Dutoit al Ravenna Festival

image_pdfimage_print

 

 

 

Dutoit al Ravenna Festival

Nella profondità della partitura l’orchestra riesce a  cogliere l’irruenza di una forza primordiale

 

 

 

Dutoit_5RavennaLa Royal Philharmonic Orchestra diretta da Charles Dutoit conquista il pubblico del Ravenna Festival 2010 al Palazzo Mauro De Andrè.

Colore, atmosfera, e passione russa in programma con Shéhérazade Suite sinfonica op. 35 di Nikolaj Rimskij-Korsakov e L’oiseau de feu di Igor’ Stravinskij.

Tinte, contrasti e sfumature hanno contraddistinto il virtuosismo di questa orchestra. Ogni strumento, attraverso una tecnica precisa, ha esaltato al massimo la propria personalità timbrica, creando una tavolozza caleidoscopica che ha reso brillante l’interpretazione della suite sinfonica di Rimskij-Korsakov.

Nell’impasto omogeneo di tutti i suoni, ogni tocco di colore appariva lucido e smagliante, per poi fluire nella sensuale liquescenza  dei legni. Gli  effetti magici della favola de “Le mille e una notte” divengono immagini sonore  che generano stupore e fascinazione illusionistica. Il  fortissimo delle prime battute della suite, è un macigno sonora capace  di decrescere  lentamente, poi,  poco a poco si spoglia, fino a divenire un sensualissimo sussurro affidato al violino, sembra quasi di trascendere i confini della materia: è la voce di Shéhérazade.

Quattro episodi con soluzione di continuità dal tema dolce e tenero de “Il mare e il vascello di Sinbad”  al suono cupo del “Il racconto del principe Calender”, dalla tenera serenata del “Il giovane principe e la giovane principessa”  all’ultimo episodio diviso in due parti “La festa a Baghdad – Il naufragio della nave sulle rocce”, dove ritornano i temi iniziali coniugati con  analisi  razionale e delicatezza dei particolari, un pathos comunicativo che vince sul  sultano.

Dutoit, elegantemente, mirabilmente, professionalmente ha diretto la Royal Philharmonic Orchestra con un gesto che fluiva in folgoranti fasci di luce. Un dinamismo misurato capace di evidenziarne tutte le sfaccettature e il brillio.

La seconda parte è stata interamente dedicata a Igor’ Stravinskij  con uno sconvolgente L’oiseau de feu.

La potenza del suono sembrava colpire con schiaccianti masse d’urto: impressionanti le esplosioni degli ottoni, il furore ritmico del tamburello e dell’insieme percussivo ma anche, gli effetti diafani dei suoni armonici, i disegni del flauto, la duttilità dell’oboe. Ogni  crescendo viene eseguito con millimetrica gradualità, mentre una calibrata  gestualità da parte del Maestro evidenzia  la superba tecnica di questa musica per balletto.

Nella profondità della partitura l’orchestra riesce a  cogliere l’irruenza di una forza primordiale che con estrema naturalezza compare fin dalle prima battute dei bassi, un tappeto sonoro, un velluto che trasporta riti e danze sabbatiche, ossia la magia di una favola, la suggestione dei presagi, il bene che trionfa sul male per un lieto fine romantico e fiammeggiante nel trionfo percussivo finale.

Anche in questo capolavoro la Royal Philharmonic Orchestra ha dato prova di smalto, affiatamento, varietà di colori e sfumature.

Alla fine, il pubblico, foltissimo ed entusiasta, ha lungamente applaudito richiamando più volte il maestro  Charles Dutoit sul palcoscenico che visibilmente soddisfatto ha condiviso ringraziamenti ed applausi con le prime parti facendoli alzare singolarmente per un meritato riconoscimento.

 

di Antonella Iozzo © Produzione riservata
              (22/06/2010)

 

Articoli della stessa sezione

Bluarte è su https://www.facebook.com/bluarte.rivista e su Twitter: @Bluarte1