Festival dedicato alle favole

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MUTI: Il mio festival dedicato alle favole


In cartellone a Ravenna “Cenerentola” e “Pollicino”

 

 

 

 


CinderellaRavenna – Davvero, bisognerebbe rimanere bizantinamente incastonati a Rvenna. Tutto il periodo, dal 7 giugno al 9 luglio, e magari saltare da una darsena scovata come sede alternativa della Romagna << bella>>, sino alle bidonville dell’Africa, per godere di tutte le sorprese, d’un programma  sempre più scoppiettante e ben concertato, che caratterizza la XXII edizione del Ravenna Festival, svelato ieri, alla presenza di Cristina e Riccardo Muti.

Come sempre, un tema – chiave che si ramifica, intorno a cui tutti gli eventi si raccolgono  a grappolo, api laboriose che secernono un miele ricco d’aromi e spezie etniche. Questa volta il miele ha il sapore  delle fiabe, nelle compagini geografiche le più diverse. Favola, non solo nel senso di Grimm ( che pure è presente con Pollicino: le pietre alle spalle, come garanzia di rintracciare la trama perduta) o di Perrault ( con Cenerentola) ma nel senso proprio di griglia narrativa, di strutture primordiali. E che cosa di più primario della tragedia greca ( senza dimenticare il controcanto  orientale del Ramayana)? Le troiane di Eschilo,però, << ri-visionarizzate>> dalla coreografia di Micha van Hoechè, con un Ecuba –sorpresa: l’icona, dissepolta Linsday Kemp. E così si passerà dal Cantico dei Cantici ai Sette Pilastri della Saggezza di Laerence d’Arabia. Dalle arpe eoliche di Luigi Berardi ( trappole sonore in navate bizantine) a un racconto basale come L’Histoire du Soldat ( in versione romagnola, Ivano Marescotti voce recitante) al Rinascimento del Jeu Robin Marion.

E’ il nero la tinta lampeggiante di quest’edizione virata in senso tribale, africana. Al punto di trasformare l’altra fiaba, classico-moderna e goethiana, del Flauto Magico  in un Impeme Yomglingo sudafricano, flauto poco flautato tutto marimbe e percussione. Invece del solito carillon incantato di Pappageno, il Singspiel si fa tam tam e porta lo choc di Mozart in una periferia impestata di Cape Town: riservendocela, incandescente, a Ravenna.

E sarà choccante, ma elettrizzante, vedere la prodigiosa troupe di paraplegici volteggiare vorticosamente sulle loro carrozzine. Ma è anche il senso profondo di questo nuovo Viaggio dell’Amicizia, << non più in paesi vicini alla nostra cultura>> spiega Muti, ma per la prima volta nell’Africa subsgariana. Far ascoltare Verdi o Cherubini, Mozart o Bellini, in una favella africana, di cui non si conoscono i contorni e l’abisso. Non un gesto estetizzante, colonialista. La richiesta proviene dallo stesso paese africano prescelto, il Kenya, attraverso la voce, incistata nei drammi, della dottoressa piacentina Francesca Lipeti e dal Padre comboniano Zizito. Come un grido di aiuto, non solo economico: perché avvenga questo miracolo inatteso di trasmissione di febbre culturale, proprio mentre l’Italia si permette il lusso di disattendere la cura di questi anticorpi, così decisivi. Curiosissimo di questa << avventura profonda, sensibile al misero destino di bambino, che canteranno Verdi con noi>> si dice Muti, che sarà affiancato a Ravenna ai pochi direttori davvero interessanti del momento: da Esa- Pekka Salonen a Nagano, da Mehta ad Abbado, si, a sfidare le stupide dicerie antagonistiche.

A proposito poi del gioco di strutture  narrative, l’interessantissimo ritrovato I due Figaro di Marcadante, su libretto del geniale Felice Romani. Shakerando il Barbiere di Siviglia e le Nozze di Figaro, travestendo Cherudino da Figaro, così da trovarsene due in scena. << Muti  fa piacere chiudere quest’omaggio alla scuola napoletana, con una vera sorpresa di Mercadante, che apre verso il nuovo di Bellini, Donizetti, Verdi, e che però siamo abituati a pensare come un maestro severo e austero. Ed invece che brio, che leggerezza, ed anche che promettente apertura al romanticismo! >>.

 

 

di Marco Vallora

 ( 23,01,2011)

Fonte. La Stampa 

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