Alessandro Scorsone, gentleman del vino

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Alessandro Scorsone, per esser dei bravi comunicatori, bisogna mettere in campo cuore e passione, solo così si può aspirare alla condivisione di un calice senza far sentire nessuno estraneo. Il vino, se bevuto nel modo giusto regala anche l’opportunità di diffondere la gioia dell’analisi sensoriale.
di Antonella Iozzo

Alessandro-Scorsone.someliereAlessandro Scorsone, sommelier, maestro cerimoniere della Presidenza del Consiglio dei Ministri, giornalista, consulente, personaggio televisivo. Ascolta il vino e ne racconta l’anima attraverso parole capaci di cesellare il territorio, la storia, la filosofia dei produttori. Tecnica e sensibilità, intelligenza e classe delineano le curve della sua professionalità, diplomazia, stile, fascinazione comunicativa, dipingono la sua personalità di gentleman al servizio del vino, inteso come una pulsazione vitale che vibra e rilascia cultura e magia.
È il vino che ha scelto Alessandro Scorsone o viceversa?
L’incontro con il vino è stato una folgorazione, l’ho inseguito come un sogno ed un giorno si è magicamente materializzato.
Devo tutto ad un giovane e promettente Produttore di Franciacorta, Emanuele Rabotti dell’Azienda Monterossa, mentre raccontava il suo Cabochon presso l’Enoteca della Famiglia Trimani a Roma, rimasi colpito dalla poesia che il vino serbava in sé. È dunque il Franciacorta il vino che mi ha fatto innamorare del vino, cui seguirono successivamente il Lugana Riserva Sergio Zenato e lo Schioppettino di Ronchi di Cialla.

Ci potrebbe introdurre sul proscenio dell’universo vino?
Il vino è passato attraverso momenti diversi, in alcuni casi ebbe e subì l’effetto modaiolo ma non bisogna mai dimenticare che proprio per una disgrazia, il metanolo, ci fu una rinascita importante che alzò l’asticella di attenzione nonché la ricerca di una qualità fino ad allora sconosciuta.

In realtà il vino va vissuto come elemento di interiorità, non possiamo pensarlo estraneo a Noi, fa parte della nostra storia, cultura e tradizione e va apprezzato per questo.

Oggi è sempre più difficile diffondere positività sul vino, molti dei legislatori hanno inteso criminalizzarlo, mettendo a nudo la loro ignoranza, danneggiandolo con politiche restrittive con bieche scusanti, investendolo di colpe che non aveva e che alla fine hanno fatto solo del male a persone serie che lavoravano la vigna con grande passione.

Il vino, se bevuto nel modo giusto non può far male e regala anche l’opportunità di diffondere la gioia dell’analisi sensoriale.

La parte bella di questo mondo sono i produttori ed è grazie al loro senso di Ospitalità che si sta sempre più allargando il numero di wine lovers, di persone che studiando la geografia dei territori attraverso le vigne, conoscono luoghi e storie che forse non sarebbero mai stati visitati o scoperti, se non grazie ad un elemento aggregante come il vino.

Le doti indispensabili per raccontare un vino, le qualità necessarie per carpirne l’essenza?
Le doti necessarie per raccontare un vino sono legate alla semplicità della terminologia. Non si può accedere alla conoscenza solo con un linguaggio tecnico che spaventa le persone al primo approccio con il bicchiere, dobbiamo volare bassi utilizzando un lessico che sia piacevole per gli eruditi e comprensibile per i neofiti.

Per esser dunque dei bravi comunicatori, bisogna mettere in campo cuore e passione, solo così si può aspirare alla condivisione di un calice senza far sentire nessuno estraneo.

Lei, fra l’altro, è maestro cerimoniere della Presidenza del Consiglio dei Ministri e responsabile dei ricevimenti a Palazzo Chigi. L’importanza di un Arte che sfuma tra convivialità e diplomazia…
Ho la fortuna di occuparmi dei ricevimenti per il Presidente e grazie alla Sua sensibilità, il vino è divenuto un elemento dominante del convivio. I Nostri vini sono degustati con grande ammirazione nel mondo, sono opere d’arte e come tali vanno raccontate ed interpretate.

Il Nostro Presidente ne ha fatto addirittura un orgoglioso sistema di dono per gli Ospiti in visita. Direi che miglior Ambasciatore, il mondo del vino non potrebbe avere.

Pensate che le immagini della cassetta di vino donata a Sua Santità Papa Francesco, contenente alcune bottiglie di Vin Santo, ha fatto il giro del mondo con una grandissima eco fra tutti i media.

Sommelier e maestro cerimoniere, doti richieste e similitudini
Sicuramente le similitudini sono legate allo stile e alla professionalità. Bisogna sempre essere discreti, saper attendere il momento giusto e soprattutto ricordare che, in entrambi i casi, si sta mettendo in mostra la parte più nobile: “Il Servizio”… esercizio che in Italia, spesso è messo in secondo piano.

Con stupore e dispiacere, vedo molti giovani andare a Londra a fare i camerieri o i baristi, apparentemente con la scusa della lingua mentre in Italia non vogliono farlo. Sarà solo timidezza o vergogna? Si tratta in realtà di due nobili professioni che se usate in maniera adeguata, possono dare grandi soddisfazioni, non solo economiche.

E’ anche un noto personaggio televisivo. Tv e realtà, paso doble attraverso un calice di vino
La televisione è stata davvero un grande trampolino di lancio. Antonella Clerici ha sicuramente il merito di avermi inventato come partner in video e per questo Le sarò sempre grato.

L’importante per quanto mi riguarda è non aver mai perso di vista chi ero e da dove venivo, ho continuato solo e sempre ad essere me stesso, in ogni circostanza ed oggi, anche a distanza di tempo, sono sempre visto come il Sommelier della Clerici…segno evidente che la semplicità paga sempre.

 Il vino italiano dal suo punto di vista 
Il vino Italiano è un fenomeno di culto nel mondo, ovunque mi trovi nel mondo, al solo sentire che sei Italiano, pensano al vino, al cibo, alla storia, all’arte e alla cultura…. io aggiungo l’Eleganza, lo stile e il clima….potevamo essere il più importante pese del mondo…peccato non aver saputo sfruttare tale patrimonio… Il Vino rimane però un grande Ambasciatore del nostro straordinario paese.

Expo 2015, export, emotion in wine. È tempo di crederci?
Expo 2015 sarà una grande occasione per fare un in coming di qualità…sarà però una vetrina, non si venderà nulla…ma servirà a far scoprire tante splendide realtà del nostro bellissimo paesaggio Italia…dovrà solo essere interpretato nel giusto modo.

Si parla tanto di abbinamenti giusti, perfetti, che si esaltano a vicenda. Ma quali sono le regole principali da seguire?
Troppo difficili e cerebrali…se dicessi contrapposizione e concordanza direi tutto e non direi nulla… Lasciamo gli abbinamenti giusti ai tecnici e godiamoci sanamente il cibo e il vino, rispettando i cuochi ed i vignaioli che ci donano gli strumenti per il divertimento… Se poi, qualcuno desiderasse avere l’abbinamento perfetto…allora ci sarà da studiare l’analisi organolettica…ed in quel caso, potreste o dovreste aggiungere la parte poetica.

Rossi, bianchi e bollicine, tre volti di una sinfonia organolettica. È solo una questione di gusto?
Non è solo questione di gusto…è questione di desiderio di appagare il proprio palato…ci sono persone che bevono sempre e solo le stesse cose…ahimè…che noia…è la curiosità che spinge a ricercare la propria beva, il proprio vino, il nostro palato dell’Emozione…senza dimenticare che, nella combinazione degli insiemi, la parte da leone la fa l’abbinamento affettivo…ovvero, chi darà quel tocco in più per rendere indimenticabile quel vino… ovvero la nostra compagnia in quella serata…

L’equilibrio di un vino come si comunica? E l’armonia di un uomo?
Difficili da spiegare senza usare termini tecnici… Vi darò la mia spiegazione e il concetto che mi accompagna negli assaggi. Io desidero provare vibrazioni…il vino non disseta, per quello c’è già l’acqua che svolge alla perfezione il suo lavoro…il lavoro dell’uomo che riesce a tramutare il frutto della vigna in una bevuta magistrale in un calice, non può soffermarsi alla ricerca dell’equilibrio o dell’armonia…spesso cerchiamo follia nel nostro calice e ancor più spesso siamo accontentati….

Se le chiedo un consiglio su un vino per amare, un vino per conversare e un vino per meditare?
Un vino per amare è sicuramente una Bollicina…rende tutto più brioso, euforizzante e spesso fa passare prima quel senso di ansia magari al primo incontro…
Dalla Franciacorta al Trento Doc, dal Prosecco Docg Superiore Valdobbiadene e Conegliano, passando per l’Oltrepò Pavese per poi raggiungere le Langhe fino al Cortese di Gavi…per poi stupirsi con tante bellissime realtà territoriali legate alla spumantizzazione, ecco, sono anche queste meravigliose realtà di un’Italia sempre pronta ad offrire spunti per innamorarsi….
Per conversare e meditare, non posso non tornare ad alcuni Amori…il Sangiovese, specie nelle sue declinazioni, Chianti Classico, Rufina e Colli della Toscana, il Lugana, il Soave, i vini Vulcanici, la Valpolicella.

Alessandro Scorsone, sintesi e antitesi di un sommelier che sa… degustare la vita
Potrei dire delle banalità, come è mia consuetudine ma la vita va goduta…per questo ci viene donata e se il vino riesce in questo intento, sia santificato e benedetto…per il resto, ricordiamoci che il vino è un prodotto della terra ed esige un linguaggio semplice e comprensibile…non dimenticando mai che, in ogni caso, il vino deve esser bevuto unicamente con il cuore…ed è l’augurio che faccio sempre…
Buon calice a tutti con il brindisi che facciamo sempre all’Enoteca di Cormons…calici uniti…che sprigionano insieme verso l’alto, energia positiva… Anche questa è la magia del vino…

di Antonella Iozzo ©Riproduzione riservata
                  (13/02/2015)

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