Bertagnolli, accademica del canto

image_pdfimage_print

 
Bertagnolli: il canto sia prima di tutto un diritto civile fondamentale e il suo studio sia una possibilità meravigliosa per tutti, non solo per chi e’ destinato a cantare il melodramma.

di Monique Ciola  

Gemma-BertagnolliTrento – Tra le novità didattiche che offre il Conservatorio “Bonporti” di Trento troviamo da quest’anno anche il corso accademico di Canto Rinascimentale e Barocco, affidato ad una personalità artistica famosa come Gemma Bertagnolli. La voce bolzanina, che dai palcoscenici della regione è arrivata al successo internazionale, aveva già insegnato canto lirico al “Bonporti” negli anni ’90 ed ora ritorna a Trento per dedicarsi con passione a questo nuovo incarico.

Gemma Bertagnolli è docente alla Hochschule für Künste di Brema dove insegna Historische Gesang, «una dicitura che mi piace moltissimo – spiega la cantante – poiché indica un approccio di tipo storico alla pagina musicale che permetta di esprimere la personalità dell`interprete. Lo studio del canto non è un diritto esclusivo di chi abbia delle “mostruosità”, ovvero la voce enorme che il senso comune attribuisce a chi possa studiare la lirica: e’ un atto di civiltà destinato a tutte le persone».

Da Brema a Salisburgo, la prossima estate sarà per la terza volta al Mozarteum per i tenere un corso dal 17 al 23 luglio. La sua personale idea dell’insegnamento affonda le radici nel senso etico e civile di questa professione, come ci spiega in un’intervista rilasciata in occasione di una giornata di lezione al “Bonporti” (si ricorda che il termine per l’iscrizione al prossimo anno accademico scade il 17 maggio).

«Io sostengo che il canto sia prima di tutto un diritto civile fondamentale – spiega Gemma Bertagnolli – e il suo studio sia una possibilità meravigliosa per tutti, non solo per chi e’ destinato a cantare il melodramma. In questa direzione mi sento molto supportata dal Conservatorio di Trento. In questo primo anno sperimentale ho avuto la possibilità di lavorare anche con gli studenti iscritti al corso di Direzione di Coro. Questi allievi hanno fatto una parte del percorso vocale con me e si sono confrontati con questo repertorio che e’ meno noto ma sempre più popolare proprio per la bellezza e per la “normalità” della musica. Per me lavorare coi direttori di coro e’ importantissimo perché chi dirige i cori semina il canto in campi ampi. La cosa più bella che può fare un Conservatorio è aprirsi alla società civile, cioè entrare nel tessuto sociale della comunità in cui opera. Quindi non è prettamente una scuola di specializzazione chiusa ad un ristretto numero di “talentuosi”, ma deve formare chi creativamente diffonderà la musica. In tutti i posti dove insegno perseguo questo obbiettivo».
Perchè ha scelto il canto barocco nella sua vita artistica?
«Non e’ una scelta esclusiva – ho cantato anche opere i Verdi e di Richard Strauss. Ad un certo punto della mia vita la folgorazione: in questa musica c’e’ una continua ricerca della verità del sentimento, e’ musica che esprime gli affetti, si dice così… che sia dolore, speranza o amore, ogni brano indaga la verità eterna dei sentimenti umani. Anche una voce “normale” – a patto che esista: ciascuna voce e’ diversa e unica – può ad esempio attraverso una cantata da camera raccontare sensazioni profondissime. Questa produzione non era destinata neanche in origine esclusivamente al grande virtuoso, castrato o primadonna, ma è destinata all’esecuzione domestica, come più tardi sarà per il repertorio liederistico in Germania. Molta parte del repertorio barocco può essere considerata come le canzoni: bella musica con magnifici testi, che esprime amore e dolore… e non dimentichiamo che nel Settecento nelle corti di tutta Europa tutta la lingua della musica era l’italiano».
«C’è stato un momento preciso – prosegue Gemma Bertagnolli – in cui io ho capito che potevo cantare un po’ di meno e dare un senso diverso alla mia vita. Mi sono chiesta, difronte ad uno dei tanti, ahimè, atti di terribile inciviltà di cui leggiamo ogni giorno, cosa potessi fare. Allora ho pensato che se diamo una profondità civile al nostro operato riempiamo di senso l’esistenza. L’insegnamento non è quindi per me un atto edonistico, ma un atto civile e politico. Lo si legge sulle facce degli allievi che escono. Queste lezioni sono destinate a chi vuole aprirsi a repertori più ampi con i mezzi cognitivi più ampi possibili. Quello che io offro agli allievi del “Bonporti” non è un’estetica, un nome, ma un percorso etico. É stata presa in considerazione anche l’idea di strutturare le lezioni per il prossimo anno accademico in modo tale da renderle aperte al pubblico e quindi chiunque – allievo, strumentista o semplice appassionato – che avesse il piacere di sentire il repertorio barocco sarà invitato a venire in Consevatorio».

di Monique Ciola
(13.05.2013)
 Bluarte è su Facebooke su Twitter@Bluarte1

Bluarte è su https://www.facebook.com/bluarte.rivista e su Twitter: @Bluarte1