Trentino & Wine, lo storytelling nel calice, l’evoluzione nel format

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Trentino & Wine un realtà da degustare sorso dopo sorso, ad ogni calice sfumature diverse, quasi impressioni paesaggistiche disegnate dal gesto del produttore. È il vino che racconta il suo vissuto e la sua identità, ascoltarlo è riscoprire il Trentino.

di Antonella Iozzo

Trento – Un territorio si può raccontare attraverso un calice di vino? Si, il vino è il miglior storytelling di un luogo, non solo per promuovere, diffondere e valorizzare la propria cultura vitivinicola ma per fa nascere in ciascuno di noi quella passione necessaria a divenire noi stessi Ambassador del terrirono nel calice. Solo così la storia può evolversi in testimonianza del presente innovando ed interagendo con il linguaggio contemporaneo, nasce Trentino & Wine: Il Vino e il suo Territorio, il nuovo format dell’ormai storica “Mostra provinciale del vino”, la cui prima edizione risale al 1925.

Trentino & Wine è andato in scena dal 16 al 20 maggio a Trento. Location clou dell’evento Palazzo Roccabruna, sede dell’Enoteca provinciale del Trentino, con 147 etichette in rappresentanza di 43 cantine e 18 distillerie in degustazione, come corollario un insieme d’iniziative che hanno coinvolto palazzi storici cittadini e numerose cantine. Arte, storia, gastronomia, coesione sociale, solidarietà, sostenibilità, i vari volti del vino si mostrano al pubblico in un percorso coinvolgente che ne evidenzia l’identità distintiva del territorio.

Ognuno di noi diventa autore di un reportage sulla morfologia del paesaggio che abbraccia la città di Trento con il suo alternarsi di colline e declivi armonicamente orchestrati in splendidi vigneti.  Un mosaico di fattori geografici, geologici e climatici che caratterizzano un aria conferendogli caratteristiche uniche, le stesse che ritroviamo nei vini, trait d’union il gesto del produttore e la sua filosofia sempre rispettosa del territorio. Etica premiata con la Certificazione di Qualità Sostenibile S.Q.N.P.I. (Sistema di Qualità Nazionale Produzione Integrata) dell’uva trentina raccolta nella vendemmia 2018, riconoscimento ottenuto grazie alla collaborazione fra il Consorzio Vini del Trentino e 27 cantine.

E se le passeggiate fra bellezza paesaggistica, storia e conviviale in cantina hanno intessuto uno sviluppo del linguaggio integrato fra luoghi, produttori e consumatori, la degustazione a Palazzo Roccabruna ha riportato nel calice, l’originalità, l’identità, la tipicità, la qualità per un rapporto di amorosi sensi fra palato, emozioni e wine sentiment.

Dalle bollicine di montagna Trentodoc, la prima denominazione italiana riservata esclusivamente al metodo classico che prevede l’uso di uve Chardonnay e/o Pinot bianco e/o Pinot nero e/o Meunier, ai bianchi fermi equilibrati, armonici, minerali. Dai rossi di carattere che esprimono il territorio con la voce del Teroldego fino ai vitigni internazionali come il Pinot nero, è un susseguirsi di armonici contrasti in sinergia con la qualità.

Variazioni su tema che tratteggiano l’arte del fare il vino e la capacità di raggiungere il palato del consumatore sempre più esperto ed esigente. Conoscere i vini trentini è come conoscere un piccolo territorio dinamico ed evolutivo, dove le tradizioni incontrano la ricerca e la cultura territoriale valorizza le eccellenze come il vino per uno sviluppo strategico in sinergica con il marketing internazionale. Sono esperienze vere ed autentiche che percepiamo in ogni calice in perfetto equilibrio con le caratteristiche organolettiche.

Tra i vari banchi d’assaggio le bollicine attraggono come sempre, che sia Brut, Exra Brut, Cuvée è questione solo di gusto personale, la qualità è Trento DOC nelle declinazioni dei vari produttori da Abate Nero ad Altemasi, dalla Cantina Toblino alla Cavit per culminare con Ferrari F.lli Lunelli, un nome, una storia che s’intreccia con quello del territorio per divenire terroir lastricato di professionalità e dedizione.

Un credo di famiglia capace di progettualità e visione lungimirante rendono il Trentino habitat naturale per il mercato internazionale. E la Famiglia Lunelli ama affascinare i palati con vini particolarmente eleganti come lo Chardonnay Superiore DOC Villa Margon 2017, Tenuta Margon, Tenute Lunelli. Finezza e complessità di uno chardonnay quasi in purezza (85%) da vigne site ad un’altitudine di 400-500 metri slm, che circondano Villa Margon da cui prende il nome, sede di rappresentanza del Gruppo Lunelli. Delicata armonia che danza leggera e aggraziata rilasciando la fresca piacevolezza delle note agrumate.

Produttori con forte credo presentano i loro vini testimoni del tempo e della loro passione, un continuum generazionale che coinvolge molte realtà come Endrizzi con le espressività storiche con il Teroldego Gran Massetto 2015 e il Pinot Nero Golalupo Riserva 2015. Impossibile nominarli tutti, da ognuno è artefice di quella qualità che porta il nome di Vini del Trentino. Un concept portato al massimo livello dalla Fondazione Edmund Mach che svolge attività di ricerca scientifica, istruzione e formazione, sperimentazione, consulenza.  Nei suoi vini, il rispetto ambientale, l’amore per la ricerca, la vocazione all’innovazione partendo dal terroir culturale e sociale, innestando le proprie idee su valori e professionalità. È ciò che chiede il vino, una cultura e un’economia che si fonda sulle persone. Nei loro calici c’è tutto questo ad iniziare dalla raffinatezza del Pinot Bianco, proseguendo con l’acidità e la spiccata verve del Riesling e culminando nell’incrocio Manzoni, semplicemente l’espressione dell’armonia, dell’equilibrio nella fulgida eleganza di una persistenza che appaga e rilancia.

Il vino chiama la gastronomia e a Palazzo Roccabruna lo chef della Locanda Margon, Alfio Ghezzi, due stelle Michelin, ha deliziato gli ospiti con un menu incentrato sui prodotti del territorio, facilmente abbinabili ai vini in degustazione. Finger food come mini sculture colorate per un anticipazione gustativa che ci conduce verso la seduzione della trota salmonata con crema di mela verde e panna acida. Ricchezza e intensità mitigate dalla freschezza della mela verde, un gioco di consistenze e fragranze che sembra non finire mai. La tradizione gioca con le nuove tendenze e la polenta diventa chips croccante simile a un tacos con interno cremoso al formaggio Casolet, mentre la carne salada assume la forma e il taglio takaki per un brindisi ai dialoghi culturali. Tipicità che sdoppia la sua natura grazie alla versatilità del formaggio Vezzena che diventa prima croccante pralina poi, liquida complessità nella sua acqua al formaggio rigorosamente da bere.

Lo chef Ghezzi, guida la sua giovane brigata e mano ai fornelli, detta il ritmo con maestria. Variazione dei classici spaghetti aglio, olio e peperoncino, naturalmente con i prodotti del territorio, pasta Felicetti e l’olio del Garda Dop 46° parallelo, ditalini al farro Felicetti con ragù di coniglio, fino a giungere ai secondi sui quali trionfa l’uovo con asparagi e spugnole, cottura perfetta con il tuorlo che si scioglie e avvolge con la sua cremosità le spugnole, poi la croccantezza dell’asparago bianco. Un piatto profondo e stratificato che gratifica ogni papilla gustativa.

Trentino & Wine insieme come tessuto dinamico e proiettato nel futuro rimanendo fedeli alle proprie origini ecco perché nasce dalla collaborazione istituzionale, guidata dal Consorzio Vini del Trentino che coinvolge, oltre ai produttori, il Comune di Trento, la Camera di Commercio di Trento, la Provincia autonoma di Trento, l’Apt di Trento, Monte Bondone, Valle dei Laghi, Trentino Marketing, la Strada del Vino e dei Sapori del Trentino, la Confraternita della Vite e del Vino, l’Istituto Trento Doc e l’Istituto Tutela Grappa del Trentino.

Trentino & Wine un realtà da degustare sorso dopo sorso, ad ogni calice sfumature diverse, quasi impressioni paesaggistiche disegnate dal gesto del produttore. È il vino che racconta il suo vissuto e la sua identità, ascoltarlo è riscoprire il Trentino e la sua gente.

http://www.palazzoroccabruna.it/

 

di Antonella Iozzo ©Riproduzione riservata
                  (22/05/2019)

 

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