Orchestra Haydn. La Musica meet Teatro di Pergine

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L’Orchestra Haydn di Bolzano e Trento diretta dal maestro George Jackson. In scena la grande musica classica con la Sinfonia n. 88 Haydn e la Sinfonia n. 3 di Beethoven. La direzione è puntuale, gesti sicuri si librano nell’aria assecondando le intime palpitazioni del suono e l’orchestra lo segue con garbo e decisione. 

di Antonella Iozzo

Orchestra-Haydn-Teatro-PerginePergine Valsugana (TN) – Al Teatro Comunale di Pergine Valsugana scelte artistiche che riflettono i molteplici aspetti del nostro tempo. Battito del nostro presente che si articolano attraverso opere e artisti. Teatro, danza, musica come visioni e linguaggio capace di sviluppare il senso critico, di indurre a riflettere, di emozionare.

Lunedì scorso in scena la grande musica classica con l’Orchestra Haydn di Bolzano e Trento diretta dal maestro George Jackson, in programma la Sinfonia n. 88 in sol maggiore, Hob:I:88 di J. Haydn e la Sinfonia n. 3 in mi bemolle maggiore, op. 55 “Eroica” di L. van Beethoven.

Pulizia, leggerezza, precisione e piglio incisivo caratterizzano l’interpretazione di entrambi le Sinfonie, diverse e d’importanza ineguagliata nella cultura occidentale, fermano l’istante in una sera d’autunno nella calma cittadina di Pergine.

Il pubblico è attento e coglie la freschezza di idee e il gusto interpretativo del giovane direttore Jackson. La Sinfonia haydniana si apre con un Adagio dagli accordi solenni che richiama la sensibilità del compositore. Tra le pause che si alternano la melodia accennata dal fine respiro lirico dei violini, Ma è con l’Allegro che entra il tema principale, semplice e spensierato, sono sempre gli archi con brillantezza ad esporlo, seguita dall’intera orchestra espressiva ed eloquente con il controcanto degli archi gravi.

In contrasto con la vivacità del movimento precedente, segue il Largo, profondo velluto sonoro che traccia le linee di una lucida simmetria emozionale, introdotto dal suono felpato e cadenzato del violoncello subito seguito dagli oboi, quasi l’evocazione di un canto eseguito con grande pathos, accarezzata dalla tavolozza timbrica dell’orchestra in cui spicca il breve ma intenso assolo del flauto.

La direzione è puntuale, gesti sicuri si librano nell’aria assecondando le intime palpitazioni del suono e l’orchestra lo segue con garbo e decisione.

L’atmosfera con il Minuetto cambia radicalmente, violini, flauto e oboi presentano il tema con un tono da danza popolare. È un gioco di alternanze tra archi e fiati, tra forte e piano, tra maggiore e minore, dove all’attacco del Trio, la quinta di fagotti, corni e viole irrompono con matura enfasi sifonica fino all’Allegro con spirito finale. L’intera orchestra si lascia avvolgere in un giocoso turbinio che sfoca in un vivace vigoroso che sembrano accentuare il fascino assodato della melodia. Nessun eccesso ma semplicità espressiva, cura nei dettagli, limpidezza.

Il concerto prosegue con l’Eroica di Beethoven. La sinfonia sembra dispiegare nel procedere ed incedere la personalità di Beethoven, sono pagine che svelano l’indole beethoveniano, talento istinto e sentimento convivono, con vibrano e tessono il profondo dell’animo sulla superfice della partitura. La Sinfonia era nata dall’ammirazione del musicista per Napoleone, visto come difensore dell’ideale repubblicano ma, deluso dallo stesso quando si autoproclamò imperatore dei francesi, cambiò dedicatario, il principe Lobkowitz, scrivendo in testa alla partitura: “per festeggiare il sovvenire di un grand’uomo”.

La direzione è insieme eleganza ed energia, evocazione e carattere, l’orchestra esegue con slancio l’Allegro con brio. Lunghezza notevole per un’espansione formale che sembra costruire l’ossatura, dove il tessuto ritmico e l’architettura si dilatano all’infinito.

Il secondo movimento è una Marcia funebre. Enfasi, profondità, fiume sonoro in cinque sezioni che elevano il potenziale dell’orchestra. Temi solenni, resi fibre di tensione emotiva dagli archi gravi, si alternano a episodi fugati, dove i due fortissimo dell’intera orchestra, creano un forte impatto reso ancora più straniante dall’atmosfera rarefatta del tema principale capace di fendere la percezione dell’ascoltatore.

Lo Scherzo -Allegro vivace, è vorticoso, una continua pulsazione che investe i nostri sensi. I continui crescendo, gli archi, le percussioni, i legni, gli ottoni, ogni sezione dell’orchestra dona forma espressiva al suono. È come se lo spazio intorno a noi non avesse più confini, ed il teatro si trasformasse in risonanza sensitiva, di un divenire inafferrabile, dove ogni musicista non è altro che la cellula di un corpo unico: l’orchestra nel pensiero del compositore, nel gesto del direttore. È la magia della musica, è l’esecuzione dell’Orchestra Haydn di Bolzano e Trento e del direttore Jackson. È Beethoven.

Emozioni che ci conducono al Finale: Allegro molto, che si conclude con una coda impetuosa e travolgente. Ricchezza, inventiva e vitalità emergono prepotentemente da un’interpretazione che ha saputo rilasciare la sua sostanza evocativa con estrema duttilità e modernità.

Jackson e l’orchestra hanno lasciato fluire la musica in un respiro libero e flessibile, Beethoven lascia che sia, il pubblico, soddisfatto, lascia il teatro al silenzio della notte, eppure qualcosa continua a pulsare nei cuori.

 

di Antonella Iozzo ©Riproduzione riservata
                  (13/10/2015)

 

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