenos Aires, la mia città , si può identificare con il tango. Il tango è affascinante in tutti sensi, non solo per ballare. Inizialmente è stata un’invenzione maschile che non aveva una coreografia, penso che ognuno possa ballare il tango alla propria maniera. E’ l’unica danza dove l’uomo conduce la donna. E’ molto bello perchè non è come il bolero. Il Bolero è un incontro tra due persone. Il tango è un qualcosa che si vive, che cambia il rapporto con il partner perché mentre danzi senti il ritmo, il richiamo intimo del tango, la musica entrare nelle vene.

Lei è nata Buenos Aires ?
Io sono portena,  sono nata vicino al fiume La Plata. Mio marito Astor , invece,  è nato di fronte al mare , mar de La Plata, ha avuto un’infanzia molto movimentata, da bambino si è trasferito negli Stati Uniti, ma l’amore per la città, per il tango, per il suo paese c’ è sempre stato.

Il tango, soprattutto, a Parigi, fino alla sua piena affermazione negli anni ’10, era bandito dai salotti buoni della società, oggi quanto scava dentro di noi il tango e quanta tango c’è in noi?
Quando il tango arriva a Parigi, si ballava di nascosto. Da allora il percorso del tango ha subito profondi cambiamenti a cominciare dalla prima orchestra argentina arrivata a Parigi, fino all’arrivo di Astor Piazzola, che vuole dare una nuova versione del tango, una versione per l’avvenire per i giovani. Il tango è una cultura, uno stile di vita. Come dicevo prima, ognuno di noi può ballare il tango alla sua maniera perché ognuno di noi è diverso dentro, il tango delle emozioni che hai in te è una danza che vive intorno a te.

Lei è stata sposata ad un grande musicista argentino, normalmente, per ogni musicista la musica coincide con la propria vita. La vostra vita d’insieme è stata un tango audace, appassionato e razionale?
È stata una vita molto appassionante, affascinante, sempre molto movimentata, con il ritmo tanghero, ed il cuore della milonga che è molto più forte, vivace, ma si balla come il tango. E’ stata una vita ricca, molto ricca e non tanto facile, perché vivere con un genio non è affatto banale; ma il fatto di essere entrambi musicisti ci ha aiutato ad intenderci meglio. Ho lasciato tutto per lui, e oggi lavoro per lui, ho fatto la fondazione per lui, in ogni cosa che faccio esiste il nostro amore, il nostro pensiero e non credo di poterlo fare in altra maniera. Sono sicura che vedendo tutto ciò, sorride. 

Ama la pittura?
Tantissimo, anche Astor amava molto la pittura. La luce dei quadri è qualcosa d’indescrivibile, mi affascina , un grande maestro mi ha detto “guarda tutti i grandi pittori, e troverai la maniera di mettere la luce nel teatro”.

Prossimi progetti ?
E’ una sorpresa, non posso rivelarlo, posso solo dire che è un grande progetto che realizzerò insieme al maestro Julian Vat, direttore musicale di “Maria de Buenos Aires”. Quello che posso preannunciare è il mio primo viaggio in Siberia in occasione di un corso per solisti strumentali, spero sia una bella esperienza.

 

 di Antonella Iozzo©Produzione riservata
                  (20/02/2008)

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