La Fortezza di Civitella, storia all’ombra del Moltepulciano

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La Fortezza di Civitella del Tronto è tra le più imponenti opere di ingegneria militare realizzate in Italia, seconda in Europa dopo la Fortezza Hohensalzburg di Salisburgo, segnava il confine tra il   Regno di Napoli e lo Stato Pontificio. La storia riscoperta tra calici di buon vino d’Abruzzo.
di Antonella Iozzo

Fortezza-Civitella-del-Tronto-byLuongoCivitella del TrontoAnteprima Montepulciano D’ Abruzzo, vino come migliore espressione del territorio. Vigneti protesi verso le coste o adagiati sulle colline, gesti che cesellano la tradizione e storia che racconta luoghi unici come la Fortezza di Civitella del Tronto, pausa culturale tra una degustazione e un convegno, un viaggio nel tempo che rivela in modo inaspettato il carattere dell’Abruzzo, combattivo fiero, orgoglioso, quasi come un calice di Montepulciano deciso e robusto.
La Fortezza di Civitella del Tronto è una tra le più imponenti opere di ingegneria militare realizzate in Italia, seconda in Europa dopo la Fortezza Hohensalzburg di Salisburgo con la quale è gemellata.
Quasi 25.000 m2 di superficie complessiva ed una lunghezza di 500 metri, dall’alto di un crostone roccioso la sua posizione strategica, nei pressi del fiume Tronto, dominava la valle e segnava il confine tra il   Regno di Napoli e lo Stato Pontificio.
Le prime notizie certe della fortificazione risalgono al 1255, da allora varie vicissitudine disegnarono il suo profilo fino a divenire dominio borbonico. Fu teatro di numerosi assedi, ma il più importante è stato l’assedio del 1860-1861 conclusosi con la resa del 20 marzo 1861, ultima roccaforte borbonica ceduta ai Piemontesi.
Un colpo mortale che segno la sua decadenza. Il passo del nemico ne minò il cuore e ne lacerò la sua singolare ricchezza e bellezza con furti di ogni genere. Cimeli da esibire, opere, armi come trofeo di una’ennesima vittoria che oggi si trovano nel Museo di Storia di Torino.
Dal 1973 sino al 1985, grazie al patrocinio della Sovrintendenza e delle Belle Arti de L’Aquila, della Cassa del Mezzogiorno e dell’amministrazione comunale si operò un restauro conservativo che oggi ci consente di ammirare non solo la straordinaria struttura ma di leggere fra le righe il vissuto storico del luogo e della gente di Abruzzo.
Una guida molto preparata ci accompagna durante la visita. Già dall’ingresso percepiamo il fascino imponente che la fortezza scolpisce nella memoria, austera pietra bagnata di sangue e di un credo guerriero pronto alla lotta. Architettonicamente ben concepita si divide in due parti quella abitativa sul versante ovest, e quella difensiva, concentrata sul versante est della Fortezza più esposto agli attacchi, in quanto il colle è meno aspro naturalmente.
La prima piazza del Forte, detta del Cavaliere, era utilizzata per l’addestramento delle truppe, qui si trovava anche il monumento marmoreo dedicato al maggiore irlandese Matteo Wade, oggi è possibile ammirarlo nella piazza del paese. È una piazza leggermente inclinata per il convoglio delle acque piovane, tramite grate, nella cisterna sottostante. La Fortezza ne aveva ben quattro di cisterne che raccoglievano e filtravano, appunto l’acqua, grazie a strati di ghiaia e carbone.
Fortezza-di-Civitella-byLuongoSuperato il terzo camminamento si entra nella seconda piazza, Piazza d’Armi, utilizzata giornalmente per la cerimonia dell’alzabandiera. Terza ed ultima piazza, la Grande Piazza, che è posta sul punto più alto della Fortezza. In questa piazza sono presenti i due edifici più importanti del Forte: Il palazzo del Governatore, che rappresentava il comando della Fortezza e ospitava il Governatore e la sua famiglia e la Chiesa di San Giacomo.
Da qui la vista è strepitosa ci si rende effettivamente conto del perché era considerata posizione strategica, ma poi la nostra vista è rapita dal paesaggio, in fondo dietro alcune nuvole il Gran Sasso, qui dinanzi a noi le colline scoscese dei comuni vicini.
Il viale ci conduce nella parte abitativa comprendente la caserma vera e propria dove si può ammirare la cappella dedicata a Santa Barbara, protettrice degli artiglieri. È quasi un piccolo villaggio dove rivivere il passato con rievocazioni storiche che aprirebbero le menti alla storia e avvicinerebbero i cuori alla cultura dei propri luoghi , quelli poi da comunicare e promuovere.
Importante e significativo è il Museo delle Armi ospitato nei locali che costituivano gli alloggiamenti della guarnigione militare.
Il Museo si articola in quattro sale, la prima ospita una serie di armi risorgimentali e la riproduzione della Fortezza, antecedente all’assedio del 1861, realizzata dall’Architetto Roberto Farinelli, un bel colpo d’occhio che rievoca alla perfezione la sua imponenza. Nella successiva stanza, detta “Risorgimentale”, troviamo le armi appartenute all’esercito borbonico e a quello sabaudo, una sala che gli appassionati vivranno in modo fremente. La terza sala ospita un cippo confinario, una delle antiche colonne di travertino poste al confine tra il Regno delle Due Sicilie e lo Stato Pontificio. L’ultima stanza scrigno delle armi più antiche come le pistole a pietra focaia, alcuni schioppi a miccia (XV secolo) e alcuni fucili da Fortezza sempre a pietra focaia. Indirizzandoci verso l’uscita in un’ulteriore sala al piano terra troviamo una collezione di cannoni e obici, accompagnati da alcuni esemplari di palle di cannone e una riproduzione di un dipinto del Bossoli, sull’ultimo assedio del 1861.
Interessante visita che ci ha fatto rivivere il senso della storia, quella che non appare sui libri scolastici.
Prima di rientrare una sosta presso lo storico Ristorante & Hotel Zunica, dal 1880 indice di qualità, per un raffinato aperitivo. Atmosfera accogliente e rilassata, manicaretti che stuzzicano il palato e naturalmente ottimi vini rigorosamente d’Abruzzo.
Tra una chiacchiera e l’altra, le nostre papille gustative sono particolarmente affascinate dai prodotti tipici interpretati in modo sobrio e fedele alla tradizione ma con un tocco di originalità. Il personale è molto attento e il proprietario fa gli onori di casa con cordialità, introducendoci nelle due sale ristorante per una breve visita che rivela il sapore autentico del passato, e come se nella prima saletta, intima e riservata, fosse rimasto sospese sui muri, a corollario di un’eleganza d’altri tempi, mentre nella seconda riecheggia un classicismo stemperato di contemporaneità grazie ai quadri di Kostabi.
Al calar della sera, sorsi di cultura coniugati all’Anteprima Montepulciano d’Abruzzo elevano nei nostri pensieri proprio come un buon vino eleva l’anima e ridona armonia.

di Antonella Iozzo ©Riproduzione riservata
                  (07/03/2014)

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